Torta alle clementine di Nigella

Torta alle clementine di Nigella

C’è stato un periodo della mia vita in cui facevo esercizio di listening comprehension guardando i programmi di cucina che trasmetteva Sky. Come dire – due piccioni con una fava!
E’ lì che ho conosciuto Jamie Oliver (il cui inglese non è proprio semplicissimo da capire), nonchè la fantastica Nigella, l’unica donna nelle cui vene scorre burro e cioccolato invece che sangue!
Mi è capitato qualche volta di rifare qualche ricetta di Jamie, ma non mi sono mai avventurata con Nigella, perchè usa davvero troppo burro per i miei gusto (e il mio fegato!). Ma poi mi sono imbattuta nella torta alle clementine di Nigella, che è nell’ordine senza farina (quindi senza glutine!), senza burro e senza olio. Ed ha soli quattro ingredienti!
Non potevo non provarla!
Se vi va di leggere l’originale, così fate anche voi esercizio linguistico, la trovate qui, nel sito di Nigella.

Qui sotto vi metto la traduzione di questa torta un po’ spugnosa, bella umida, che fa un po’ il verso al pan d’arancio (la mia versione è qui), visto che dei mandarini si mette tutto. Per questo, procuratevi dei mandarini con la buccia edibile, perchè non butterete nulla del frutto, se non i semini.

La Torta alle clementine di Nigella è così facile che l’ora del té non sarà più la stessa, credetemi!

Ingredienti:
250 gr farina di mandorle
375 gr di mandarini (a me ne sono serviti 4 più o meno)
225 gr zucchero
1 cucchiaino da té di lievito
6 uova

Procedimento:
Lavate bene i mandarini, e metteteli a bollire in una pentola con dell’acqua semplice. Non zuccherata né altro.
Nella sua ricetta Nigella dice di cuocerli per due ore, ma forse aveva comprato delle palline da sparo, perché a me ci sono voluti solo 30 minuti per far sì che si ammorbidissero per bene. La funzione di questo passaggio, oltre a profumare la vostra cucina in maniera celestiale, è quella di ammorbidire i frutti, in modo da poterli frullare tutti interi senza problema.
Quando quindi i mandarini si saranno ammorbiditi, toglieteli dall’acqua, asciugateli, tagliateli a metà ed eliminate i semini.
Successivamente, metteteli in un mixer e riduceteli in crema. Se saranno belli morbidi come dovrebbero, verranno pronti in un paio di minuti.
Lasciateli raffreddare fino a che non saranno almeno diventati tiepidi.
Una volta intiepiditi, mettete in una ciotola o nella planetaria le uova con lo zucchero, e montatele molto bene. Il composto deve diventare chiaro e spumoso.
Dopodiché, senza smontare il composto, unite la farina di mandorle e il lievito e mescolate bene per evitare grumi (va bene anche una leccapentole).
Infine, unite anche la purea di mandarini.

Mettete il composto in una teglia a cerniera da 22 cm di diametro, che avrete in precedenza foderato con carta forno.
Mettete a cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi (modalità statica) e cuocete per circa 45/50 minuti. Non aprite il forno fino almeno a che non saranno trascorsi 20/25 minuti.

La superficie della torta potrebbe scurirsi molto in cottura per via dello zucchero.
se vedete che inizia a diventare un po’ troppo scura, verso metà o tre quarti cottura copritela con dell’alluminio, in modo che finirà di cuocere senza bruciare.

Attendete che la Torta alle clementine di Nigella sia completamente raffreddata prima di estrarla dalla tortiera. Servitela spolverata di zucchero a velo.

Torta senza glutine alle noci e limone

Torta senza glutine alle noci e limone

Sapete quali sono i dolci da credenza? Sono quelle preparazioni solitamente prive di creme, e che teoricamente potrebbero essere conservate per qualche giorno nelle credenze di casa. Insomma, i dolci che possono essere conservati a temperatura ambiente.
Plum cake, torte, biscotti di ogni foggia, crostate, ciambelle e ciambelloni… chi più ne ha più ne metta.
Probabilmente sono la mia categoria di dolci preferita, quella che mi trasmette la sensazione di casa. Le torte moderne sono muscolari, sfrontate. La pasticceria da credenza è discreta, gentile, si lascia trattare, cambiare… e anche nella versione senza glutine, diciamolo, da’ sempre una gran soddisfazione!
Quella che oggi vi propongo è una versione gluten free di un classico della pasticceria da credenza, una torta senza glutine alle noci e limone, che racchiude insieme i sapori dell’autunno e il ricordo dell’estate.
Si prepara in pochi minuti davvero, e con i vostri ospiti intolleranti al glutine farete davvero un figurone. In più, costa veramente poco!

