I pangoccioli e una mattina di pace

I pangoccioli e una mattina di pace

Dalle finestre della mia nuova cucina la luce entra intensa, e in queste mattine di tardo inverno, senza una nuvola e con l’aria frizzante, guardo fuori mentre lascio che i raggi mi scaldino la casa e le braccia. Strizzo un po’ gli occhi nel bagliore, mentre osservo in silenzio la mia tazza.

Uno dei pangoccioli fatti la sera prima in una mano, ancora profumato e fragrante come appena tolto dal forno.  Fisso la schiuma del cappuccino e ascolto. Il silenzio.

Il silenzio che questa mattina non c’è a Kiev, dove fischiano bombe e allarmi antiaerei, dove la gente piange negli scantinati la stessa lacrima di quelli che stano lontani, col cuore straziato. Non mi interessa sentire ragioni, né le ragioni. Voglio solo sentire il silenzio. Voglio una colazione di una mattina qualunque per tutti, col sole giallo che entra dalla finestra, il cielo blu e fuori il silenzio.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Questo mi dice tutto quello che c’è da sapere.

Questi Pangoccioli Vegani sono leggeri e buonissimi, meriterebbero una introduzione più allegra. Ma sono tempi grami, questi. Lasciamo entrare la dolcezza con questi sofficissimi panini, e speriamo che finisca presto.

Ingredienti:

250 g Farina 00
250 g farina manitoba
300 g latte di mandorla
90 g gocce di cioccolato
20 g lievito di birra fresco
80 g zucchero
30 g olio
1 cucchiaino sale
1 bustina di vanillina

Procedimento:

Anzitutto, mettete al freezer per mezz’ora le gocce di cioccolato, così si deformeranno di meno in fase di cottura.
In una ciotola (anche quella della planetaria) mettete le farine e mescolate.

In un’altra ciotola sciogliete il lievito di birra in metà quantità (presa dal totale) del latte di mandorla (va bene anche quello di avena o di riso, come preferite) appena tiepido, con un cucchiaino di zucchero, anch’esso preso dal totale.

Una volta che si sarà sciolto, aggiungete il latte con sciolto il lievito nelle farine, e poi unite lo zucchero rimasto, l’alta metà del latte (al massimo a temperatura ambiente o un po’ tiepido, non freddo di frigo), il sale, la vanillina e l’olio, e impastate.

Ci vorrà un pochino, perchè l’impasto deve essere ben liscio ed incordato. Solo per ultimo inserite anche le gocce di cioccolato e finite di impastare.

Ponete l’impasto in una ciotola, copritelo con della pellicola e lasciatelo lievitare fino al raddoppio (dipende dalla temperatura a casa vostra, il mio dopo 90 minuti era pronto).

Riprendete l’impasto, e dividetelo in panetti di circa 50 grammi cadauno. Dategli la forma di un panino tondo, e poggiateli sulla teglia già coperta con carta forno. Distanziateli un po’ perchè cresceranno leggermente.

Coprite i pangoccioli con un canovaccio e fate raddoppiare ancora di volume (tra i 90 e i 120 minuti).

Poi scaldate il forno a 200 gradi, e ponete a cuocere i pangoccioli per circa 10 minuti.

Tiramisù vegan e senza glutine

Tiramisù vegan e senza glutine

Il veganismo, prima che una scelta dietetica, è (o meglio, dovrebbe essere) una scelta etica ed esistenziale. Il rifiuto di ogni forma di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali non ha implicazioni soltanto nel piatto, ma in tutti gli aspetti della propria vita.
Quindi, il veganismo integrale rifiuta anche quei prodotti (cosmetici, farmaci, arredi, abbigliamento, ma non solo) che derivano dallo sfruttamento del regno animale.
Anche i circhi. Soprattutto i circhi.

Io sono una vegana integralista su questo. Detesto i circhi in cui gli animali sono costretti a svolgere, per il puro divertimento umano, esercizi contro natura, ad assumere atteggiamenti umanoidi al limite del tollerabile. E gli zoo. Quegli occhioni tristi delle scimmiette nelle gabbie del vecchio parco giochi (erano gli anni Settanta) del Castello di Abbiategrasso mi rattristavano ogni volta.
Le guardavo col magone, pensando alla tremenda ingiustizia di starsene lì, a guardare quelle facce curiose che le scrutavano, così simili e diverse da loro, e quel clima umido e freddo, umido e caldo, a stagioni alterne.

Questo mese di questo anno mi sto mettendo alla prova con la mia Vegan Challenge, e sto sfornando esperimenti vegan a nastro. Da quando poi ho letto che la dieta vegan sarebbe quella più adatta ad aumentare le buone performances al lavoro, ho una ragione in più per esplorare quella che, più che una dieta, è uno stile di vita.
Gli studi più recenti, usciti proprio pochi giorni fa, pare dimostrino come la dieta vegana sia associata a bassi livelli infiammatori, che sono invece innescati dai cibi troppo raffinati, tipicamente quelli che mangiamo (ahimè troppo velocemente) durante un normale pranzo nell’ora di pausa. Meno infiammazione significa meno energie che il nostro cervello deve impiegare a processare cibi troppo raffinati, e che può usare quindi per fare altro.

