Cookies lamponi e cioccolato bianco

Cookies lamponi e cioccolato bianco

E’ arrivato quel periodo dell’anno. Più nello specifico, quello in cui mi avvio mesta e con grigie nuvole piene di pensieri negativi verso il CAF per fare la mia annuale dichiarazione dei redditi.
Non mi fraintendete, io pago le tasse e non mi lamento.
Il denaro dei contribuenti deve essere sacro” diceva il Presidente Einaudi, e della mia piccola quota di sacralità io vado (credo giustamente) fiera. Insomma, nel mio piccolo contribuisco.

Quel che davvero detesto sono le burocrazie, le infinite sedute davanti a impiegati che ne sanno molto meno di quanto dovrebbero e che hanno la flessibilità di un cancello automatico. Questa continua sensazione di essere vista come un potenziale evasore anche quando, presa dallo sconforto, inizio a lamentarmi che io le voglio pagare le tasse, ma vorrei anche tornare a casa per l’ora di pranzo e non essere sequestrata. Fotocopie, anacronistiche montagne di scontrini per provare l’improvabile – sì, ho pagato trenta euro trenta con un biglietto da dieci e uno da venti, che dovevo fare? Le fotocopie delle banconote?

La depressione di questa giornata può essere sollevata solo da una cosa, i Cookies lamponi e cioccolato bianco. I lamponi, con il loro piccolo acuto acido, accompagnano ed esaltano la dolcezza burrosa dei cookies e del cioccolato bianco, e creano un’armonia di gusto semplicemente irresistibile.

A differenza delle tasse, questi Cookies Lamponi e Cioccolato Bianco sono facilissimi da realizzare, e non richiedono nemmeno riposo in frigorifero. Venti minuti e via.
Magari si potessero pagare le tasse con la stessa velocità!

Cookies Lamponi e Cioccolato Bianco
Ingredienti per circa 20 cookies:
100 g zucchero di canna
100 g zucchero semolato
180 g burro morbido
1 uovo
un pizzico di sale
270 g farina 00
4 g bicarbonato di sodio
80 g gocce di cioccolato bianco
un cucchiaino di estratto di vaniglia
125 g lamponi freschi

Preparazione:

Questa versione dei Cookies Lamponi e Cioccolato Bianco è superveloce, e se preparate gli ingredienti prima di iniziare ad impastare lo sarà ancora di più.

Sbattete il burro con i due tipi di zucchero per renderlo cremosissimo. Ci vorranno cinque minuti, mal contati.
Aggiungete l’uovo (intero) e l’estratto di vaniglia, e continuate a sbattere con la frusta.

Una volta che l’uovo si sarà assorbito, potete procedere unendo gli ingredienti secchi (la farina, il bicarbonato e il sale). Io preferisco incorporare i secchi con una spatola, per controllare meglio l’assorbimento dei liquidi con le polveri.

Solo a questo punto potete aggiungere prima le gocce di cioccolato (va bene anche del cioccolato bianco tagliato al coltello in maniera grossolana), e una volta che si saranno ben incorporate anche i lamponi, lavati e mondati, e soprattutto asciugati.

Non lasciate acqua in aggiunta nei lamponi, perché potrebbe rovinare l’impasto (io li lavo prima di iniziare a preparare e li lascio scolare una ventina di minuti prima di asciugarli dolcemente con un canovaccio).

Dall’impasto prendete delle piccole palline aiutandovi con i palmi delle mani (direi una dimensione di circa 4/4,5 cm di diametro, ma io vado a occhio), e ponetele su una teglia già coperta di carta forno.
Lasciate un po’ di spazio tra i cookies, perché si allargheranno in forno.

Con queste quantità di solito ne faccio un paio di teglie.

Cuocete i Cookies Lamponi e Cioccolato Bianco nel forno già a temperatura (180 gradi) per 8/10 minuti.

Appena tolti dal forno non li toccate – sono molto soffici e si romperebbero.
Aspettate che si intiepidiscano prima di staccarli dalla teglia.

Resistono un paio di giorni in un contenitore da porre al fresco.
…. resistono… in realtà finiranno prima, credetemi!

Se vi picciono i cookies, provate anche la versione vegan.

Plumcake fragole e cocco e benvenuto maggio

Plumcake fragole e cocco e benvenuto maggio

Le settimane che precedono il mio compleanno sono sempre dedicate ai bilanci dell’anno appena trascorso. Un attimo che rubo a me stessa per guardarmi indietro e guardarmi intorno, a dove sono e dove sono stata, prima di capire dove voglio andare.
Gli anni cominciano ad essere importanti, e ad ogni rintocco del compleanno che aggiunge una unità alle già tante decine mi rendo conto della strana curva che ha preso la mia vita, tra fotografie e teglie da forno.

E’ universalmente noto che non ho mai cucinato in vita mia fino al matrimonio, avvenuto un bel po’ avanti rispetto alla media (ma a noi piace essere originali!). E pure i primi anni non è che mi sia mai prodigata di più della apertura di qualche busta surgelata.
Difficile dire da dove sia venuta la mia illuminazione.
Escludendo Damasco, dove non sono mai stata, rimane la mia piccola cucina rossa, dove un pomeriggio di una domenica in cui mi annoiavo un po’ mi sono cimentata in una Torta alle carote. Da lì la strada è stata tutta in discesa.

Carota dopo carota, sono qui.
Le cose cambiano, e spesso in modi che non ci eravamo nemmeno prefigurati. Infatti… com’è che ultimamente ho iniziato a sognare una casa in campagna con un bel giardino e un orto io, che non ho mai contemplato di vivere altrove che non fosse una città?