Ingredienti:
100 gr di burro ammorbidito
70 gr zucchero
2 uova grandi
80 gr farina di mais fioretto
20 gr noci ridotte in farina
30 gr fecola
1 limone naturale
8 gr lievito

Procedimento:
Iniziate a preparare la vostra torta senza glutine alle noci e limone montando il burro con lo zucchero. Appena ha raggiunto una consistenza morbida, iniziate ad incorporare un uovo alla volta, e poi continuate con le fruste elettriche a montare fino a che il composto non diventa molto chiaro e gonfio.

A questo punto, unite le zeste del limone finemente grattugiate, e poi setacciate ed unite al composto la fecola e il lievito.

Una volta che la fecola e il lievito saranno ben assorbiti, iniziate ad incorporare la farina di mais due cucchiai per volta. Una volta che si sarà interamente assorbita nel composto, unite la farina di noci, e continuate a montare l’impasto almeno cinque minuti, in modo da incorporare aria e farlo gonfiare.

Prendete poi una teglia del diametro di 18 cm. rivestita di carta forno, versate l’impasto, livellatelo e cuocete in forno statico già scaldato alla temperatura di 180 gradi per circa 40 minuti. Controllate sempre la cottura con uno stecchino, perchè ogni forno è differente, ma non aprite il forno prima che i 40 minuti siano trascorsi.

Una volta sfornata la torta senza glutine alle noci e limone, lasciatela raffreddare e poi -se volete – spolverizzatela con zucchero a velo e decoratela con qualche gheriglio di noce.

Biscotti alle mandorle e limone

Biscotti alle mandorle e limone

I biscotti alle mandorle e limone sono i fratelli minori dell’amor polenta, un dolce lombardo tipico, nato dalle parti di Varese – tanto che qualcuno lo chiama anche Dolce di Varese.
La sua tipicità è anche nella forma scanalata e rettangolare, che ha dato il nome anche a uno stampo molto particolare e tipico.

Oggi io vi propongo una versione senza glutine e biscottosa dell’amor polenta, la cui particolarità è proprio l’uso della farina di mais finissima (il fioretto) che oltre ad essere senza glutine è buona da morire… la farina di mais non serve solo per la polenta!

Ingredienti:

150 gr mix di farine senza glutine
100 gr farina di mais fioretto
50 gr farina di mandorla
110 gr zucchero semolato
7 gr di lievito per dolci
80 gr burro morbido
Succo e scorza di un limone bio
1 uovo

Procedimento:
Prendete una ciotola e mescolate insieme le farine (il mix, le mandorle e il mais) , lo zucchero, il lievito. Mescolate gli ingredienti secchi tra loro, poi aggiungete il burro e iniziate ad impastare.
Si formerà un composto sabbioso, a cui dovrete poi aggiungere la scorza e il succo di limone, oltre all’uovo intero.

Riprendete a mescolare per amalgamare gli ingredienti, in modo che si formi un impasto liscio, che dovrete mettere in frigo per almeno un’ora, coperto dalla pellicola alimentare.

Trascorso questo periodo, riprendete il vostro impasto, e staccatene dei pezzettini, formate delle palline e mettetele leggermente schiacciate sulla placca del forno, che avrete coperto con carta forno.
Se volete, per decorare i biscotti potete mettere una mandorla su ogni pallina di biscotto.

Infornate la teglia a forno già caldo a 180 gradi per circa 15 minuti.

Lasciate raffreddare i vostri biscotti alle mandorle e limone e, prima di servirli, potete anche cospargerli con dello zucchero a velo.

Se volete un’idea simile di biscotti, potete guardare anche la ricetta dei Biscotti semplici alle nocciole.

Pane dei morti vegan e gluten free

Pane dei morti vegan e gluten free

Il pane dei morti è un dolce tradizionale antichissimo, adesso diffuso un po’ dappertutto nel nord Italia, ma prevalentemente in Lombardia (anche se voci mi dicono che si mangi pure in Toscana). Facendo un po’ di ricerche, mi sono imbattuta in una tradizione che lo vorrebbe risalente addirittura all’antica Grecia, in cui vi era la tradizione di donare un pane biscottato con uva passa, farina e acqua alla dea Demetra, per assicurarsi un raccolto abbondante.