Sebbene io non abbia ancora fatto esperienza di questo miracoloso aumento di energia (ma sospetto che siano le poche ore di sonno che mi annebbiano già prima di mezzogiorno), ammetto che questi esperimenti sono per me fonte di gran divertimento.

Oggi vi lascio un’idea di Tiramisù vegan e senza glutine, preparato tra l’altro velocissimamente e a sforzo quasi zero e usando, per iniziare, il procedimento della crema all’arancia che ho pubblicato su Instagram ma non qui (.. sono incorreggibile!). Insomma, poco impatto anche sull’ambiente e sui piatti da lavare. Naturalmente non immaginate di riprodurre il ricco (e grasso) sapore tondo del mascarpone, amalgamato con l’uovo, da cui emergono le note amarognole del caffè. Questo tiramisù è un’altra cosa.

Se riuscite a non avere pregiudizi, ed amate quel certo non so che che dà l’aroma della mandorla, vedrete che questo tiramisù lo apprezzerete eccome, anche perchè è superlight (qualora ne aveste bisogno).

Ingredienti (per 4 bicchieri monoporzione come quelli in foto):
450 g latte di mandorla (io ho usato questo)
35 g fecola di patate
45 g zucchero
45 g olio semi
2/3 tazzine di caffè (poco) zuccherato
cacao ed eventualmente scaglie di cioccolato per decorare
biscotti vegan e senza glutine (io ne ho messi 4 per bicchiere ma erano sottili, voi regolatevi sulla base del tipo di biscotti che userete)

Preparazione:
Sciogliete la fecola in una ciotolina usando un poco del latte totale, in modo che si sciolga bene evitando così i grumi.
Mettete in un pentolino sufficientemente capiente il resto del latte, lo zucchero, l’olio e la fecola ormai sciolta.
Accendete il fornello ed a fuoco medio basso portate il composto a sfiorare l’ebollizione, sempre mescolando con una frusta a mano.

Appena sfiorerà il bollore e la crema tenderà ad addensarsi, spegnere subito ed allontanare il pentolino dal fornello, continuando a mescolare con la frusta.
La crema deve essere densa ma non troppo compatta, deve mantenere comunque una certa morbidezza.

Prendete i bicchierini, prendete i biscotti ed intingeteli brevemente nel caffè zuccherato prima di fare un primo strato in fondo al bicchierino. Poi versatevi sopra la crema di latte di mandorla per coprirli bene, poi mettete un altro strato di biscotti intinti nel caffè, e poi completate ancora con della crema.

Riescono a venire circa tre strati non troppo alti per ogni bicchierino di tiramisù vegan senza glutine.

Lasciate raffreddare bene la crema e poi mettetela nel frigorifero a rassodare, idealmente anche tutta la notte (altrimenti un paio di ore bastano per far raggiungere un po’ di compattezza).

Estraete i bicchierini di tiramisù vegan senza glutine dal frigo un quarto d’ora prima di servirli, e spolverate la superficie con il cacao e, se vi va, con qualche scaglia o ricciolo di cioccolato fondente.

Brioches girella all’arancia e i buoni propositi

Brioches girella all’arancia e i buoni propositi

Quest’anno mi sono guardata bene dal fare liste di buoni propositi, auspici, desideri. Mi sono limitata a stare lì, pigiamata, col naso appiccicato alla finestra a guardare i fuochi di artificio la notte di Capodanno, senza un solo pensiero ad attraversare la mente.
Poi ho abbassato le tapparelle, mi sono rintanata sotto il piumone, e mi sono sentita in beatitudine col mondo. Del resto, il tempo sospeso è così. Non c’è pressione del futuro, né peso del passato.

Gli ultimi anni sono stati una grande corsa senza fiato. Ho rincorso tutto, senza avere tempo per niente. Ho rincorso quello che la famiglia, la società, si aspettava da me. Anche quello che io stessa aspettavo da me. Non sempre ha coinciso con quello che realmente volevo, ma del resto correvo all’impazzata e non ho avuto nemmeno il tempo di chiedermelo.

Sono stata in ritardo anche a scrivere le ricette. Ho pubblicato foto brutte perché avevo perso l’ispirazione, e poi mi sono arrabbiata perché lo sapevo che erano brutte, ma la ispirazione non la riuscivo più a trovare. Mi sono rimessa a scrivere, ma poi mi sono ricordata che scrivere costa fatica, e poi non sempre ho qualcosa da dire.

Eppure in questo gennaio mi si è aperta una luce, una nuova sfida. Il Veganuary 2022 per me è stato questo, un misurarmi nuovo con la pasticceria vegana. Nuove idee, nuova voglia di mettermi in gioco e di sperimentare. Ma senza fretta, perché i lievitati chiamano pazienza.