Mentre mi crogiolo nel pensiero della mia bella casa di campagna, magari una campagna vicino al mare, spizzicando qualche fragola, ne uso qualcuna per fare un delizioso Plumcake alle Fragole e Cocco.
E’ semplicissimo realizzarlo. Basta una bella ciotola, e via.

Il Plumcake alle Fragole e Cocco è senza burro, che ho sostituito con del buon yogurt al cocco, che insieme a qualche cucchiaio di farina di cocco dà un profumo speciale… proprio quello dell’estate che si avvicina.
Con questo Plumcake alle Fragole e Cocco sarà bellissimo fare colazione nelle prime mattine di maggio.

Ingredienti:
250 g farina 00
50 g amido di mais (o di riso)
50 g farina di cocco
250 g yogurt al cocco
16 g lievito per dolci
succo di mezzo limone
zeste del limone
3 uova

Preparazione:
Sgusciate le uova e montatele bene con lo zucchero, in modo che si gonfino e diventino belle chiare.
Aggiungete poi lo yogurt, la scorza e il succo di limone e la farina di cocco.
Mescolate ancora con le fruste, ma a bassa velocità.

Ora potete unite gli ingredienti secchi, setacciati: farina, amido di mais e lievito.

Infine, prendete le fragole: lavatele bene, mondatele e asciugatele con un canovaccio.
Tagliatele a pezzetti non troppo piccoli.
Spolveratele con della farina e unitele all’impasto, amalgamando dolcemente con una spatola (o una leccapentole).

Prendete uno stampo per plumcake, foderatelo con della carta forno e versate l’impasto nello stampo.
Se volete potete coprire la superficie con della granella di zucchero.

Cuocete il Plumcake alle Fragole e Cocco nel forno già caldo a 180 gradi per circa 55 minuti, o un’ora.
Controllate a 50 minuti, perchè ogni forno ha il suo modo di cuocere.
Se notate che il Plumcake alle Fragole e Cocco inizia a scurirsi, potete coprirlo con un foglio di alluminio così non scurirà troppo.

Ode al bicarbonato e i Pancakes vegani

Ode al bicarbonato e i Pancakes vegani

Il vocabolario ci dice che la definizione più corretta di scoperta è “Acquisizione alla conoscenza e all’esperienza umana di luoghi, fenomeni, nozioni, oggetti prima sconosciuti”.
Avevo notato, leggendo tante ricette specie americane, che c’è sempre un pizzico di baking soda, cioè bicarbonato, anche quando veniva già utilizzato il lievito chimico, e mi chiedevo come mai.
La composizione del lievito chimico già include il bicarbonato. Per quanti non lo sapessero, il lievito che usiamo comunemente nei dolci è formato da una base alcalina, rappresentata proprio nella maggior parte dei casi dal bicarbonato, unita a una base acida e a un deumidificante per la conservazione (di solito un amido).
Quindi mi sono sempre chiesta perchè dare un boost di bicarbonato a un impasto che già ne ha.

La cucina è una scienza, non solo un’arte. Magari non una scienza esatta al grammo, ma vediamo tutti le trasformazioni del cibo quando viene cotto, e non possiamo non riconoscere dietro lo zampino della scienza. Fisica, chimica, biologia e sapore.
Quindi ho voluto dare una chance agli amici americani e al loro bicarbonato, e per farlo ho scelto una ricetta vegan che, per la mancanza di uova montate, ha la tendenza a non crescere un gran chè in cottura.

I Pancakes Vergani sono preparati con una banana matura come legante, che dà anche un buon sapore al prodotto finale, e molta dolcezza.
Purtroppo dà anche molta umidità, che non facilita il volume in cottura. Mi sembrava la occasione giusta per fare un esperimento chimico-fisico senza arrischiare una torta intera.
Che dire? Eureka!

I Pancakes Vegani sono venuti belli soffici, più alti del normale, e hanno mantenuto la morbidezza a lungo e non sono diventati quelle suole di scarpa che di solito diventano dopo qualche ora dalla cottura. Il bicarbonato aggiunge un po’ di sofficità all’impasto, e aiuta a intrappolare le bolle di gas che rendono l’impasto soffice.
Il segreto è in realtà un semplice processo biochimico. La base alcalina del bicarbonato reagisce a contatto con l’acido del limone (o dell’aceto) e oltre ad essere ipnotico vedere un esperimento di chimica nella nostra cucina, ha come risultato di aiutare le nostre preparazioni ad acquisire morbidità che dura nel tempo.

L’ho provato anche in un’altra preparazione (una ciambella normalissima) che si è mantenuta morbida anche se l’abbiamo lasciata (meglio: dimenticata) non coperta per due giorni.

Naturalmente il bicarbonato va usato con moderazione, perchè tende a dare un po’ di acidità. Troppo bicarbonato ha come effetto quello di gonfiare e poi sgonfiare subito il vostro dolce , rovinandolo. In questa ricetta ce n’è solo qualche grammo, e anche nei dolci da credenza ne metto anche meno. Ma la reazione è sufficiente per dare un aiutino al lievito chimico a mantenere l’impasto cotto come una nuvola.
Provatelo. Ne vale la pena.

Pancakes Vegani.

Ingredienti:

mezza banana matura
125 g farina 00 (o di farro)
130 ml latte di mandorla (o altro latte veg)
25 g zucchero
1 cucchiaino estratto di vaniglia
15 g olio dolce
6 g lievito per dolci
2 g bicarbonato
mezzo cucchiaino di aceto di mele o di succo di limone

Preparazione:
Schiacciate la banana a formare una poltiglia e mettetela da parte.