Che sia vero o meno, questa tradizione di preparare dei piccoli dolci da offrire ai defunti è arrivata fino a noi, nel tempo caricandosi di ingredienti rispetto ai primi tre della tradizione classica. Essendo però fondamentalmente rimasto un dolce della tradizione contadina, nella sua versione più tradizionale lo troviamo composto da materie prime “di riciclo”, cioè biscotti avanzati e frutta secca.

Quella che vi propongo oggi è invece una versione supermoderna, senza glutine e vegana – un ulteriore ponte tra la tradizione più antica e la cucina contemporanea.
Anche se, a dirla proprio tutta, Ippocrate aveva già diagnosticato ai suoi tempi qualche celiaco, che avrebbe apprezzato molto questa versione!
Preparare il pane dei morti vegan e gluten free è facilissimo, vediamo insieme come farlo al meglio!

Ingredienti:
170 gr mix di farine senza glutine (io ho usato questo della Nutrifree)
80 gr zucchero di canna (o semolato, se non lo avete)
20 gr cacao amaro
1 cucchiaino di cannella
70 gr latte di mandorla (o acqua)
25 gr uvetta
25 gr arancia candita (o cedro – purchè siano senza glutine)
40 gr noci sgusciate
40 gr nocciole sgusciate
40 gr mandorle sgusciate
40 gr olio di semi
1 cucchiaino di lievito per dolci glutenfree
1 pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il pane dei morti sminuzzando in un mixer la frutta secca. Non riducetela a farina, è sufficiente avere una granella un po’ grossolana – si deve sentire il scrocchierello della frutta secca.
Contemporaneamente, ammollate l’uvetta in acqua tiepida per almeno venti minuti.

Mettete tutta la frutta secca a granella, l’uvetta privata dell’acqua, la farina, il cacao, il lievito, l’arancia candita, la cannella e un pizzico di sale in una ciotola e mescolate (potete metterla anche nel contenitore della planetaria, e mescolate con il gancio per impastare).

Aggiungete l’olio a filo, sempre impastando (anche a mano), e una volta incorporato aggiungete anche il latte di mandorla.
Il composto deve risultare morbido ma sodo.

Create a questo punto dei biscotti, dando all’impasto una forma leggermente ovale. Compattate i pane dei morti vegan e gluten free con le mani, se necessario.

Metteteli su un placca coperta con carta forno, e infornate a 180 gradi statico (il forno deve essere già caldo) per circa 15 minuti.

Una volta raffreddati, cospargerli abbondantemente con lo zucchero a velo.

Castagnaccio toscano all’arancia

Castagnaccio toscano all’arancia

Il castagnaccio è come il ragù – ogni famiglia ha la sua versione, i suoi segreti, e guai a chi li mette in discussione. Le ricette tradizionali italiane sono la tipica espressione del campanilismo familiare caratteristico del nostro bellissimo Paese, che lo rende unico tra i tanti. La sua origine se la contendono diverse regioni, anche se a noi è arrivata la tradizione che lo vuole dolce toscano per eccellenza.

Oggi vi propongo la mia versione del castagnaccio toscano, che per inciso ho sempre detestato fino a quando non ho scoperto questa variante (che mi dicono essere più diffusa nella Garfagnana) un po’ più dolce, che unisce le note aromatiche del rosmarino all’arancia.
Il retrogusto di arancia e qualche cucchiaio di zucchero fanno perdere alla farina di castagne un po’ di quel retrogusto di cartoncino bagnato, che detestavo.

Il castagnaccio toscano all’arancia è un dolce vegano e senza glutine ante litteram, quindi adatto a tutti.

Queste quantità vanno bene per una teglia (che dovrebbe essere bassa) di circa 24 cm di diametro.

Ingredienti:
260 gr farina di castagne
250 ml di succo di arancia
100 ml acqua
60 gr uvetta
30 gr pinoli
30 ml olio extravergine di oliva
3 cucchiai zucchero di canna
1 rametto di rosmarino
Scorsa di un’arancia bio
1 pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il castagnaccio toscano all’arancia mettendo l’uvetta in ammollo in acqua tiepida per una mezz’ora, in modo che si possa reidratare.

