Pane al pane (ma senza glutine!)

Pane al pane (ma senza glutine!)

La panificazione senza glutine è una bella gatta da pelare. Usare una materia prima che non sviluppa, ça va sans dire, la maglia glutinica è un inferno per la lievitazione.
Inutile cercare la chimera della alveolatura perfetta.
Inutile avere in testa la perfezione della vostra ciabattina glutinata (o qualsiasi altro pane abbiate in mente).

Solo una volta fatta pace col fatto che, comunque, il pane senza glutine non sarà mai uguale al pane con materia prima glutinata, saremo pronti per affrontare lo splendido viaggio nei lievitati gluten free. Via pregiudizi, supposizioni, ipotesi. Mente fresca e pronta all’ignoto!

Anni fa feci un corso di panificazione senza glutine. A mio padre era stata appena diagnosticata la malattia celiaca, alla veneranda età di settantadue anni settantadue, dopo decenni in cui stava malissimo senza una apparente spiegazione. Lì ebbe inizio la nostra avventura famigliare nel gluten free, e il primo prodotto acquistato oltra alla pasta fu proprio il pane. Ma, appena aperto il sacchetto.. panico! L’odore degli alcoli conservanti era così forte da impedirci quasi di mangiarlo prima di averlo lasciato arieggiare per mezz’ora.

Questa fu la molla che mi spinse a iniziare ad armeggiare nel fai da te senza glutine, e da lì al corso il passo fu abbastanza breve. Ovviamente il corso insegnava a usare le materie prime pure.
Ma mi rendo conto che tanti non hanno il tempo, o la voglia, o la possibilità economica, di acquistare le farine senza glutine. E ancora molti di più pensano che non sia il caso di acquistare teff, amaranto o altre farine che si usano una sola volta e poi restano gli scartoccini coi resti a scadere nel fondo delle credenze.

Questa ricetta che vi propongo oggi è piuttosto elementare, e la si può realizzare con qualsiasi mix di farine senza glutine (purchè sia o un universale o specifico per il pane). Potete anche usare la miscela dei rimasugli dei mix senza glutine che avete nelle vostre credenze. Siccome mi piace il rustico (e la ricetta di partenza era fatta con farina integrale) io aggiungo sempre un po’ di grano saraceno. Potete anche ometterlo se non lo avete, o se non vi piace. L’importante è che la quantità i secchi resti uguale.

Una particolarità dei mix senza glutine è che marche diverse hanno un diverso assorbimento dei liquidi.
Quindi vi invito comunque a buttare un occhio sulla consistenza dell’impasto, aggiungendo magari qualcosina se la marca di vostra scelta o disponibilità dovesse assorbirne di più. Lo so, è un altro grattacapo, ma ve l’avevo detto … non è facile, ma è molto gratificante!

Ingredienti (per un filoncino da circa un chilo):
350 g mix di farine senza glutine
70 g farina di grano saraceno (se non vi piace, aggiungete la stessa quantità di altra farina gluten free)
5 g lievito di birra fresco
300 g di acqua appena tiepida
10 g miele
3 cucchiai di olio di oliva

Procedimento:

Iniziate a preparare il vostro pane al grano saraceno sciogliendo il lievito nell’acqua, e aggiungete poi il miele.Mescolate e tenete da parte.

In un’altra ciotola mettete il mix senza glutine e la farina di grano saraceno, mescolate e poi unite i liquidi. Fate assorbire impastando (potete anche usare una forchetta, se volete).

Infine, quando l’acqua sarà stata assorbita tutta dalla farina, aggiungete il sale e l’olio.
Impastate ancora fino a che l’impasto non sarà compatto, anche se leggermente appiccicoso.

Mettetelo quindi in una ciotola leggermente unta di olio, copritela con pellicola e fate lievitare il tutto per circa 8 ore (il minimo sono sei ore, non di meno).

Io lo lascio tutta la notta, se dovesse fare molto caldo potete anche mettere l’impasto nel frigorifero.

Trascorso il tempo di lievitazione, riprendete il vostro impasto.
Con un tarocco leggermente unto staccatelo dalla ciotola, e adagiatelo su un foglio di carta forno spolverato di farina di riso. Stendetelo con le mani a formare un rettangolo e piegate prima i lembi laterali verso il centro, e poi verso il centro piegate anche la parte sopra e sotto, a formare una sorta di salsicciotto.