In una ciotole setacciate i secchi (farina, lievito, bicarbonato e zucchero).
versate sui secchi il mezzo cucchiaino di limone o aceto, e attendete qualche secondo che reagisca facendo tante bolle.

Aggiungete la banana schiacciata, l’olio, il latte vegetale e mescolate con una frusta a mano.

Ungete una padella con poco olio, e quando è ben calda versate un po’ di impasto, e cuocete a fuoco medio.
Girate il Pancake Vegano quando inizieranno a comparire le prime bollicine in superficie.

Un’altra versione dei pancakes vegani? guardate qui!

Salvate il brutto anatroccolo! I biscotti ripieni di fragole

Salvate il brutto anatroccolo! I biscotti ripieni di fragole

Per quanto mi impegni a imparare a fare bene la spesa, purtroppo ci casco sempre. Avete voglia a girare col carrello e il foglietto in mano, a spuntare diligentemente la lista. Quando arriva lei, potete scommetterci che novantanovevolte su cento ci casco.
Arriva mascherata da qualsiasi cosa. L’offerta speciale, l’idea che balena all’improvviso, il “ne compro un altro perchè non si sa mai”, e .. tac. Il carrello si riempie di cose talvolta superflue, talvolta inutili, che poi hanno la tendenza ad andare a male molto più velocemente di quanto avrei mai voluto.

Sprecare il cibo è inqualificabile, ma sembra che questo non ci fermi dal buttarlo. Si stima che ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo venga buttato o sprecato. Sono miliardi di tonnellate, per dire. Trenta chili pro capite. Una enormità.

Prendo spunto proprio dal Giorno della Terra, che ormai dal 1970 celebra il 22 aprile di ogni anno la giornata del nostro piccolo pianeta blu, come preservarlo e proteggerlo (purtroppo da noi), per ricordarci che il cambiamento nasce dalle piccole cose. Tipo dal carrello della spesa.

La ricetta che vi propongo oggi è non solo facile, ma utilissima per evitare di buttare la frutta un po’ troppo matura, magari ammaccatuccia. La frutta di oggi (rigorosamente di stagione!) sono le fragole che stavano tirando gli ultimi in frigorifero, ma la ricetta è talmente versatile che la potete rifare durante tutto l’anno, con quel che offre la natura. Pesche bianche e rosmarino, albicocche, frutti rossi e limone, prugne e vaniglia…

Ultimo particolare, non da poco per i fanatici della dieta: non c’è burro. Malgrado questo, i biscotti ripieni di fragole sono irresistibili. Vi lascio la ricetta con dosi per circa 26 biscotti del diametro di circa.. direi 6 millimetri. Potete usare un tagliabiscotti, ma anche una tazzina de caffè. Tondi, cuoricini… libero spazio alla fantasia.
C’è solo un mantra, obbligatorio.
Non si butta la frutta brutta.
Si fanno i biscotti più buoni del mondo.

Ingredienti:
400 g farina 00
2 uova medie
140 g zucchero semolato
120 g olio (delicato, io uso quello di riso)

per il ripieno:
200 g fragole
2 cucchiai zucchero
1 cucchiaino di maizena
un cucchiaino estratto di vaniglia (opzionale)

Preparazione:

Iniziamo a preparare i biscotti ripieni di fragole mettendo le fragole lavate e tagliate a pezzettini (e prive del picciolo) in un pentolino, con lo zucchero e l’estratto di vaniglia (se lo volete). Lasciate qualche minuto sul fuoco dolce mescolando di tanto in tanto, fino a che lo zucchero non si sia sciolto.
A questo punto, sciogliete la maizena in un cucchiaio di acqua in modo che non faccia grumi, e poi versatela sulle fragole, mescolando. Lasciate cuocere la frutta altri dieci minuti, mescolando spesso per evitare che si attacchi o bruci. La frutta sarà pronta quando avrà iniziato a sfaldarsi un po’ e il succo rilasciato dalla frutta avrà iniziato a condensarsi.
Togliete quindi dal fuoco e fate intiepidire.

Nel frattempo, potete preparare la frolla all’olio.
In una ciotola rompete le uova, aggiungete l’olio e lo zucchero ed emulsionate con una frusta a mano o una forchetta, in modo che lo zucchero inizi a sciogliersi.
Poi aggiungete la farina in tre riprese, aggiungendo quella successiva appena la precedente si sarà assorbita.

Poichè l’assorbimento della farina dipende dalla grandezza delle uova, se queste sono medio grandi potreste aver bisogno di qualche cucchiaio di farina in più. La frolla è pronta quando avrà smesso di essere appiccicosa.

Il bello della frolla all’olio è che non necessita di riposo.
Quindi, potete stenderla subito su un foglio di carta forno leggermente infarinato, tenendo uno spessore di circa tre/quattro millimetri (io vado a occhio, quindi non avete bisogno del goniometro!!!). Con il vostro tagliabiscotti (o coppapasta, o quel che avete) tagliate i dischi in numero pari, visto che poi li dovete accoppiare.

Ponete sulla teglia (coperta da un foglio di carta forno) metà dei dischetti, punzecchiateli leggermente con i rebbi della forchetta, e poi ponete al centro un po’ di fragole cotte (un cucchiaino, direi). L’importante è che lasciate un bordino intorno per sigillare il biscotto.

Ponete sopra alle fragole il dischetto di frolla di chiusura, premete leggermente sui bordi con le dita e poi chiudete bene con i rebbi della forchetta. Continuate fino ad esaurimento della pasta frolla.

Mettete la teglia con i vostri biscotti ripieni di fragole nel forno già caldo a 180° per circa venti minuti. Dovete toglierli quando iniziano a colorarsi leggermente.

Prima di staccarli dalla teglia attendete che si siano leggermente intiepiditi.