Mentre l’uvetta si reidrata, tostate leggermente i pinoli in una padella antiaderente sul fuoco basso. Non serve che siano bruni, è sufficiente che inizino a “sudare” leggermente, lasciando i loro oli (e tutto il loro profumo!). Fateli raffreddare.

Mettete la farina di castagne e un pizzico di sale in una terrina, mescolate poi iniziate ad aggiungere il succo di arancia. Con l’aiuto di una frusta a mano, iniziate ad amalgamare gli ingredienti.

Aggiungete poi anche l’acqua, a temperatura ambiante, e continuate a mescolare per evitare i grumi, fino a che non si formerà un impasto liscio e omogeneo.

Successivamente, unite all’impasto – sempre mescolando con la frusta – l’olio evo e lo zucchero (che è opzionale, potete anche ometterlo se vi piace un sapore più spinto di castagne).

Infine, incorporate una parte dell’uvetta, che avrete ben strizzato e asciugato, e due terzi dei pinoli, e infine la scorza di arancia. Se non la trovate, andrà bene dell’arancia candita, che dovete tagliare a pezzettini piccoli.

Versate il composto in una tortiera a cerniera, che avrete in precedenza spennellato con l’olio. Se volete, potete mettere alla base un foglio di carta forno, per aiutarvi nell’estrazione.

Spargete sulla superficie le uvette ed i pinoli rimasti, oltre al rosmarino, e qualche goccia di olio.

Infornate il vostro castagnaccio toscano all’arancia per circa 40 minuti in forno già caldo a 180 gradi. Saprete che è pronto quando inizierete a vedersi formare delle crepe sulla superficie.

Il castagnaccio toscano all’arancia è ancora meglio se servito dopo qualche ora dalla sua preparazione, perché avrà avuto tempo di assestarsi e di amalgamare tutti gli aromi.

se ti piace la farina di castagne, puoi provare anche questi divertenti Frollini segna glutine alla farina di castagne

Baci di dama alle nocciole

Baci di dama alle nocciole

Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora mille, poi di nuovo cento,
poi senza smettere altri mille, poi cento;
poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li confonderemo anzi no, per non sapere (il loro numero)
e perché nessun malvagio ci possa guardare male,
sapendo che ci siamo dati tanti baci.”

I baci di dama sono i biscottini più dolci e romantici della pasticceria italiana. Il nome è già tutto un programma, ma anche quando li si assaggia, non si può che rimanere inebriati dalla loro bontà e dolcezza.
La loro storia inizia in Piemonte ormai un paio di secoli fa, e più precisamente a Tortona. Una leggenda (perché finisce sempre così coi grandi classici, che la storia finisce per mescolarsi con il mito) che dura fino ai giorni nostri, dice che furono inventati da un cuoco di casa Savoia (come tutto ciò che è piemontese).
Probabilmente nacquero molto prima, e originariamente venivano usate le nocciole nell’impasto, che sono una specialità di questa regione.

Ho voluto tornare alle origini, e oggi vi propongo i baci di dama in versione “nocciolata” (niente vieta di assaggiare anche la versione con le mandorle, e la trovate qui) e soprattutto nella loro alternativa con/senza glutine.

Ingredienti:
250 gr farina senza glutine Nutrifree (per la versione col glutine potete usare la stessa quantità di farina 00)
120 gr farina di Nocciole (io avevo delle nocciole tostate intere e le ho frullate nel mixer per ridurle a farina con un cucchiaio di zucchero tolto dal totale)
150 gr di burro a pomata
1 uovo
120 gr zucchero
70 gr cioccolato gianduia

Procedimento:
Mettete in una ciotola (o nella planetaria) il burro con lo zucchero, e iniziate a montarlo fino a che non avrà raggiunto una consistenza spumosa. a questo punto incorporate l’uovo, facendolo assorbire per bene, e successivamente iniziate a mescolare a bassa velocità anche la farina senza glutine (che io setaccio comunque sempre, perchè l’umidità la fa spesso agglomerare) e poi la farina di nocciole.
Mescolate per qualche minuto, fino a che non si formerà un impasto morbido ma consistente.
A questo punto, trasferite l’impasto su un piano di lavoro cosparso di farina (senza glutine per chi prepara per persone intolleranti, altrimenti 00) e lavorate a mano per pochi minuti (non troppi, altrimenti l’impasto di scalda eccessivamente) e formate un panetto, che coprirete con la pellicola alimentare e metterete a riposare in frigo per almeno 90 minuti.