Scaldate il forno alla massima potenza, lasciando la leccarda sul fondo e adagiandovi un paio di pirottini di alluminio (di quelli usa e getta) con dell’acqua all’interno in modo da creare il vapore nel forno (se avete un forno con cottura a vapore non vi servirà). Quando arriverà a temperatura, incidete la superficie del pane al grano saraceno e ponetelo nel forno a cuocere per 15 minuti.

Successivamente, abbassate la temperatura a circa 210/220 gradi e cuocetelo per un’altra mezz’ora.

Infine, completate la cottura del pane al grano saraceno abbassando ancora la temperatura del forno a 180 gradi, togliendo la leccarda con i pirottini pieni di acqua, e finite la cottura per altri 15 minuti.

Togliete il pane dal forno e fatelo raffreddare su una gratella prima di gustarlo.

Il celiaco di casa ha approvato quindi… testato con successo!

Pane integrale di segale e un compleanno speciale

Pane integrale di segale e un compleanno speciale

Trecentocinquantadue (con questa) ricette, millequattrocentosessanta giorni di questo blog. Tra questa e la prima ricetta pubblicata dei miei amatissimi baci di dama è come passato un secolo.
Guardo le prime foto ed i testi incerti, e mi ricordo allora, alle prese con questo nuovo modo di fare blogging.

Il progetto di Myownsweet non è il mio primo blog. Forse ve l’ho anche già raccontato, ma ormai tantissimi anni fa (parliamo dei primissimi anni duemila) avevo già iniziato a tenere un blog.
Non mi ero focalizzata su qualcosa in particolare. Mi piaceva scrivere, e condividere quello che scrivevo, e pensavo che mi bastasse e che bastasse. Quindi, qualsiasi cosa mi passasse per la testa, finiva sul blog. Poi stavo ore a scegliere gli aggettivi, gli avverbi, la posizione di tutte le parole nella frase. Esattamente come nelle ricette, scrivere richiede studio, tentativi, e tanta pazienza.
Qualche fallimento da mettere in conto.
Però rileggere e ritrovare tutto quello che volevo dire, tutti i gusti, le ombre e le luci, era una gran soddisfazione.

Quella esperienza si concluse in maniera molto triste, con un precursore degli attuali hater che lasciava commenti al vetriolo, e qualche parola un po’ più minacciosa che mi aveva indotta a lasciare, con tanto amaro in bocca.

Non so che cosa mi aspettassi quando ho aperto questo, ma questi quattro anni sono volati tra esperimenti, tentativi tra i fornelli e le fotografie, una nuova modalità che ho scoperto per esprimere il mondo dentro.

Che vita avrà questo blog? impossibile dirlo. Potrebbe chiudersi domani, o l’anno prossimo, o tra sei mesi. Naturalmente non ha avuto alcun seguito degno di nota, ma in un momento particolare mi ha dato un progetto nuovo in cui incanalare la mia creatività. Già solo per questo, ne è valsa la pena.

Non festeggio mai in maniera convenzionale, e vale anche per il blog. Una delle cose che il blog mi ha consentito è stato di sperimentare la panificazione, e quindi in onore di questa nuova passione vi lascio una ricetta che ho preso a prestito da Alice per la Festa de Lo Pan Ner e la loro festa del 2 ottobre.

Con un giorno in ritardo vi lascio questa ricetta, che a sua volta si era ispirata al pane alla segale di Bonci… non ce n’è, la cucina più bella vive di contaminazioni.

Ingredienti:
400 g farina id segale
100 g farina di tipo 2 integrale
380 ml acqua
10 g lievito di birra fresco
10 g sale
2 cucchiaini di miele

Preparazione:
Il pane integrale di segale è facile da realizzare. L’impasto resta molto idratato e quindi risulta un po’ appiccicoso, ma con un po’ di pazienza (e, se la avete, una planetaria!) sarà facilissimo.

Prendete 100 ml di acqua dal totale leggermente tiepida e scioglietevi all’interno il lievito di birra fresco con i due cucchiaini di miele.

Mettete in una ciotola (se la avete, della planetaria) le due farine, mescolatele e poi versate all’interno l’acqua con il lievito sciolto, e poi anche l’acqua restante e impastate per qualche minuto. Se usate la planetaria, ricordate di tenere la velocità bassa ma costante.

Quando l’impasto sarà divenuto liscio e ben incordato, mettete il sale, e impastate ancora qualche minuto. Prendete poi l’impasto, e con l’aiuto di un p’ di farina fate un giro di pieghe.