Potete servirli spolverati di zucchero a velo, ma anche senza. Sono buoni comunque. Se uscirà un po’ di liquido dalla calotta del biscotto, non vi preoccupate… è il succo più buono del mondo!

Matti per le fragole? Un’altra idea di biscotti alle fragole la trovate qui.

La Francia, per me. La fougasse provençale aux herbes

La Francia, per me. La fougasse provençale aux herbes

La strada verso ovest era inondata dal sole accecante di luglio. La lingua di asfalto correva tra mare e prati, ed io col finestrino abbassato e una stazione radio francese cantavamo all’aria una canzonetta estiva di tanti anni prima. Mi sentivo BB mentre tenevo il mio cappello di paglia contro il vento.

Ho parlato francese per anni prima di parlare davvero con un francese, e già per me questa cosa era un evento da ricordare. Era l’ultima estate dell’ultimo secolo, il mondo era un posto diverso, più analogico e forse un po’ più bello.

Era un tipico viaggio squattrinato, ma non mi sono persa l’assaggio della fougasse provençale, parente alla lontana della nostra focaccia, ma quasi sempre – nella versione provenzale – accompagnata da erbe, olive, formaggi, o lardon, se ci si vuole fare del male.

Erano tantissimi anni che non l’assaggiavo, ma complici i casi della vita, che non sono quasi mai casi, mi è tornata voglia di rifarla. Così, mentre ripasso il mio francese che ormai si è scalcagnato un po’ e ha bisogno di rinfresco più del lievito madre, ho infornato questa delizia.

Ci sono diverse versioni, naturalmente, perché anche Oltralpe ogni città ha la sua fougasse. Quella che vi propongo oggi è la più semplice e veloce che ci sia, presa (liberamente) dal libro “A table avec Marcel Pagnol”, così ho fatto anche esercizio di lingua francese. L’ho aromatizzata semplicemente con timo e rosmarino, due erbe che si trovano in Provenza ma anche da noi, e quindi è possibile realizzarla con davvero pochissimo sforzo.
Ho usato la farina di farro bio, che in questo periodo sto adorando, ma potete usare quella che volete naturalmente.
Fate la fougasse, e lasciate che il suo profumo di erbe e buon olio di oliva vi invadano la cucina.
Non ve ne pentirete!

Fougasse provençale aux herbes

Ingredienti (per una fougasse):
500 gr farina id farro (o quella che desiderate)
20 g lievito di birra fresco
30 g + 250 g acqua tiepida
30 g olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale fino
rosmarino e timo a piacere

Preparazione:
Iniziate a preparare la vostra fougasse sciogliendo in 30 g di acqua tiepida il lievito di birra fresco. Lasciatelo attivarsi per una quindicina di minuti.

Nel frattempo, mettete in una ciotola (o nella planetaria) la farina di farro, l’olio di oliva, l’acqua tiepida (250 g) e il sale. Mescolateli brevemente, e poi – trascorsi i 15 minuti – versate anche il lievito sciolto nell’acqua.

Impastate per qualche minuto, fino a che l’impasto sarà liscio (o si staccherà dalle pareti della planetaria). Sarà ancora abbastanza morbido e leggermente appiccicoso, ma va bene così.

Ungete una ciotola, adagiatevi l’impasto della fougasse, coprite con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio (a seconda della temperatura esterna ci potrebbero volere da un’ora e mezza a due ore).

Scaldate il forno a una temperatura di 210 gradi.
Nel frattempo, riprendete l’impasto, e impastate nuovamente, incorporando le erbe (io ho messo due cucchiaini di rosmarino fresco tritato fine e uno di timo), e poi stendete l’impasto sulla carta forno con le mani, dando una forma simile a una foglia.

Prendete un coltello, o la rotella della pizza, e realizzate dei tagli che dovrete leggermente allargare con le dita così che rimangano anche in forno.

Spennellate di olio la superficie della fougasse e spargete del sale grosso sulla superficie.

Cuocete in forno per 25 minuti. Ricordate di mettere sul fondo del forno un piccolo contenitore pieno di acqua, in modo che la fougasse diventi soffice all’interno, ma croccante all’esterno.

Gustatela appena tiepida, con quello che volete. Anche da sola.
Credetemi, la rifarete.

Il mondo sottosopra – Upside Down Cake alle Fragole e Banane

Il mondo sottosopra – Upside Down Cake alle Fragole e Banane

La storia delle torte sottosopra è più lunga di quanto si potrebbe pensare. Non parlo della più famosa sottosopra, la celeberrima Tarte Tatin, quanto piuttosto le upside down cakes, che hanno iniziato a comparire nei libri di cucina nella seconda metà del 1800. Inizialmente venivano chiamate skillet cakes, cioè torte in padella, che poi venivano letteralmente ribaltate sui piatti da portata (quando non erano mangiate direttamente in padella!).

La moda delle upside down cakes ebbe un ritorno negli anni ’20 del secolo scorso, per opera della Dole Pinapple Company, che magari conoscete perchè ora importa anche altri frutti esotici oltre all’ananas. Questa azienda indisse un contest di ricette che avrebbero dovuto avere il loro frutto come protagonista.
Incredibilmente, arrivarono 2.500(proprio così!) ricette di upside down cakes all’ananas, che furono tutte pubblicate contribuendo al revival di questa ricetta.

Adesso le upside down cakes sono proposte in milioni di versioni, con tutte le combinazioni di frutta che potete immaginare. Uno dei miei primi esperimenti è stata proprio una upside down ma alle banane, che mi si è letteralmente ribaltata sul pavimento della cucina. Capite perchè sono passati anni da quella volta, e fino ad oggi ho avuto il terror sacro di riprovarci.

