La Schiaccia e un pezzo di cuore in Maremma

Arrivai qui un pomeriggio assolato di vent’anni fa. Gironzolavo in auto in una delle estati più brevi della mia vita, schiacciata tra gli impegni di un nuovo lavoro e una nuova dimensione di vita. La meta avrebbe dovuto essere molto più su, a Cala Violina, ma una volta arrivata là scoprii che avrei dovuto prenotare almeno il parcheggio. Vent’anni fa internet era un’altra cosa.

Un po’ delusa girai la macchina verso sud, diretta a Castiglione della Pescaia. Dopo pranzo, con un caldo che annientava, mentre pensavo ai vecchi colleghi che avevo appena lasciato, mi assalì una sorta di pigra malinconia. In quel momento, mi ricordai di una collega che mi aveva raccontato diverse volte, davanti a un tristissimo petto di pollo al vapore nella mensa dell’ospedale dove entrambe lavoravamo allora, delle sue estati in Maremma.

Salii in macchina e cercai questo Eden formato famiglia, da cui avevo intenzione di chiamarla per dirle che ero là. La strada da Castiglione attraversa una pineta rigogliosa, punteggiata da camping e ciclisti, qualcuno in costume e qualcuno che pare attardato dall’ultimo Giro d’Italia. Tutto intorno il rumore delle cicale. Tante.

Dopo il bivio per Marina di Grosseto vidi un cartello, che mi diceva di svoltare a destra. Finalmente all’ombra della pineta, attraversai il lungo viale che negli anni ho imparato a conoscere e ad amare.
Arrivai che erano forse le due o le tre del pomeriggio. Non c’era nessuno in giro. La strada principale era quasi deserta, fatta eccezione per i pochi avventori di un bar all’angolo di una via, e qualche turista in bicicletta con i salviettoni nel cestino. Con il sole a picco, parcheggiai la macchina all’ombra in una via laterale, e iniziai a passeggiare sotto la pineta, a cercare un po’ di sollievo dal caldo.

Tutto era tranquillo, quasi irreale. Come se il tempo si fosse fermato. Sotto la pineta, invisibili al mio arrivo, scoprii tantissime casette, per la maggior parte villette, con un piccolo giardino davanti. Qualche condominio al massimo a due piani, con bellissimi balconi. Ma era la pineta la protagonista, con il suo caratteristico profumo, le fronde che si agitavano al (poco) vento di una assolata giornata di metà agosto, e qualche pigna in caduta libera da schivare.
Mi immaginai seduta sotto uno di quei meravigliosi patii a guardare trascorrere l’estate senza tv, senza rumori che non fossero le cicale e i miei pensieri. Pensai che sarebbe stato bello trascorrere un’estate così.

Sono diciassette anni quest’anno di queste estati in Maremma. Non riesco a pensare a nessuna vacanza più rilassante di questa. Di posti che conosco e che mi mancano. Quando a maggio inizio a sentire la stanchezza, mi assale la voglia di svoltare a destra e di immergermi nella (ormai anche mia) pineta.

Spiaggia delle Capanne

Per tanti anni abbiamo trascorso il mese di agosto in un appartamento proprio sopra il forno. Ogni mattina eravamo svegliati dal rumore delle cicale e dal profumo del pane e della schiaccia appena sfornata. La Schiaccia può essere più o meno secca, e tipica del grossetano è quella con acciughe e cipolle, che erano gli alimenti poveri del tempo. Era tipica delle zone costiere, quando i pescatori, tornati dal mercato, tenevano per la famiglia solo le varietà più povere del pescato del giorno, oltre naturalmente alle immancabili cipolle. Personalmente preferisco quella alla pala, che si può gustare da sola, o con i salumi della zona… o come volete voi!
Non so se questa che vi lascio sia la ricetta tradizionale della Schiaccia.
Sicuramente è una versione molto veloce (e, come dicono gli inglesi che nel Chiantishire, non lontano da qui, la fanno da padrone, fuss free), quando vi assale la voglia di… come diceva quella pubblicità? Sì, qualcosa di buono!

Ingredienti:
500 g di farina (metà 00 e metà manitoba)
300 g acqua a temperatura ambiente
50 ml di olio EVO (toscano, ovviamente!!)
8 g di lievito di birra fresco
10 g sale
sale grosso e olio evo per condire la superficie

Preparazione:
Preparare la schiaccia è facilissimo, e anche chi non ha basi di lievitazione (come me!) può avere ottimi risultati.
Sciogliete il lievito nell’acqua a temperatura ambiente (se usate il lievito di birra secco mettetene metà grammatura e seguite attentamente le istruzioni sulla confezione per attivarlo!).

In una ciotola capiente (o nel boccale della planetaria) mettete le farine, amalgamatele e poi inserite metà dell’acqua con il lievito sciolto . Quando si sarà assorbita, mettete il sale, mescolate e poi versate la seconda metà di acqua che rimane, e l’olio.

L’impasto sarà molto appiccicoso, ma va bene così. Se lo fate a mano, aiutatevi con un cucchiaio.

Coprite e fate lievitare fino almeno al raddoppio. Dipende dalla temperatura esterna, in estate due ore bastano, d’inverno magari ce ne vogliono pure tre o quattro, se fa freddino.

Riprendete l’impasto, e su un piano di lavoro ben spolverato di farina (altrimenti appiccica!) fate fare un giro di pieghe all’impasto. In parole povere: stendetelo in forma rettangolare con le dita, piegate prima i lembi superiore ed inferiore, e poi i due laterali, tipo a portafoglio.

Copritelo con la ciotola e lasciatelo lievitare sul piano di lavoro ancora mezz’ora.

Fate un’altra piega e lasciatelo coperto dalla ciotola per il tempo necessario a scaldare il forno a 250 gradi.

Quando il forno è caldo prendete una teglia (io la fodero con la carta forno) e stendete l’impasto della Schiaccia con le dita. Versate sulla superficie dell’olio (a vostro gradimento, io almeno ne uso 4 cucchiai… ok, cinque!) e spargetelo con le dita creando delle fossette sulla superficie così l’olio si raccoglierà lì e.. ma che ve lo dico a fare?
Distribuite un po’ di sale grosso sulla superficie e cuocete la Schiaccia per circa venti minuti.

Quando la Schiaccia è ancora calda, potete anche distribuire sulla superficie dell’altro olio (un cucchiaio basterà) per renderla ancora più golosa.

Se volete cimentarvi in un altro lievitato toscano, perchè non provate la mia versione del Pane sciapo?

2 comments / Add your comment below

  1. Sensazioni che conosco, posti che ho nel cuore come te (anche se poco più a Nord dei tuoi), schiaccia che amo tanto quanto te. È stato un piacere leggerti Sarina ❤️

    1. Grazie Sarina! Che bello ritrovarti qui! So che abbiamo in comune questi luoghi del cuore… e abbiamo un bell’angolino unto riservato alla schiaccia!

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