Le brioches girella all’arancia sono state il risultato (riuscito!) dell’ultimo weekend di pasticci in cucina. Sto ancora misurandomi con il nuovo forno, che si spegne improvvisamente da solo quando decide che la torta è cotta (non lo è). Quindi ho sorvegliato a vista queste splendide brioches, e le ho viste prendere il colore dorato dell’impasto con lampi di luce della marmellata di arance, gocce traslucenti nella penombra del forno.

Queste brioches sono una piccola evoluzione delle Brioches sfogliate vegane che trovate qui . Non sono difficili, anzi.
Potete naturalmente farcirle con tutte le confetture che volete, la crema di nocciole… spazio alla fantasia!
A ogni stagione il suo ripieno, ed avrete delle fragranti brioches profumatissime per la vostra colazione, in versione vegan.

Ingredienti (per circa 8/9 brioches):
150 g farina di farro
150 g farina 00
150 ml di latte di mandorla intiepidito
8 g lievito di birra
40 ml olio di semi
la scorza di un’arancia (o limone) bio
3/4 cucchiai di marmellata di arance (o altra confettura)
1 cucchiaio di sciroppo di agave

Procedimento:
Intiepidite il latte leggermente e scioglietevi il lievito di birra all’interno.
Nella ciotola della planetaria (o in una ciotola qualsiasi) versate le due farine, mescolatele tra loro, e poi versare il latte con il lievito sciolto, l’olio e la scorza dell’agrume di vostra scelta.

Iniziate ad impastare. L’impasto potrebbe risultare poco elastico, ma dovete insistere (se avete la planetaria sarà più semplice) perchè alla fine tutto verrà insieme ed avrete un impasto abbastanza liscio.

Mettete l’impasto in una ciotola pulita, copritelo con la pellicola e fatelo lievitare fino al raddoppio.
Dipende dalla temperatura di casa vostra, di solito ci vogliono un paio di ore.

Riprendete l’impasto, e stendetelo con l’aiuto di un matterello a forma rettangolare. Stendete poi la marmellata sull’impasto, tenendovi a distanza di circa un centimetro dal bordo.

Arrotolate l’impasto, sigillate l’ultimo lembo premendo leggermente e poi, con un coltello affilato o con l’aiuto di un filo interdentale (fa meraviglie!) tagliate delle rotelle di impasto dell’altezza di circ due o tre dita.

Mettete le brioches girella sulla placca del forno coperta di carta forno, e lasciate lievitare ancora per circa un’ora, ancora coperte dalla pellicola.

Fate andare il forno in temperatura a 180 gradi, e cuocete le vostre brioches girella all’arancia per una ventina di minuti.

Appena le brioches girella all’arancia sono cotte, estraetele dal forno e spennellatele ancora calde con dello sciroppo di agave. Se lo sciroppo fosse molto denso, scaldatelo per brevissimo tempo per liquefarlo.

Lasciate raffreddare e poi gustate le vostre stupende brioches girella all’arancia.

Portokalopita e quello strano desiderio di Grecia

Portokalopita e quello strano desiderio di Grecia

Dunque allora, qui stasera abbiamo Mela e Arancia. Siamo tutti diversi, ma alla fine siamo tutti frutta!”
Per chi, come me, la Grecia l’ha vista solo sui libri di scuola e nei film, portokalos è un nome conosciuto. Ricordate “Il mio grosso grasso matrimonio greco”? La famiglia della protagonista si chiama proprio così, Portokalos. “Arancio il frutto, non il colore” si affretta a spiegare Toula ai genitori del fidanzato Ian.

Amo la cucina greca, tutta. Souvlaki, gyros, Tzatziki… Tutti.
Tranne i dolci, che sono decisamente troppo dolci.
Può sembrare strano per questo blog, ma è anche la ragione per cui, fino ad oggi, non avete mai incontrato nessuna ricetta di dolci greci su queste pagine. Fino ad oggi, appunto.

Quando ho visto questa ricetta sul profilo della mia omonima amica Sara ho capito che era arrivato il momento di sfatare il mito. Ma dovevo farlo a modo mio.

Ecco allora che mi sono letta qualche ricetta di Portokalopita, e poi ho iniziato a fare i miei conti sulle sostituzioni, le quantità… ed oggi arriva a voi, direttamente da un weekend di studi semiseri, la Portokalopita Vegan. Ha un profumo eccezionale, una consistenza tutta sua (la assenza delle uova la fa diventare un po’ più crispy della versione originale), e il contrasto tra la acidità dell’arancia e lo sciroppo di zucchero smorza anche quel dolce eccessivo che, appunto, molti dolci greci hanno.