Ma questa Upside Down Cake alle Fragole e Banane non solo è venuta bene e non si è suicidata mentre la sfornavo, ma è anche buonissima. Una consistenza metà torta e metà budino, con un buon profumo di frutta fresca, qui ve la propongo in versione senza glutine. Potete però anche sostituire il Mix glutenfree con della semplice farina 00 (la proporzione è 1:1).
Non vi serviranno strumenti strani. Basta una teglia, qualche ciotola, e un’oretta del vostro tempo.

Naturalmente è buonissima anche preparata con pesche e more… e perchè no, con dell’ottimo ananas in barattolo, alla maniera del nostro vecchio signor Dole!

Ingredienti:
180 g mix farina senza glutine
2 banane mature
1 uovo
1 tuorlo
200 g zucchero semolato
5 g lievito per dolci
2 g bicarbonato
70 g olio
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Per il topping:
450 g fragole fresche
50 g zucchero semolato
15 g maizena

Preparazione:
Lavate bene le fragole e tagliatele in senso longitudinale dopo averle asciugate bene.
Ponetele in una ciotola con lo zucchero e la maizena, e mescolate. Lasciate riposare mentre preparate il resto della torta.

Montate l’uovo ed il tuorlo fino a che non diventano ben chiari e gonfi (saranno meno gonfi di quando li montate con lo zucchero, ma vedrete che dopo 5 minuti avranno cambiato consistenza inglobando aria. Questo vi serve per far crescere l’impasto in forno, visto che usiamo davvero pochi agenti lievitanti.

Mentre montano le uova (o dopo se non avete la planetaria e dovete gestirvi tutto a mano), mettete in un’altra ciotola il mix senza glutine, lo zucchero, un pizzico di sale, il bicarbonato e il lievito, e mescolate con una frusta a mano per amalgamare il tutto.

Incorporate nelle uova montate (mentre le fruste stanno ancora andando) l’olio a filo e l’estratto di vaniglia.

Infine, schiacciate benissimo le banane con l’aiuto della forchetta (se volete potete usare anche un frullatore, ma a me piace sentire un po’ di consistenza e quindi le schiaccio a mano).
A questo punto, versate sugli ingredienti secchi le uova montate con l’olio, le banane, e con una spatola (cercando di non smontare le uova) mischiate il tutto mescolando dall’alto verso il basso.

Prendete una teglia quadrata (la mia è di 20 x 20), e foderatela di carta forno.

Riprendete le fragole e ponetele sul fondo della teglia, mi raccomando senza l’acqua che avranno sviluppato (e che deve restare sul fondo della ciotola. Non mettetela nella teglia!).

Una volta messe tutte le fragole sul fondo, versatevi sopra l’impasto con le uova, e stendetelo in maniera omogenea con l’aiuto di una spatola.

Mettete a cuocere in forno già caldo a 180 gradi per circa 30/35 minuti.
Se a 25 minuti vedete che la superficie della torta inizia a scurire, coprite con un foglio di alluminio.

Lasciate raffreddare la torta nella teglia prima di rovesciarla su un piatto. Mi raccomando, togliete delicatamente la carta forno, per non rovinare il topping di fragole.
Potete mangiarla così, o con una pallina di gelato alla vaniglia – la upside down cake alle fragole e banane è buona sia sola che accompagnata!
Resiste tre giorni (se non finisce prima!) ma va conservata in frigo, in un contenitore coperto.

Vi piacciono le fragole e volete una ricetta senza glutine? Guardate qui queste bellissime Galettes!

Sukharyky e i fiori nei cannoni

Sukharyky e i fiori nei cannoni

Non ne posso essere certa, ma non credo di andare lontana dal vero se dico che non molti, fino a qualche settimana fa, sarebbero stati in grado di dire dove si trovasse esattamente l’Ucraina. Meno ancora avrebbero saputo dell’esistenza del Donbass, per esempio.

I recenti avvenimenti ci hanno catapultato in un incubo geopolitico, fatto di cartine che avremmo voluto vedere solo aprendo la scatola del Risiko, di feriti. Di code di sfollati e bambini soli mandati oltre confine sperando nella salvezza. Tutte le nostre sicurezze, già vacillanti dopo la pandemia, sono state catapultate in un’altra dimensione.

Di fronte alla tragedia di due popoli, poichè l’onta dell’assalitore marchierà una generazione, parlare di cucina sembra un esercizio inutile. Eppure, il cibo è l’unico elemento che può unire. Elemento di socializzazione, di condivisione, di apertura agli altri.
Nello stesso tempo, il cibo è un forte elemento di identità culturale. In Italia non esiste regione, provincia, o perfino paese che non vanti una sua specialità. E tutte queste identità sono un elemento culturale fortissimo, che definiscono una comunità.

Proprio da questa riflessione sono partita per conoscere di più un Paese lontano e vicino, e la ricetta dei Sukharyky è speciale anche sotto questo aspetto. Se non volete rifarli per conoscere un nuovo Paese, fateli perchè sono troppo buoni. Ve lo assicuro.
Sono una vera droga.
Sono una dolce parentesi, mi piacerebbe se fossero loro i fiori nei cannoni.
La ricetta originale è di Olia Hercules e la trovate nel suo libro Mamushka, e se la volete tradotta la potete trovare nel blog dell’amico Biagio.

Io ne ho fatto la mia versione, un po’ modificata perchè non avevo tutti gli ingredienti a casa.
Anche se un po’ monca, questa ricetta dei Sukharyky è spaziale. Le noci sono eccezionali, danno a questi biscotti tradizionali ucraini un sapore eccezionale. Si preparano con facilità, quindi non avete scuse.
Inoltre, visto che ora non si può, possiamo visitare l’Ucraina a tavola, mentre speriamo che presto si possa visitarla in pace.