Prendete poi una ciotola pulita, ungetela leggermente di olio e ponete l’impasto a lievitare per circa tre ore, coperto con la pellicola trasparente.

Riprendete il vostro impasto, fate un altro giro di pieghe aiutandovi con ancora un pochino di farina, e poi dategli la forma di una pagnotta, e ponetela a lievitare nuovamente per circa 40 minuti nello stampo da plumcake già foderato di carta forno e coprite il pane integrale di segale con un telo.

Al termine della lievitazione, scaldate il forno a 250 gradi e fate cuocete il vostro pane per cinque minuti. Poi abbassate il forno a 170 e cuocete ancora per circa 40 minuti.

Sfornate il pane, e mettetelo a raffreddare su una gratella.
Aspettate a tagliarlo quando si sarà raffreddato.

Il pane integrale di segale è ottimo con burro e marmellata, ma anche con del salmone, o un buon formaggio erborinato.

Pane alla birra al farro

Pane alla birra al farro

Il ricordo del primo lockdown per me assomiglia al profumo del pane. Non lo avevo mai preparato in casa prima, spaventata dalle lunghe ore di lievitazione e attesa. Il pane, del resto, è un esercizio di pazienza, lo dico sempre.
Nella vita di tutti i giorni, il tempo di attendere la lievitazione non c’è mai. Siamo sempre presi a correre dietro a mille impegni, e dimentichiamo il potere terapeutico della lentezza.
Il pane ci insegna questo, ad aspettare.

La ricetta che ci propongo oggi è il giusto compromesso, perchè ci si mette pochissimo a prepararlo e lievita da solo. Non dovete stargli dietro, nè fare mille pieghe. Il pane alla birra al farro sta lì da solo a fare il suo lavoro. Giusto una reimpastata, a un certo punto. Potete preparare il pane alla birra cal farro al sabato sera per infornarlo la domenica mattina, e avere il pane più fresco e profumato a pranzo.

La lievitazione qui è favorita dalla birra, che insieme al lievito di birra fa il miracolo. Ho usato la birra rossa, perchè avevo quella in casa, ma viene bene (e avrà un gusto meno deciso) anche con la birra bionda. Con quella scura sarà tanto aromatico, e molto più particolare.

Questo pane è perfetto con insaccati, formaggi freschi e stagionati, e anche con il pesce affumicato. Se lo fate con la birra bionda, va benissimo anche a colazione, con un velo di burro e marmellata.

Ingredienti per una pagnotta:
200 ml di birra
250 g farina manitoba
250 g farina di farro
200 ml acqua
2 cucchiaio di olio EVO
1 cucchiaino malto
10 g sale
6 g lievito di birra fresco
uno/due cucchiai di semi misti (opzionale)

Preparazione:
La sera prima prendete le due farine e mettetele in una ciotola capiente. Aggiungete i lmalto, e mescolate.
Sciogliete il lievito nell’acqua leggermente tiepida, e poi aggiungetela alla farina. Unite anche la birra, che non deve essere fredda di frigo, ma a tempetarura ambiente.

Mescolate le farine con i liquidi con l’aiuto di un cucchiaio di legno, o di una forchetta.

Unite anche i due cucchiai di olio e il sale, e mescolate bene. L’impasto sarà un po’ morbido, ma deve essere così.
Infine, aggiungete i semi, se volete. Io li avevo acquistati tempo fa per decorare un altro pane che avevo deciso di preparare (la ricetta la trovate qui) e quindi ne ho approfittato. Ovviamente, se non vi va potete ometterli.

Coprite l’impasto con la pellicola alimentare e fate lievitare a temperatura ambiente circa 7 ore. Io l’ho lasciato tutta la notte, e l’ho ripreso al mattino, ed era lievitato perfettamente.

A questo punto, riprendete l’impasto del pane alla birra al farro, mettetelo sul piano di lavoro ben infarinato, e date un piccolo giro di pieghe. Che significa? Significa che dovete stendere l’impasto con le dita fino a formare un rettangolo, col lato corto verso di voi. Poi chiudete l’impasto a portafoglio, un lembo sopra l’altro, e poi chiudete i due lati. Girate leggermente l’impasto fino a formare una forma di pagnotta.