Il risultato? Sorprendente!
La torta ha un sentore meraviglioso di cannella e anice, e se in un primo momento esce prepotente l’arancio, un minuto dopo resta soltanto il sapore dolce delle spezie che fa venire voglia di assaggiarne un altro po’, per capire di quale sia quel profumo che rimane dopo l’ultimo boccone.

La Portokalopita è anche l’ennesimo mio tentativo di lanciare l’ennesimo hashtag che sarà l’ennesimo insuccesso..e ci vuole talento anche per questo! Che dirvi… più facile preparare questa torta!

Ingredienti (per una teglia quadrata 20×20 circa):
per la torta
300 g pasta fillo (una confezione)
170 g di yogurt bianco di soia
200 ml olio si demi
160 g zucchero semolato
200 ml di succo di arancia filtrato
8 g fecola di patate
8 g lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
zeste di un arancia non trattata

per lo sciroppo
260 g acqua
130 g zucchero semolato
zeste di un’arancia
1 cucchiaino di semi di anice
1 bastoncino di cannella

Procedimento:
Preparare la Portokalopita vegan è semplicissimo. Anzitutto dovete prendere la pasta fillo e metterla in forno a farla asciugare. Io l’ho lasciata un po’ troppo perchè mi sono messa a caricare la lavatrice (ahimè! quando ero giovane il multitasking mi faceva un baffo!) ma bastano una decina di minuti a circa 120 gradi.

Nel frattempo potete preparare lo sciroppo. In un pentolino versare l’acqua, le zeste dell’arancia e lo zucchero, oltre ai semi di anice e alla cannella. Fate bollire, poi lasciate sobbollire a fuoco basso per circa dieci minuti, in modo che lo zucchero si possa sciogliere.
Togliete dal fuoco e fate raffreddare (se nel frattempo farete il resto della ricetta e aspetterete la cottura, si sarà raffreddato da sé), e poi filtrate così le spezie resteranno in infusione ma non rimarranno nello sciroppo quando dovrà essere usato.

In una ciotola capiente mettete l’olio e lo zucchero e mescolate con una frusta a mano, per far sciogliere lo zucchero. Unite poi lo yogurt di soia, le zeste dell’arancia, la fecola e l’estratto di vaniglia. Mescolate ancora con la frusta, in modo che si formi un impasto piuttosto liquido ma comunque consistente.

Riprendete la pasta fillo, che nel frattempo si sarà seccata. Ci sono due scuole di pensiero: c’è chi la lascia intera, la infila nella teglia per dolci e sopra ci versa l’impasto, e chi – come ho fatto io – la spezzetta mettendola in parte nell’impasto e in parte sul fondo della teglia.
Fate come preferite, ci sono mille modi tante quante sono le famiglie in Grecia, quindi non è che ci sia proprio il modo giusto!
In ogni caso, la teglia che userete deve essere coperta dalla carta forno (mi ringrazierete, fidatevi!).
Se volete, potete decorare la superficie con delle fettine di arancia.

Scaldate il forno a 180 gradi e quando è arrivato a temperatura inserite la portokalopita vegan in forno a cuocere per circa mezz’ora (dipende dal forno, il mio nuovo cuoce molto più velocemente, magari a voi ci vorranno 5 minuti in più).

Estraete a fine cottura la torta e, quando la portokalopita è ancora calda, versatevi sopra lo sciroppo filtrato, aiutandovi con un cucchiaio, in modo che impregni tutta la torta.

Lasciatela intiepidire e poi servitela.
Credetemi, è speciale.

…mica pizza e fichi! Solo focaccine veloci in padella

…mica pizza e fichi! Solo focaccine veloci in padella

In principio era il fico… sarebbe potuto iniziare così il racconto retroattivo di questo mese di settembre. Come nella vita, così in quella sorta di Second Life un po’ sporcata dalla realtà che sono i social si vive di mode del momento, e quando arriva settembre è tutta una profusione di fichi.
Fichi ovunque.
C’è da dire che sono dei frutti fotogenici. Il loro interno vermiglio e granuloso regala lampi di colore e contrasti a sorpresa, e se usiamo i settembrini con buccia verde, abbiamo la nostra bandiera servita direttamente dall’albero!
Aggiungiamoci che il rosso è un fashion statement, abbiamo trovato il protagonista perfetto del mese!

Se questa moda la giustifico e comprendo, un po’ meno le altre. All’improvviso, e qui parlo del food ma è un fenomeno trasversale, una cosa che nessuno si filava prima, diventa virale. Fu così con la namelaka. Un paio di anni fa, se non facevi un dolce con la namelaka, non ti si filava nessuno. Ora è finita nel repertorio, come la canzone dell’adolescenza, che quando risentiamo alla radio sorridiamo beati, con un po’ di nostalgia.
C’è stata la moda delle chiffon cake (che qualcuno ha ribattezzato fluffose con un’idea marketing efficace – dare un altro nome a qualcosa di vecchio è come farlo vivere due vite), quella delle cream tarts, della naked cakes… e via di questo passo.