Trascorsi i 90 minuti riprendere il vostri impasto, e ricavatene nelle piccole palline di impasto, che metterete su una teglia coperta di carta forno.
Rimettete di nuovo la teglia (io ne ho fatte due con queste quantità) in frigorifero per un’altra ora.

Scaldate il forno a 180 gradi, e cuocete ciascuna teglia togliendola direttamente dal frigorifero per circa 20 minuti. mentre una teglia cuoce, lasciate l’altra in frigo.

Fate raffreddare le palline, e nel frattempo preparate il cioccolato per unire i biscottini sciogliendo il cioccolato a bagnomaria (oppure potete farlo sciogliere al microonde, azionandolo per pochi secondi per volta e mescolandolo spesso, così non si brucia). Mettete un po’ di cioccolato tra un biscottino e l’altro, e fate asciugare su una gratella prima di gustare i baci di dama alle nocciole.

Crostata senza glutine all’uva

Crostata senza glutine all’uva

Dice un proverbio “Dovrebbe essere sempre settembre“. Forse, o meglio, dovrebbe essere sempre come la prima quindicina di settembre. Quando fa caldo, ma non troppo. Fa fresco, ma non troppo. Insomma, i giorni in cui si scivola con piacere dall’estate più torrida verso l’autunno fatto di colori morbidi, di mattine con il soprabito, e di cieli ancora blu e tersi, senza più l’afa e la canicola dell’estate più profonda.

E’ anche il mese di tante sagre e feste patronali di Paese, ed il mese della vendemmia per eccellenza! A settembre è tutto un pullulare di festeggiamenti, credo che ci siano centinaia di borghi, paesi e città che festeggiano qualsiasi ricorrenza. Settembre è, in definitiva, il mese più adatto per lasciarci alle spalle la stagione più calda ed entrare in autunno col cuore leggero.

Per festeggiare questo mese, oggi vi propongo una ricetta molto semplice e leggera – un solo uovo, gluten free, e bellissima anche da vedere. La crostata senza glutine all’uva è proprio il dolce ideale per celebrare questo mese meraviglioso.

Ingredienti:
per la base:
250 gr farina certificata senza glutine (io ho usato questo mix di farine di Nutrifree)
100 gr zucchero
1 uovo
3 gr lievito certificato senza glutine
60 gr olio di semi

per la crema pasticcera:
30 gr maizena certificata senza glutine
250 ml latte (io scremato)
50 gr zucchero
buccia di mezzo limone con buccia edibile
1 bustina vanillina (o mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia)
curcuma q.b.

per decorare:
uva bianca e nera a piacere

Procedimento:
Iniziate a preparare la crostata senza glutine all’uva mettendo in una ciotola lo zucchero e l’uovo. Amalgamateli velocemente con l’aiuto di una frusta a mano, e poi aggiungete l’olio, sempre amalgamando.
Iniziate poi a incorporare in questo composto le polveri: setacciate la farina insieme al lievito, e poi incorporatela poco per volta nel composto con l’uovo, sempre mescolando (io all’inizio mi aiuto con una forchetta). Appena avrà iniziato a solidificarsi, potete continuare a mano.
La frolla sarà pronta quando tenderà a non attaccarsi più alle mani.

A questo punto, stendetela tra due fogli di carta forno con l’aiuto di un mattarello, e mettetela in una teglia per crostata (io ho usato lo stampo rettangolare, ma ovviamente non è obbligatorio!). Cuocete a questo punto la frolla in bianco (io copro la superficie con carta forno e poi uso dei pesini appositi – ma vanno bene anche dei legumi secchi che non mangiate – per appiattire la carta ed evitare che la crostata gonfi in cottura). Infornate per circa 15/20 minuti a 180 gradi, forno statico già caldo. Una volta trascorso il periodo, sfornate e lasciate raffreddare prima di togliere la carta forno.

Ricordate che la frolla senza glutine, non sviluppando appunto la maglia glutinica, è estremamente fragile e friabile. Fate quindi attenzione quando la estraete dalla teglia, è molto fragile e potrebbe rompersi (indipendentemente dal suo spessore!).