Ingredienti:
150 g farina 00
1 uovo piccolo
70 g burro
60 g zucchero semolato
150 g noci
mezza fialetta di aroma al rum (opzionale)
un pizzico di sale
latte per spennellare la superficie dei sukharyky

..nella ricetta originale ci vorrebbero anche 50 g di albicocche secche a pezzettini (o uva sultanina) ma io non l’avevo….

Preparazione:
Prendete le noci e mettetene circa metà nel mixer e riducetele a farina, e poi mettetele da parte.
L’altra metà servirà per decorare i Sukharyky, quindi mettetele da parte.

In una ciotola mettete l’uovo leggermente sbattuto, lo zucchero, il burro ammorbidito, l’aroma di rum (se avete un po’ di rum potete usare quello), il sale e le noci ridotte a farina.
Unite anche la farina e, se le avete, le albicocche secche (o l’uvetta).

Mescolate bene fino a che si sarà formato un impasto abbastanza morbido ma comunque compatto. Se fosse davvero troppo umido potete aggiungere ancora poca farina.

Prendete una teglia e rivestitela di carta forno.

Dividete l’impasto in quattro parti e, con le mani leggermente umide formate quattro salsicciotti del diametro di circa due centimetri e mezzo.
Poggiateli sulla teglia e appiattiteli leggermente con le mani, e poi spennellateli con un po’ di latte.

Prendete le noci rimaste, dividete a età le metà delle noci, e mettetele una accanto all’altra, distanziate di poco, su ciascun salsicciotto. Premetele nell’impasto così le noci saranno ben trattenute nell’impasto.

Mettete quindi la teglia in frigorifero a indurire per un’ora.

Scaldate il forno alla temperatura di 180 gradi, e trascorsa l’ora di riposo, mettete la teglia nel forno già caldo, e cuocete i salsicciotti per circa 10/15 minuti.
Abbassate poi la temperatura a 150 gradi.
Togliete la teglia dal forno, e stando attenti a non scottarvi tagliate i Sukharyky in corrispondenza delle noci (ogni una o due metà di metà di noci).

Rimettete in forno la teglia, e terminate la cottura dei Sukharyky per un’altra mezz’ora. Spegnete quindi il forno e fateli raffreddare all’interno del forno stesso.
Io ce li ho lasciati tutta la notte.

Wool Roll Bread e i ricordi del lockdown

Wool Roll Bread e i ricordi del lockdown

Qui in Italia, la seconda settimana di marzo ha ancora nei ricordi il sinistro suono di quella musichetta terrificante con cui il Governo ci metteva in guardia dal virus, nei primi giorni dell’epidemia. L’11 marzo di due anni fa abbiamo chiuso tutto, abbiamo aperto i forni ed iniziato con poca farina e lievito di birra al mercato nero una nuova fase di vita della nostra povera umanità.
Rivedo me stessa mentre mi allaccio il grembiule nella mia piccola cucina rossa, guardando dalla finestra il cielo blu, e ascoltando il silenzio intorno, mentre fuori la primavera si prepara ai suoi colori, malgrado tutto – malgrado noi.

Ho seminato lenticchie e desideri.
Ho lasciato che mi mancassero le persone quelle vere, le abitudini giornaliere, gli abbracci e il cappuccino al tavolo del bar.
Ho lasciato che fossero le piccole cose a sorprendermi, quelle che in un giorno come tutti i giorni nemmeno vedi, mentre cammini a passo svelto verso il prossimo appuntamento.

Ho cucinato, tanto. Per non pensare e per pensare ad altro.

Ho imparato a lavorare in maniera diversa, a preoccuparmi di chi stava troppo lontano, ad avere paura e poi a non averne più.
Pensavo che ne saremmo usciti migliori, ma in realtà non ne siamo ancora usciti, e di migliorare nemmeno a parlarne. Però in quei giorni ho visto angoli di bellezza, solidarietà, sguardi pieni di sorrisi dietro le mascherine improvvisate. E ho immaginato che sì, la speranza c’è sempre che qualcosa migliori.
Non sarà ora, sarà tra un secolo. Ma l’umanità può essere migliore di quella che è, se solo fosse meno egoista.

Wool Roll Bread

Nei giorni del secondo lockdown, che in Italia è quello meno duro ma nel resto del mondo un po’ di più, ha iniziato ad impazzare il gomitolone. Null’altro che un pan brioche lievitato, dalla forma simile a un gomitolone di lana, ha fatto la sua comparsa nelle galleries di tutto l’Instagram.
Come sempre, capire da dove prendano l’avvio i trend che diventano virali è difficile.
Un anno dopo, sono (quasi!!) tutti d’accordo che il primo post del gomitolone sia arrivato da un blog malese, di nome Apron, che ha pubblicato su YouTube un video con cui realizzava questo lievitato.
Dico quasi tutti d’accordo, perchè i soliti adepti dello gné gné hanno trovato un video vietnamita di un anno prima che proponeva la stessa forma.

L’origine non è ormai più importante, dato che ormai il Wool Roll Bread ha spopolato ed imperversato per il tutto il 2021.
Io arrivo sempre per ultima, ma più per vezzo e scelta che non per chissà che motivo. Non avevo voglia di finire nel tritacarne del fare qualcosa perchè è di moda. Come sempre, del resto.

In realtà, stavolta mi sono trovata pentita di non averlo fatto prima, perchè il Wool Roll Bread è davvero buono.
Avevo avuto una mezza idea di farlo colorato, ma non sono più riuscita a trovare la confezione di tè matcha che avevo comprato e che ho perso in qualche scatolone della mia ristrutturazione. Quindi ve lo propongo qui nella versione facile e tradizionale. Se cercate su internet ne troverete di fogge e colori tra i più disparati.