Quest’anno, i fichi. Questa moda settembrina, devo dire, mi entusiasma, anche perchè è il frutto più antico che si conosca, e perchè con la sua sola presenza riesce ad illuminare qualsiasi ricetta. L’ho proposto in varie versioni dolci, tra confetture, biscotti e quant’altro. Ma alla fine del mese arriva il salato, e la versione più tradizionale, ma anche più semplice: la pizza e fichi in versione mini e veloce, con le focaccine in padella, a lievitazione zero ore.

Ingredienti:
250 g farina 00
mezza bustina di lievito istantaneo per pizza
2 cucchiai di olio EVO (quello buono!)
75 ml latte di riso (se non vi interessa la versione vegan, il latte normale)
60 ml acqua
sale
olio per spennellare la superficie

Preparazione:
In una ciotola mescolate la farina con l’olio e il lievito (però fate attenzione alle istruzioni della confezione, alcune versioni i lievito istantaneo devono essere attivate prima, quindi leggete bene come usarlo!).

Aggiungete a questo punto prima il latte a filo, poi l’acqua, e impastate.

Al termine dell’impasto, unite anche il sale. Io ne metto molto poco, ma fino a un cucchiaino penso sia accettabile.
Finito! Semplice, no?

Ora prendete il matterello e stendere l’impasto che si sarà creato in un rettangolo di altezza di circa un centimetro e, con un coppapasta o un bicchiere, ricavate dall’impasto tanti medaglioni.

Scaldate sul fuoco medio una padella antiaderente, e cuocete le focaccine in padella per un pai odi minuti per lato, rigirandole quando si cuoce un lato.

Quando sono ancora calde, spennellatele con un po’ di olio e sale.

Focaccia dolce alle albicocche

Focaccia dolce alle albicocche

Ci sono giornate d’estate che lo dici solo dalla luce che è estate. Non il caldo, l’afa di prima mattina, il tic tac dei sandaletti sul pavé. E’ la luce, diretta, schietta.
Quella luce è la luce delle mattine al mare, del rumore degli ombrelloni che si aprono, dei pattini che scivolano a lambire le onde.

Ma, a volte, la ritrovo anche in città. Attraversa le porte dei bar, si appoggia sui tavolini dei caffè, accarezza i monumenti e i muri dei palazzi.

E’ quella luce che illumina questa piccola meraviglia, una Focaccia dolce alle albicocche che è così semplice, veloce, e buona. Tutto quello che si chiede a un dolce soffice.

Questa Focaccia dolce alle albicocche è l’evoluzione di un’altra ricetta fatta quasi due anni fa, il Pane dolce con pesche e more di rovo, che avevo preparato per salutare le vacanze. Ho pensato di riproporla quasi all’inizio delle vacanze di quest’anno in modalità veloce. Cercavo una ricetta da preparare anche in vacanza, quando non ho né planetaria né altri aggeggi da cucina e, partendo proprio dal Pan dolce, ho fatto qualche tentativo per tagliare i passaggi.

Questa è anche una ricetta vegana, perchè ho tagliato non solo i tempi, ma anche le uova e – se interessa a qualcuno – anche lo zucchero. Il risultato è una focaccia morbidissima, appena dolce, succosa di frutta, non esageratamente unta.
Potete conservarla in frigorifero, e scaldarla al mattino per avere una fetta di soffice golosità.

Ingredienti (teglia da 24/26 cm circa):
300 g farina 00
30 ml olio extravergine + 2 cucchiai per il fondo
30 g zucchero (io di canna) + 2 cucchiai per la copertura
3 albicocche
8 g lievito di birra
200 ml acqua tiepida
1 pizzico di sale

Preparazione:
Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida (non calda!) e lasciatelo qualche minuto ad attivarsi.
Nel frattempo, mettete in una ciotola la farina con lo zucchero e mescolate.
Aggiungete l’acqua con il lievito sciolto e mescolate (basta un cucchiaio), poi aggiungete anche l’olio. Per ultimo aggiungete un pizzico di sale.

Impastate brevemente. L’impasto deve rimanere morbido e appiccicoso, ma va benissimo così.

Copritelo con della pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio.
Il tempo dipende dalla temperatura esterna, mediamente ci vogliono due ore e mezza, tre ore.

Riprendete poi l’impasto, sgonfiatelo leggermente eponetelo in una talia foderata con carta forno. Ma prima abbiate cura di ungere il fondo della carta con un paio di cucchiai di olio.

Stendete l’impasto con le dita, allargandolo per coprire tutta la teglia.
Poi coprite con un canovaccio e fate lievitare un’altra mezz’ora, quaranta minuti.

Accendete il forno a 200 gradi di temperatura.

Mondate le albicocche, denocciolatele e tagliatele in quattro spicchi. Mettetele sulla focaccia dolce, affondandoli leggermente nell’impasto. Spargete sulla superficie due cucchiai di zucchero.

Infornate e cuocete per circa 25/30 minuti, fino a che la superficie non risulterà leggermente dorata (ma non bruciata).