Mentre raffredda, potete preparare la crema pasticcera: in un pentolino mettete a scaldare il latte con qualche pezzetto di buccia di limone in modo che insaporisca. In un’altra ciotola mettete la maizena con lo zucchero e un cucchiaino di zeste grattugiate del limone e la vanillina. Mescolate con una frusta per amalgamare. Quando il latte avrà iniziato a sfiorare il bollore toglietelo dal fuoco, e versatelo (sempre mescolando!) sulla maizena con lo zucchero. Rimettete poi sul fuoco questo composto, e mescolate continuamente fino a che non si rapprenderà. Il fuoco non deve essere alto; ci vorranno tra i cinque e i dieci minuti. Fate raffreddare coperto dalla pellicola alimentare per evitare che si formi quella pellicola fastidiosa sulla superficie della crema.

Una volta raffreddato tutto, procedete a comporre la vostra crostata senza glutine all’uva: stendete la crema all’interno del guscio di frolla e livellatela bene. Decorate poi con gli acini di uva che avrete in precedenza ben lavato. Potete realizzare tutte le decorazioni che più vi piacciono! Io ho alternato righe di acini di uva bianca e uva fragola, perchè adoro il sapore di questa varietà. Ma voi potete sbizzarrirvi con la fantasia!

Crostata fredda al pistacchio e gelé di lamponi

Crostata fredda al pistacchio e gelé di lamponi

21 luglio. Siamo andati sulla Luna.
Quando era piccola, leggevo sempre un libro enorme del mio papà, pieno zeppo di illustrazioni e foto che avevano fatto gli astronauti dell’Apollo 11 nel loro viaggio verso la Luna. Leggevo la cronaca del viaggio, quello che avevano detto e fatto, e non mi potevo nemmeno immaginare come fosse camminare in un posto con la gravità che era un sesto di quella terrestre, vedere la Terra da lontano, bellissima sfera blu fluttuante nel vuoto dell’universo.
Erano i tempi in cui leggevo tutto, mi piaceva la fantascienza, Asimov, Star Trek, i viaggi nello spazio. Prima che scoprissi che facevo a pugni con la matematica, e che stavo male sugli aerei. Insomma, prima che scoprissi che non avrei mai fatto l’astronauta.

Il 21 luglio però è anche il compleanno della mia mamma, e per festeggiare mi sono inventata una crostata fredda al pistacchio e gelé di lamponi, con la panna cotta ai fiori d’arancio.

Sembra complicata, ma non lo è affatto. L’unica cosa è aspettare che i vari strati di compattino nel frigorifero, ma in fin dei conti per tutte le torte fredde è così. Questa versione è ovviamente senza glutine, visto che il mio babbo è celiaco. Potete sostituire i biscotti che ho usato io con dei semplici Digestive, stessa quantità.

Ingredienti:
per la base
200 gr di biscotti secchi senza glutine (io ho usato questi della Galbusera)
50 gr di pistacchi sgusciati e non salati
90 gr burro sciolto

per la panna cotta
250 ml di panna fresca
250 ml di latte intero
50 gr zucchero (potete anche metterne un po’ di più se vi piace, io non farei però più di 90 gr))
5 gr colla di pesce
2 cucchiai da cucina di acqua di fiori d’arancia (se non l’avete va benissimo anche l’aroma alla vaniglia)

per il gelé di lamponi
200 gr di acqua
80 gr di lamponi
2 cucchiai di zucchero
4 gr di colla di pesce

Procedimento:
Prendete una teglia con fondo apribile da 18/20 cm e foderatela con al carta forno. In un mixer mettete i biscotti e i pistacchi, e sbriciolate il tutto alla massima velocità, in modo che si formi una farina abbastanza fine. Mettete poi nel mixer anche il burro già sciolto ed a temperatura ambiente e mixate tutto insieme, in modo che si formi un impasto di biscotti e pistacchi abbastanza omogeneo.
Mettetelo sul fondo della teglia a cerniera, compattandolo bene. Mettete poi nel frigorifero a compattare per almeno mezz’ora.

Nel frattempo, mettete in due diversi contenitori con dell’acqua fredda la gelatina, o colla di pesce, e lasciatela idratare per almeno 10/15 minuti.

In un pentolino mettete la panna, il latte e lo zucchero, e scaldate (senza farlo bollire!) per sciogliere lo zucchero. Quando si è sciolto, mettete l’acqua di fiori d’arancia e la gelatina ben strizzata e fatela sciogliere. Togliete subito dal fuoco, fate raffreddare a temperatura ambiente poi versatene un po’ (non tanta, ne basta un dito) sulla base di biscotti e pistacchio. Mettetela a rassodare nel freezer per dieci minuti.
Trascorso questo periodo, mettete la panna cotta restante e lasciate rassodare in frigorifero un paio d’ore.