Ho usato nell’impasto il latte condensato, che avevo già provato in un altro lievitato che trovate qui. Se non lo avete, potete provare con lo yogurt. Ormai, da quando l’ho provato per la prima volta, non ho più remore a metterlo anche nei lievitati, non solo nel gelato. Credetemi, ne vale la pena.

Ingredienti (per una teglia da 18 cm):
320 g farina (io ho fatto metà 00 e metà manitoba)
30 g zucchero semolato
4 g lievito di birra fresco
45 g latte condensato
165 g latte
25 g burro ammorbidito
5 g sale

per il ripieno potete usare marmellata, o crema alle nocciole… quel che volete (anche niente!)

Preparazione:
Mettete nella ciotola della impastatrice (o in una ciotola qualsiasi) la farina con lo zucchero, il sale, il lievito sciolto nel latte che deve essere o leggermente tiepido o a temperatura ambiente ma non freddo, e il latte condensato.
Così, date una giratina senza impastare e lasciate riposare venti minuti.

Poi riprendete l’impasto e impastate per sul serio. Se avete la planetaria, usate la velocità più bassa.

Incorporate il burro e impastate per una decina di minuti – deve diventare bello morbido anche se sarà un po’ appiccicaticcio.

Mettete l’impasto in una terrina, copritela con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio (la velocità dipende dalla temperatura che c’è a casa vostra, d’estate in un’ora è già pronto, d’inverno ci vuole un po’ di più).

Mettete un po’ di farina sul piano di lavoro e dividete l’impasto in quattro parti, facendo delle palline, che dovete lasciar riposare dieci minuti.

Nel frattempo, prendete la vostra teglia e foderatela con la carta forno.

Quando riprenderete le palline di impasto, stendetele in rettangoli (vi dico una misura approssimativa, diciamo 24 x 14 cm, ma onestamente sono andata un po’ a occhio).

Prendete un coltellino e tagliate una delle due estremità (lato corto) dei vostri rettangoli in tante striscioline fino ad arrivare a metà del rettangolo. Nella metà non tagliata, mettete un po’ di marmellata o altro ripieno che avrete scelto, e arrotolate il rettangolo su se stesso, in modo che le striscioline che avete tagliato in precedenza finiscano nella parte superiore. Vi verrà un salsicciottino.

Usate lo stesso procedimento per tutte le palline, e poi adagiatele nella teglia seguendo il bordo, e lasciando quindi uno spazio al centro.
Coprite ancora con della pellicola e lasciate lievitare fino al raddoppio.

Accendete il forno a 180 gradi (statico) e quando avrà raggiunto la temperatura, spennellate la superficie del vostro Wool Roll Bread con del latte condensato e cuocetelo per circa una mezz’ora, max 35 minuti.

I pangoccioli e una mattina di pace

I pangoccioli e una mattina di pace

Dalle finestre della mia nuova cucina la luce entra intensa, e in queste mattine di tardo inverno, senza una nuvola e con l’aria frizzante, guardo fuori mentre lascio che i raggi mi scaldino la casa e le braccia. Strizzo un po’ gli occhi nel bagliore, mentre osservo in silenzio la mia tazza.

Uno dei pangoccioli fatti la sera prima in una mano, ancora profumato e fragrante come appena tolto dal forno.  Fisso la schiuma del cappuccino e ascolto. Il silenzio.

Il silenzio che questa mattina non c’è a Kiev, dove fischiano bombe e allarmi antiaerei, dove la gente piange negli scantinati la stessa lacrima di quelli che stano lontani, col cuore straziato. Non mi interessa sentire ragioni, né le ragioni. Voglio solo sentire il silenzio. Voglio una colazione di una mattina qualunque per tutti, col sole giallo che entra dalla finestra, il cielo blu e fuori il silenzio.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Questo mi dice tutto quello che c’è da sapere.

Questi Pangoccioli Vegani sono leggeri e buonissimi, meriterebbero una introduzione più allegra. Ma sono tempi grami, questi. Lasciamo entrare la dolcezza con questi sofficissimi panini, e speriamo che finisca presto.

Ingredienti:

250 g Farina 00
250 g farina manitoba
300 g latte di mandorla
90 g gocce di cioccolato
20 g lievito di birra fresco
80 g zucchero
30 g olio
1 cucchiaino sale
1 bustina di vanillina

Procedimento:

Anzitutto, mettete al freezer per mezz’ora le gocce di cioccolato, così si deformeranno di meno in fase di cottura.
In una ciotola (anche quella della planetaria) mettete le farine e mescolate.

In un’altra ciotola sciogliete il lievito di birra in metà quantità (presa dal totale) del latte di mandorla (va bene anche quello di avena o di riso, come preferite) appena tiepido, con un cucchiaino di zucchero, anch’esso preso dal totale.

Una volta che si sarà sciolto, aggiungete il latte con sciolto il lievito nelle farine, e poi unite lo zucchero rimasto, l’alta metà del latte (al massimo a temperatura ambiente o un po’ tiepido, non freddo di frigo), il sale, la vanillina e l’olio, e impastate.

Ci vorrà un pochino, perchè l’impasto deve essere ben liscio ed incordato. Solo per ultimo inserite anche le gocce di cioccolato e finite di impastare.

Ponete l’impasto in una ciotola, copritelo con della pellicola e lasciatelo lievitare fino al raddoppio (dipende dalla temperatura a casa vostra, il mio dopo 90 minuti era pronto).