Brioches sfogliate vegane

Brioches sfogliate vegane

Per tantissimo tempo la tradizione al mare era la colazione al bar. Quella lenta, senza fretta, con il giornale sul tavolino, una brioche calda e un cappuccino, a guardare gli altri vacanzieri che a loro volta strusciavano le ciabatte trascinando chili di sdraio ed ombrelloni. Direzione spiaggia.

Il cornetto caldo, il più delle volte, mi si piazzava sullo stomaco, e passavo le canoniche due ore di attesa prima di fare il bagno a cercare di combattere acidità e pesantezza, fino a che non ho abolito il croissant, e mi sono concentrata sul cappuccino. Effetti dell’età e della gastrite. Grazie stress.

Oltre alle burrose e pesanti brioches, possiamo però trovare un’alternativa gustosa e più leggera (decisamente più leggera). Certo, non sono uguali al 100%, ma queste Brioches sfogliate vegane sono buonissime, per niente pesanti, e profumatissime con l’aggiunta delle zeste del limone che danno una freschezza unica.

Magari non da mangiare al bar, anche se sono così facili che possono essere fatte pressoché ovunque ci sia un forno semplice da cucina! Qui sotto vi lascio la ricetta per 8 croissant leggerissimi, che si possono preparare in una manciata di ore.
Se avete tempo, vi do anche una alternativa a lunghissima lievitazione, con solo un grammo di lievito di birra fresco. Comunque le farete, verranno buonissime e la colazione sarà ancora più leggera e gustosa.

Se sono venute bene a me… verranno benissimo anche a voi! Pronti a preparare insieme le Brioches sfogliate vegane?

Ingredienti (per 8 croissant):

265 g farina manitoba
8 g lievito di birra fresco (1 g per la lievitazione lunghissima)
50 g zucchero semolato
135 g acqua leggermente tiepida
25 g olio semi + q.b. per la sfogliatura
Scorza grattugiata fine di 1 limone bio
Mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
Zucchero a velo per decorare

Preparazione:

In una ciotola capiente, o nella ciotola della planetaria, mettete la farina, lo zucchero, l’acqua in cui avrete sciolto il lievito e la scorza del limone, oltre alla vaniglia. Lavorate impastando (o con il gancio) fino a che l’impasto non sarà diventato omogeneo, quindi aggiungete l’olio a poco a poco.
Questo perché le farine assorbono in maniera diversa, non escludo che ce ne possa volere meno rispetto a quello che io ho pesato in questa ricetta.
Quando l’impasto sarà diventa liscio ed omogeneo (appiccicherà un po’) mettetelo in una ciotola pulita coperta dalla pellicola trasparente e fatelo lievitare per circa 4 ore.

Riprendete quindi l’impasto e dividetelo in 5 piccole palline di peso più o meno uguale (io sono andata ad occhio). Copritele con un canovaccio e fatele lievitare per circa mezz’ora/un’ora al massimo.

Riprendete le palline, e stendetele col mattarello ad una ad una, in modo che diventino dei cerchi (anche se sono irregolari non importa) .

Prendetene uno, spennellatelo con un po’ di olio, e appoggiatevi sopra un altro cerchio di impasto. E così via, fino a terminarli. L’ultimo non va spennellato.
Adesso prendete il mattarello e allargate e schiacciate i cerchi di impasto impilati, in modo che diventino un cerchio più largo e gli strati di attacchino tra loro.

Prendete poi un coltello affilato, o anche il taglia pizza, e dividete l’impasto in otto triangoli.

Partendo dalla base, fate una piccola incisione e poi arrotolate l’impasto triangolare fino alla punta.

Appoggiate le brioches sfogliate vegane sulla placca del forno coperta di carta forno e fatele lievitare, lasciandole ben distanziate.

Qui la ricetta si diversifica a seconda che facciate il metodo più veloce o quello più lento. Se avete messo un grammo di lievito potete lasciarle nel forno (spento) a lievitare per circa 12 ore.
Se invece ne avete messi 8 grammi di lievito, allora basteranno ancora un paio di ore.

Dopo che sarà trascorsa anche questa seconda lievitazione, spennellate di acqua la superficie delle brioches sfogliate vegane, distribuite sopra dello zucchero a velo setacciato e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 15 minuti.

Potete anche farcirle, se volete, io lo faccio a colazione, a seconda dell’umore!

Se volete un’altra versione di brioches vegane, provate queste!

Lattaiolo di mandorla con frutti rossi

Lattaiolo di mandorla con frutti rossi

La ricetta del Lattaiolo toscano di qualche tempo fa mi ha fatto venire voglia di provare a fare una versione vegana, visto che senza glutine lo è già.