Mettete l’impasto del pane alla birra al farro in un certino (meglio se di vimini) a lievitare un’altra ora. Il cestino deve essere foderato con un canovaccio ben spolverato di farina, e il pane alla birra al farro deve essere poggiato con la parte chiusa verso l’alto.

Trascorsa Intanto preriscaldate il forno a 250 gradi, con all’interno una pentola (io l’ho usata del diametro di 22 cm ed era perfetta) che va in forno. Va bene di ghisa, o di pirex, col coperchio. Se non siete sicuri che la vostra pentola vada in forno, non usatela. Piuttosto, usate la leccarda del forno. Magari non verrà molto alto, ma cuocerà benissimo lo stesso.

Una volta che la pentola e il forno si sarnno scaldati, togliete la pentola dal forno, togliete il coperchio e capovolgete l’impasto del pane alla birra al farro all’interno della pentola. Se sarà rovente, il pane non si attaccherà.

Rimettete il coperchio, e mettete la pentola nel forno a 250 gradi e cuocete il pane coperchiato per mezz’ora, e poi mezz’ora a 200 gradi, stavolta senza coperchio.

Una volta che il pane sarà cotto, mettetelo a raffreddare su una gratella prima di tagliarlo.

Pane alle mele annurca

Pane alle mele annurca

Quanto bene fa il pane? Tanto. Il progetto “Il cestino del pane” è nato quasi per caso, con l’idea di proporre una volta al mese, a turno, una ricetta di lievitato che le altre foodblogger possono replicare o riproporre con le loro varianti.
Ogni volta è stata una scoperta di una ricetta, un procedimento, un ingrediente.
Ogni volta, il terrore che “la cosa” non lieviti abbastanza, sia troppo asciutta… o non esca proprio per niente!

Stavolta il nostro cestino non ha dentro solo il pane, ma le nostre vite. Il processo di preparazione di questo pane alle mele ha portato fuori anche le nostre fragilità, le nostre difficoltà. Insomma, la nostra unicità.
Mentre ci scambiavamo consigli, trepidazioni, confessioni di errori e fallimenti davanti al forno, ci siamo anche scambiate grandi verità, segreti, e tutte insieme abbiamo capito che – come il nostro pane – siamo tutte uniche. Imperfette, ma uniche.

Il tema che ci ha fatto aprire è stato il pane alle mele, proposto da Roberta. Ognuna di noi ha fatto la sua parte, la mia versione è in formato pan bauletto, perchè mi piace tanto alla mattina, con una bella passata di burro e marmellata. Ma questo pane alle mele è anche ottimo con del formaggio, magari un bell’erborinato. Non essendo dolce, è versatile a adatto a ogni circostanza.

La lievitazione è tutto sommato breve, e con qualche accorgimento verrà bello soffice e perfetto per ogni occasione.

Ingredienti:
2 mele annurca sbucciate e tagliate a dadini
25 gr di vino bianco
succo di mezzo limone
250 gr farina id farro
80 gr farina 00
1 uovo piccolo
12 gr lievito di birra
mezzo cucchiaino di zucchero semolato
35 gr latte tiepido
20 gr burro a pomata
zeste di limone (un cucchiaino)
3 gr sale

Procedimento:
Prendete le mele e sbucciatele levando il torsolo. Tagliate le mele a pezzettini piccoli e mettetele in un padellino con il succo di mezzo limone e il vino banco. Cuocetele a fuoco lento fino a che i liquidi non si saranno assorbiti completamente. Togliete poi le mele dal fuoco e mettetele a raffreddare.

Successivamente, prendete la ciotola della impastatrice e mettetevi le due farine. Fate un buco al centro.
Riscaldate leggermente il latte, lasciatelo intiepidire e poi scioglietevi all’interno il lievito fresco.
Mescolate col lievito anche lo zucchero, e poi mettete il tutto all’interno del buco fatto tra le farine.
Lasciate attivare il lievito per circa 15 minuti (si formerà una piccola schuimetta).

Trascorsi i quindici minuti, mettete nella ciotola il sale (sui bordi), il burro, le zeste di limone, e le mele e mescolate qualche minuto. Successivamente, inserite l’uovo leggermente sbattuto e lavorate l’impasto almeno dieci minuti, fino a che non sarà diventato bello liscio e incordato.

Scaldate leggermente il forno (un paio di minuti a 50 gradi).

Mettete l’impasto in una ciotola leggermente coperto da un po’ di farina.
Coprite la ciotola con la pellicola alimentare e mettetelo a lievitare nel forno scaldato (ricordate di spegnere il forno!) per circa 30/45 minuti.