Mettete poi l’acqua in un pentolino con lo zucchero (potete anche metterne di più se vi piace più dolce), e i lamponi ben lavati. Schiacciate leggermente i lamponi, così coloreranno bene l’acqua. Appena sfiora il bollore, dovrete togliere l’acqua con i lamponi dal fuoco, e passarla al colino, così eliminerete tutti i semini del frutto e vi resterà solo un liquido colorato. Scioglietevi dentro la gelatina strizzata quando è ancora caldo.
Appena raggiungerà la temperatura ambiente (e saranno trascorse le due ore per far rassodare la panna cotta), versate l’acqua colorata sopra la base di panna cotta, e rimettete in frigorifero per almeno 4 ore.

Potete decorarla a piacere, io ho usato dei lamponi avanzati e della granella di pistacchio, ma potete anche usare delle meringhette. E la vostra Crostata fredda al pistacchio e gelé di lamponi è pronta!

Cheesecake alla lavanda e mirtilli

Cheesecake alla lavanda e mirtilli

Ormai un po’ di anni fa sono stata in Islanda, terra magnifica che mi è entrata nel cuore. Non racconterò i brividi, non solo letterari, provati ad indossare pesanti felpe al 5 agosto; ma lo straordinario spettacolo della natura, gli ipnotici geyser, le immense cascate, e le storie e leggende di una terra sconosciuta e affascinante.

Lasciando perdere la carne di squalo fermentata, dal sapore terrificante tanto quanto l’odore, l’esperienza di gran lunga migliore è stata quella di conoscere lo skyr tradizionale: un formaggio a latte fermentato dalla consistenza vagamente simile allo yogurt greco, leggermente acidulo, che viene usato trasversalmente dalla colazione alla cena.

Ho già usato lo skyr in un’altra ricetta (che trovare qui), e ho voluto riutilizzarlo come ingrediente della mia cheesecake alla lavanda e mirtilli, che oggi vi presento in versione glutenfree (ovviamente potete anche farla col glutine, se non avete diverse necessità, usando per la base i frollini che preferite, o i sempreverdi Digestive).

Come sempre, vi assicuro che non è affatto difficile prepararla. Ci vuole solo un po’ di pazienza, anche perchè i tre strati di cui è composta devono avere il tempo di solidificarsi in frigorifero. E poi è l’ennesima buona soluzione per usare quel quintale di fiori di lavanda eduli che ancora albergano nella mia credenza, e che mi pare che si stiano duplicando invece che dimezzando!

Ingredienti:
150 gr di frollini senza glutine (io ho usato questi del Mulino Bianco) oppure i Digestive
75 gr burro sciolto
200 gr di mirtilli freschi
300 gr di formaggio Philadelphia o simili
250 gr di skyr (io ho usato questo di Siggi’s alla vaniglia)
1 cucchiaino di lavanda essiccata edule
50 gr latte
9 gr gelatina
90 gr zucchero semolato
1 bustina vanillina (o un cucchiaino di estratto di vaniglia)

Procedimento:
Rivestite di carta forno una teglia da 18 cm di diametro.

Con l’aiuto del mixer tritate finemente i biscotti, e poi unite anche il burro sciolto e raffreddato. Date ancora qualche impulso al mixer, così il burro si mescolerà bene con i biscotti.
Mettete il composto sulla base della tortiera (preferite sempre quella a cerniera per le cheesecake) e livellatelo per bene, compattandolo. Mettetelo in frigorifero per almeno mezz’ora.

Intanto proseguite mettendo in ammollo in acqua fredda i fogli di gelatina: per facilitarvi, mettetene metà in un contenitore e l’altra metà nell’altro, visto che serviranno in due momenti diversi.

In una terrina amalgamate lo skyr con il formaggio tipo Philadelphia, e lo zucchero, amalgamando il tutto per formare una crema. Dividetela in due parti uguali e mettetela in frigo, mentre preparate lo sciroppo di mirtillo.