Il tentativo è stato molto soddisfacente di gusto, e visto l’entusiasmo ho pensato di lasciarvi qualche idea per preparare il Lattaiolo di mandorla con frutti rossi, versione estiva e vegana (e forse è estiva perchè vegana?). Non pensate di realizzare la stessa consistenza del lattaiolo toscano, perchè naturalmente la mancanza di uova rende il composto più simile a un budino che ad una crema.

Per renderlo più consistente ho usato anche delle mandorle tritate finemente, ma credo che la farina di mandorle possa funzionare altrettanto bene (non ho provato, ma a senso ci sta).

Si prepara velocemente, basta un mixer casalingo e un po’ di voglia di sperimentare. La consistenza è molto particolare, ma il dolce delle mandorle con l’aspro dei frutti rossi (che ho zuccherato appena) crea un connubio perfetto.

Se avete dieci minuti liberi, il dessert è pronto.. e il frigorifero farà il resto!

Ingredienti (4 porzioni):
300 ml latte di mandorle non zuccherato
90 gr zucchero smeolato
100 g di mandorle (o farina di mandorle)
3 g agar agar
2 cucchiai succo di limone
buccia grattugiata di un limone bio
150 gr di frutti di bosco a scelta (io lamponi e fragole)

Procedimento:
Iniziate a preparare il Lattaiolo di mandorla con frutti rossi frullando nel mixer lo zucchero con le zeste. Lasciate poi riposare qualche minuto per far infondere degli oli profumati del limone.

Aggiungete poi nel mixer le mandorle e riducetele a farina (se avete la farina basterà dare un piccolo colpo di mixer per insaporire il tutto).

Unite il latte di mandorle tenendone da parte due cucchiai (serviranno per sciogliere l’agar agar). Frullate tutto per qualche minuto, per amalgamare il latte con il resto.

Sciogliete l’agar agar nei due cucchiai di latte di mandorla e mettete da parte.

In una piccola casseruola antiaderente scaldate il composto col latte di mandorla, unite anche l’agar agar sciolto e portate a sfiorare il bollore in modo da attivare l’agar agar.

Mescolate sempre con una piccola frusta a mano.

Quando avrà iniziato a bollire, spegnete il Lattaiolo di mandorla e frutti rossi, lasciare intiepidire a temperatura ambiente, e poi mettetelo nei vostri Bicchierini.
Lasciate rapprendere in frigo, io li ho lasciati tutta notte e sono venuti benissimo.

Preparare la salsa ai frutti rossi frullando i frutti lavati e mondati con un cucchiaio di zucchero (io l’hgo lasciata asprigna apposta, se non vi piace aggiungetene uno o due di più) e il succo di limone. Frullate con un mixer a immersione, e lasciate riposare in frigo.

Il giorno seguente, versate la salsa ai frutti rossi sul Lattaiolo di mandorla, e se volete aggiungete qualche frutto rosso, e delle piccole meringhe o quel che volete, e servite.

Cubotti alle mele e noci con amaretti

Cubotti alle mele e noci con amaretti

Quando ero piccola andava di moda un film che ha poi fatto la storia (ma noi non lo sapevamo!): si chiamava La Boum, che in italiano sarebbe suonato tipo “la festa”. Niente di ché.

Ma un geniale ufficio stampa (quello italiano della casa cinematografica distributrice, la Gaumont) si inventò “Il tempo delle mele”, e fu subito successo. Ecco, tutto questo giro per dirvi che il tempo delle mele non è solo l’autunno. E’ vero che da fine settembre si colgono le mele nuove, e ce ne sono di tante varietà. Ma ci sono anche le mele estive.
E comunque le mele si conservano benissimo, e anche quelle raccolte d’inverno si gustano a primavera in tutta la loro fragranza.

Quindi approfittiamo delle mele, che sono le regine delle torte da credenza, non appena possiamo. Sono buone e fanno bene.
Nella mia proposta di oggi, le mele non solo fanno bene, ma sono le regine di un dolce perfetto per chi sta seguendo un regime alimentare leggero.
Con farine integrali, frutta secca, amaretti e poco zucchero sono perfette per iniziare la giornata con gusto e leggerezza.

Con pochi accorgimenti, diventa anche un dolce senza lattosio.

I cubotti alle mele e noci con amaretti possono anche essere preparati con farina di mandorle e mandorle a granella, e latte di mandorle, o con le nocciole.
E’ una ricetta versatile e perfetta per finire i residui di frutta secca e farine integrali che abbiamo in casa.

Si sporca una ciotola, e l’unica cosa difficile da fare è… cuocere le mele. Senza zucchero, tra l’altro.

Vi lascio due versioni in questo post (la ricetta originale è di Marco Bianchi), quella che ho preparato io e una alternativa vegana, adatta proprio a tutti. Tutte e due con pochissimi zuccheri aggiunti.
Se state facendo una dieta, avete una valida alternativa per iniziare con gusto e leggerezza le vostre giornate!