Riprendete poi l’impasto, stendetelo leggermente, e arrotolatelo su se stesso a formare un rotolino, e mettetelo in una forma da plum cake piccola, coperta con la carta forno. Io ho usato la teglietta usa e getta che si trova in tutti i supermercati.

Mettete il pane alle mele nel forno già caldo a 190 gradi e cuocete per 45 minuti.
Fate sempre la prova stecchino, perchè le mele a seconda della tipologia e qualità potrebbero inumidire l’impasto.

Lasciate raffreddare prima di tagliare.

Torta di pane al cacao

Torta di pane al cacao

Non siamo mai stati grandi pasticceri a casa mia, il ché può sembrare strano, vista la mia attuale inclinazione, eppure è così. Una delle torte che però finivano spesso in tavola era la Torta di pane al cacao, detta anche la torta con dentro tutto, perchè era perfetta per finire quello che restava in dispensa, soprattutto il pane raffermo avanzato.
E’ anche la torta delle michette senza amichette, la torta del brutta ma buona… fate voi. L’abbiamo fatta per diverso tempo, poi non l’abbiamo fatta più. Un po’ perchè la mia mamma ha lentamente smesso di cucinare, un po’ perchè indubbiamente ci sono dolci più fascinosi in circolazione. Ma la Torta di pane al cacao è rimasta sempre in un angolino della mia memoria, e sapevo che presto o tardi l’avrei tirata fuori.

Recuperare la ricetta non è stato facile. La mia mamma non si ricorda più quanto pane nè quanto latte usava, ha una vaga idea di quel che ci metteva dentro. Ho messo insieme i suoi ricordi da cuoca e i miei da mangiatrice, ed è uscita questa ricetta che, forse, non sarà proprio quella supertradizionale, però… è quella della tradizione di casa Myownsweet, meno le uvette, che non avevo in casa. Se le avete, mettetecele.

L’aspetto è rustico come pochi, ma è buona. Buona davvero. Umida al punto giusto, e scrocchiolosa.
Naturalmente si preparara quasi da sola, non dovete fare mega preparazioni, si sporca solo una ciotola oltre alla teglia. Insomma, non so cosa state aspettando a rifarla!

Ingredienti:
4 rosette o michette (saranno all’incirca 260/270 grammi di pane secco)
1 uovo
2 cucchiai di cacao zuccherato (se avete quello amaro mettete un cucchiaio di zucchero in più)
5 cucchiai di zucchero (io di canna)
una manciata ben abbondante di frutta secca (io ho usato noci pecan, mandorle, pinoli e nocciole in quantità variabile)
opzionale: un pugnetto di uvetta

Preparazione:

Spezzettate il pane raffermo e mettetelo in una ciotola.
Mettete il latte a scaldare in un pentolino e appena sarà ben caldo (non è necessario che raggiung ail bollore, ma deve essere assolutamente ben caldo) toglietelo dal fuoco, e versatelo sul pane.
Mescolate bene e lasciate macerare il tutto – ci vorrà una mezz’ora, fate conto che il latte dovrà raffreddarsi completamente mentre si assorbe.

Mentre aspettate potete portarvi avanti tagliando al coltello la frutta secca. Potete lasciare dei pezzi più grandi e altri più piccoli, migliorerà la texture della torta (sembro una seria quando scrivo così!!). Mettete, se l’avete, anche l’uvetta a rinvenire nell’acqua tiepida. Se non ci sono bambini potete anche metterla in acqua e rum.

Quando anche il pane si sarà intiepidito e avrà assorbito il latte, sminuzzatelo con una forchetta e un coltello, in modo che esca una sorta di grossolana poltiglia.
A questo punto, aggiungete l’uovo e il cacao setacciato, mescolate bene per amalgamare gli ingredienti, aggiungete lo zucchero e la frutta secca sminuzzata (e le uvette ben strizzate) e amalgamate il tutto un’ultima volta.

Accendete il forno alla temperatura di 180 gradi.
Prendete una teglia da 18 cm di diametro con fondo apribile, foderatela con la carta forno e mettete all’interno l’impasto della vostra torta di pane al cacao. Livellatela per bene, e quando il forno è caldo mettetela a cuocere per circa 40 minuti. Se la volete proprio goduriosa, cinque minuti prima che finisca di cuocerespennellatela con dle burro sciolto. Poco eh, serve solo a dare un po’ di brunito che piace tanto (se non voleve più grasis lasciate così).