Mettete i mirtilli prima a lavare sotto l’acqua corrente, e poi in un pentolino con poca acqua (tre/quattro cucchiai bastano) e un cucchiaio di zucchero. A fuoco basso portate ad ebollizione piano piano, mescolando frequentemente. I mirtilli inizieranno a rilasciare il loro succo e si sfalderanno, creando una sorta di composta. Dopo circa cinque minuti togliete dal fuoco, e con l’aiuto di un colino filtrate bene il succo che si è creato,, schiacciando bene i mirtilli.
Nello sciroppo che si sarà così formato, che sarà ancora caldo, mettete una parte della gelatina reidratata, che dovete ben strizzare e poi sciogliere nel succo di mirtilli.

Prendete poi una parte del composto con lo skyr e inseritevi lo sciroppo di mirtilli, mescolando molto bene. Estraete la teglia dal frigo e mettete sopra lo strato di biscotti lo strato di crema al mirtillo. Livellate bene e ponete in frigo per almeno due ore.

Trascorso questo periodo, prendete il secondo composto di skyr e formaggio: fate sciogliere la vanillina o l’estratto di vaniglia in un pentolino con 50 gr di latte e quando di sarà scaldato strizzate bene e versatevi dentro la rimanente gelatina. Fatela sciogliere e poi versatela nel composto con il formaggio, amalgamando molto bene. Per ultimo aggiungete, sempre mescolando delicatamente, un cucchiaino di lavanda edule. Versate questa crema sopra quella al mirtillo, che nel frattempo si sarà solidificata, e rimettete in frigorifero per altre tre ore almeno.

La vostra cheesecake alla lavanda e mirtilli è pronta per essere gustata; lasciatela a temperatura ambiente una quindicina di minuti prima di gustarla.

Torta alle ciliegie e pistacchi

Torta alle ciliegie e pistacchi

Per me la felicità somiglia a mangiare le ciliegie.

Niente rappresenta di più quel periodo dell’anno che dalla primavera scivola mollemente nell’estate, con le giornate che si allungano, e i pigiami che si alleggeriscono, che un piatto di rosse ciliegie.
Le ciliegie sono la fine della scuola, l’attesa delle vacanze che si accorcia.La luna che si fa più vicina alla finestra alla sera.

E le ciliegie sono anche le protagoniste di questa buonissima torta alle ciliegie e pistacchi, ricetta che ho rubato ad Alice di Panelibrienuvole, con i miei soliti maneggiamenti, anche perchè nella versione originale c’era un po’ troppo burro rispetto a quello che il mio fegato riesce a digerire.

Quindi, con le doverose modifiche, vi lascio la ricetta della mia versione della torta alle ciliegie e pistacchi, che ha avuto recensioni unanimi da parte dei miei colleghi (che sono anche i miei critici gastronomici, ovvero vittime predilette), ed entrerà di diritto anche nella top ten delle vostre preferite, ne sono sicura.

Ingredienti:
300 gr di ciliegie
175 gr di albumi
140 gr di zucchero a velo
80 gr di pistacchi sgusciati e tostati
20 gr di mandorle sgusciate e tostate
70 gr di olio vegetale
50 g di farina 00 (per la versione glutenfree usate 60 gr di farina senza glutine. Io ho usato questa)
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaino di lievito

Procedimento:
Per prima cosa con l’aiuto di un mixer frullate la frutta secca con il cucchiaio di zucchero, fino a che non avrà raggiunto la consistenza di una farina granulosa. Poi mettete da parte.
Lavate bene le ciliegie e privatele del nocciolo, e dividetele a metà.

In una ciotola mescolate insieme la farina, la frutta secca sminuzzata, lo zucchero a velo, il lievito e un pizzichino di sale, e mescolate bene.
Montate a neve ferma gli albumi, e poi agli albumi montati unite a poco a poco il composto di farine, e poi aggiungete l’olio, sempre mescolato. Vi sarà di aiuto una spatola.

Foderate una teglia da 18 cm apribile con carta forno (oppure ungetela e infarinatela) e versate un terzo dell’impasto.
Coprite poi con uno strato di ciliegie, usando circa metà di quelle denocciolate.
Versate un altro terzo dell’impasto sopra le ciliegie, poi dopo aver livellato mettete l’altra metà delle ciliegie.
Infine, coprite con l’ultimo terzo dell’impasto residuo.

Mettete in forno già caldo a 160 gradi per 60 minuti. Fate sempre la prova stecchino!

Toglietela torta alle ciliegie e pistacchi dalla teglia solo se si è raffreddata completamente, e se volete spolveratela con dello zucchero a velo.