Ingredienti (per una teglia 20×20):
4 mele piccole (quelle che volete)
100 gr farina di farro
80 gr farina semi integrale
50 g noci (o frutta secca mista che avete, meglio a granella o tagliata al coltello)
225 ml latte (o latte di mandorle)
il succo di un limone piccolo (o mezzo limone grande)
40 gr zucchero di canna
8 g lievito per dolci
50 g di amaretti (oppure farina di mandorle)
4 cucchiai di olio di semi
cannella q.b., se vi piace

Preparazione:
I cubotti alle mele e noci con amaretti si prepara iniziando con le mele. In una padella antiaderente, sbucciate e private le mele del torsolo, tagliatele a pezzetti e cuocetele a fuoco basso con un dito di acqua fino a che non si saranno ben ammorbidite. E’ meglio se coprite con un coperchio.

Fatele intiepidire leggermente.

Nel frattempo, preparate la granella di noci (o di frutta secca – quella che avete va bene, potete fare anche un mix di noci, nocicole e mandorle) e riducete gli amaretti quasi a farina.

In una ciotola mettete tutti gli ingredienti secchi (farine, lievito, zucchero, noci e metà degli amaretti) e mescolate bene. Aggiungete quindi il latte (anche di mandorla) e l’olio e mescolate con una frusta a mano per sciogliere gli eventuali grumi. Non esagerate con la frusta, basta amalgamare in maniera anche un po’ grossolana.

Prendete la teglia, foderatela con la carta forno e versate sul fondo l’impasto.

Stendete l’impasto in maniera regolare e poi versate sopra le mele cotte e intiepidite.

Spolverate infine le mele con gi amaretti sbriicolati rimanenti.

Mettete il tutto a cuocere nel forno già caldo a 180 gradi per almeno 35 minuti.
A secdonda della succosità delle vostre mele, potrebbe volerci qualche minuto in più.

Attendete che la torta sia ben fredda prima di tagliarla a cubotti. Se vi piace, prima di infornarla potete spolverarla di cannella.

Plumcake vegano al limone e semi di papavero

Plumcake vegano al limone e semi di papavero

Molti storcono il naso quando sentono dolci vegani, quasi che fosse lo stridore del gessetto sulla lavagna. Vi posso assicurare che non è così. Niente burro nè uova non significa per forza sapore zero e soddisfazione meno cento. I dolci vegani sanno essere eccezionali e gustosi anche senza ingredienti di origine animale, e questo Plumcake vegano al limone e semi di papavero ne è la prova.

Umido al punto giusto, pur facendo a meno di latticini e uova riesce a mantenere una umidità e un gusto che lo faranno diventare una delle vostre colazioni preferite! La preparazione è semplicissima, e tra l’altro è una vera e propria lezione di chimica! Infatti, per realizzarlo dobbiamo mettere insieme un acido (il succo di limone) con un lievemente alcalino come il latte di mandorla, ed insieme si addenseranno un po’ creando una sorta di latticello vegano, che farà da collante e da umidificante del nostro dolce. Dite, l’avreste mai immaginato di fare una lezione di chimica applicata in cucina?

Ingredienti:
300 g farina 00
240 ml di latte di mandorla
150 g zucchero smeolato
125 ml olio (io riso)
7 g lievito per dolci
mezzo cucchiaino di bicarbonato
un cucchiaino scarso di estratto di vaniglia (una bustina di vanillina se non avete l’etsratto)
1 limone bio
due/tre cucchiai colmi di semi di papavero
un pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il plumcake vegano al limone e semi di papavero mettendo in una ciotola il latte con il succo di limone. Fate riposare una mezz’oretta circa, il succo di limone “inspessirà” (ueilà che termmini tecnici!!) il latte di mandorla, e si verrà a formare una sorta di yogurt abbastanza cremoso (ma non denso come quello greco).

Quando è pronto, per prima cosa accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180 gradi.

Mettete poi in una ciotola la farina setacciata (così ingloba aria che aiuta la lievitazione) col lievito eil bicarbonato e il sale.
Aggiungete anche lo zucchero e mescolate.

A questo punto, iniziate a versare all’interno delle polveri il latte con il succo di limone, l’olio l’estratto di vaniglia (se avete usato la vanillina, setacciatela con la farina) e i smei di papavero, e mescolate. Va benissimo una frusta a mano, l’importante è che non mescoliate troppo.
Va bene sciogliere i grumi, ma senza esagerare!

Foderate quindi con della carta forno uno stampo da plumcake, e versate all’interno l’impasto del vostro plumcake vegano al limone e semi di papavero.

ivellate leggermente, se necessario, e mettete a cuocere il plumcake nel forno già caldo e cuocetelo per circa 35/40 minuti.
Come sempre, vale la prova stecchino.

Se il plumcake dovesse risultare ancora tanto umido, lasciatelo ancora cinque minuti in forno, ma copritelo con la carta stagnola per evitare che si bruci in superficie.

Il plumcake vegano al limone e semi di papavero si conserva per qualche giorno, in un contenitore ermetico in una alzatina con coperchio di vetro.