Riprendete l’impasto, e dividetelo in panetti di circa 50 grammi cadauno. Dategli la forma di un panino tondo, e poggiateli sulla teglia già coperta con carta forno. Distanziateli un po’ perchè cresceranno leggermente.

Coprite i pangoccioli con un canovaccio e fate raddoppiare ancora di volume (tra i 90 e i 120 minuti).

Poi scaldate il forno a 200 gradi, e ponete a cuocere i pangoccioli per circa 10 minuti.

Torta di farro all’olio di oliva e limone e la grande paura

Torta di farro all’olio di oliva e limone e la grande paura

Scrivere questo post mi pare un miracolo. Ho aperto questo piccolo spazio nella rete qualche anno fa ormai, la seconda esperienza dopo una prima volta finita un po’ male, per condividere una piccola passione con chi, come me, ha voglia di rilassarsi standosene con le mani in pasta.
Prima di schiacciare il bottone “pubblica” avevo mille aspettative, paure e paranoie. Ogni foto, ogni ricetta, provata e riprovata, l’emozione dei primi commenti (“allora c’è qualcuno là fuori!”), il dubbio di cosa e come scrivere, la voglia di scrivere e raccontare, attraverso le ricette, la vita.
Talvolta con tanta fatica, perchè la vita là fuori incalza, e non sempre avevo voglia o avevo, semplicemente, qualcosa da dire.

All’improvviso, tutto questo era scomparso. Una pagina bianca al posto delle tante foto e parole che ben conoscevo mi ha fatto temere per il peggio. Possibile che avessi perso tutto? Quattro e oltre anni di lavoro potevano essere spariti così?
Alla notte mi chiedevo se avessi schiacciato un testo, il classico bottone rosso dell’autodistruzione. Ma non saprei nemmeno dove si trova. Allora ho iniziato a pensare che, forse, era il destino che cercava di dirmi qualcosa – lascia stare, che tanto non è roba per te, questa.

Probabilmente non lo è roba per me, questa.
Talvolta però mi soffermo a pensare a come sia bello cucinare insieme. Io pubblico una ricetta così, una domenica sera qualunque; magari qualcuno ci inciampa dentro, magari ci arriva tramite IG. Diciamo dieci persone, per essere ottimisti. Di queste dieci, due pensano che sì, la possono anche fare quella ricetta. Si mettono a prepararla insieme a me, che parlo loro attraverso queste parole, e siamo in tre a cucinare questa stessa cosa, e chiacchieriamo di farine, uova e zucchero.
E poi quel qualcosa esce dal forno, e che so, quattro o cinque persone assaggiano, e gli piace.
Così questo breve testo, scritto una domenica sera, mi ha messo in contatto con dieci persone che non conoscerò mai, ma che sono state con me in qualche modo.
E non potete sapere quanto questo mi faccia stare bene.

Un’altra cosa che conforta è questa Torta di farro all’olio di oliva e limone. La ricetta base l’avevo tirata giù da un sito americano che purtroppo non ho segnato subito, e quindi chiedo venia all’autrice. C’era una quantità di olio che mi pareva perfino un po’ imbarazzante, e quindi l’ho in parte sostituita con del latte di mandorla, che col limone sta davvero bene. Il risultato è stata una torta alta e morbida, con un profumo delicato e una leggerezza meravigliosa. La farina di farro completa l’opera (ma potete anche usare la farina 00).
La Torta di farro all’olio di oliva e limone è anche semplicissima da fare, quindi non avete scuse per non prepararvi una deliziosa torta per la prima colazione. La quantità di ingredienti è per una teglia da 20/max 22 cm.

Ingredienti:
250 g farina di farro
220 g zucchero semolato
100 ml olio di oliva extravergine (meglio se di gusto fruttato)
100 g latte di mandorla
succo e zeste di 1 limone (naturalmente bio e con buccia edibile!)
16 g lievito
3 uova

Preparazione:
La Torta di farro all’olio di oliva e limone è il paradigma della semplicità. Vi serve solo lo sbattitore e un po’ di buona volontà. Se avete questi due strumenti, avete già metà torta preparata!

Mettete le uova e lo zucchero in una ciotola e con lo sbattitore elettrico montatele per bene, fino a duplicarle di volume. Ci vorranno circa cinque minuti, ma credetemi, ne vale la pena per la sofficità della torta (sofficità…. si dice, vero?).
A questo punto, incorporate l’olio (sempre con lo sbattitore in azione), il latte di mandorla, il succo e le zeste del limone grattugiate finemente.
Per ultimo, unite le polveri, cioè la farina di farro e il lievito.
Per aumentare la lievitazione e renderla bella alta bisogna incorporare aria, e questo si può fare non solo sbattendo bene le uova, ma anche setacciando la farina col lievito.

Foderate di carta forno una tortiera di 20/22 cm di diametro, versate l’impasto così ottenuto, livellatelo e cuocete nel forno già caldo a 160 gradi per i primi 35 minuti; coprite lo stampo con un foglio di carta di alluminio (così la torta non si scurirà troppo) e alzate a 180° la temperatura del forno, e cuocete ancora almeno mezz’ora.
Questi tempi li ho testati per lo stampo da 20 cm, per quello da 22 cm abbassate di 10 minuti i tempi di cottura con le due temperature.
Non ho provato, ve lo dico subito, ma a occhio dovrebbe funzionare. In ogni caso, fate sempre la prova con lo stecchino.

Una volta cotta, capovolgete la Torta di farro all’olio di oliva e limone sulla gratella e fatela raffreddare per bene prima di toglierla dalla teglia.
Servitela con la glassa al limone oppure, se siete di corsa come me, basta una spolverata di zucchero a velo.