Aspettate che raffreddi prima di estrarla dallo stampo.
Quando sarà fredda, potete servirla spolverizzata di zucchero a velo.

Challah allo zafferano

Challah allo zafferano

La tradizione dello challah, il pane tradizionale ebraico, è lunga e piena di simbolismi e storie meravigiose, come solo le ricette antiche. Si dice che anche le trecce, che sono fondamentali per la forma di questo pane, siano una reminescenza di quanto Dio intrecciò i capelli ad Eva prima di mandarla nel giardino dell’Eden.
Più probabilmente è vera l’altra tradizione, cioè che lo challah simboleggia la manna che Dio fece scendere sul suo popolo fuggito dall’Egitto verso la terra promessa.

Non so se sia più vera l’una o l’altra storia, ma mi piacciono entrambe! Come spesso mi accade con le ricette tradizionali, prima che dalla ricetta resto affascinata dalle storie che quella ricetta tramanda, simboleggia e fa rivivere anche a centinaia di anni di distanza.

Quel che sappiamo della challa del giorno d’oggi è che viene preparata per il pranzo dello shabbat (il sabato) e delle altre feste (tranne Pasqua, quando non si fa lievitare niente. Noi invece siamo un tripudio di lievitati, a Pasqua!! E’ un pane bianco, tendente al dolciastro ma non dolce. E’ un po’ come il pan brioche come consistenza, ma non ha nè butto nè latte, perchè la tradizione ebraica non permette di mangiare insieme carne e derivati del latte. Quindi perfetto anche per gli intolleranti al lattosio!

La versione che vi propongo oggi è quella della challah allo zafferano, una versione un po’ particolare e aromatica, che ho preparato con le amiche Elisabetta, Roberta e Silvia, per un progetto tutto lievito e farina, il nostro Cestino del Pane. Con queste quantità si possono fare due piccole challah o una molto grande. Decidete voi. L’importante è che vi divertiate a impastare, come facciamo noi!

Ingredienti:
480 gr farina 00
85 gr miele
70 gr olio di oliva o di semi (purchè non abbia un sapore forte)
2 uova medie + 1 per spennellare la superficie
8 gr lievito di birra fresco
118 gr acqua a temperatura ambientie + 55 gr di acqua tiepida
1 bustina zafferano in polvere
1 cucchiaino di zucchero
6 gr sale
semi di papavero per guarnire (opzionale)

Preparazione:
Iniziamo a preparare la challah allo zafferano sciogliendo la bustina di zafferano nell’acqua tiepida. Lasciatela in infusione cinque minuti, in modo che lo zafferano si stemperi bene.
In un’altra ciotola mettete l’altra acqua a temperatura ambiente (o leggermente tiepida – non calda però!) insieme allo zucchero e al lievito di birra. Fate sciogliere il lievito e poi lasciate che il lievito di attivi (ci vorranno circa cinque minuti). Il lievito si sarà attivato quando inizierete a vedere sulla superficie una leggera schiumetta.
Mentre aspettate, in un’altra ciotola ancora (oggi vi faccio sporcare tante stoviglie!) rompete le uova, e mescolatele con il miele e l’olio. Per ultimo, aggiungete l’acqua con lo zafferano sciolto.

Prendete ora la farina, setacciatela e mettetela nella ciotola della planetaria (o in una ciotola grande abbastanza per l’impasto) con il sale. Date una mescolata per amalgamare gli ingredienti, e poi iniziate ad aggiungere i liquidi. Prima va unito il lievito sciolto nell’acqua, e poi gli altri (cioè le uova con il miele, l’olio e lo zafferano). Continuate ad impastare fino a che non avrete ottenuto un impasto morbido ed omogeneo.

Dal momento che le uova possono essere di pesi diversi, se vedere che l’impasto è troppo lasco, aggiungete un paio di cucchiai di farina (setacciatela sempre prima!).

Prendete infine una ciotola pulita, ungetela di olio, e versate il vostro impasto della challah allo zafferano. Coprite con un canovaccio o con la pellicola, e fate lievitare in un luogo riparato (nel forno spento andrà benissimo) fino a che non raddoppia. Molto dipende dalla temperatura esterna, in genere si va dalle due alle tre ore.

Una volta che la vostra challah allo zafferano avrà lievitato, riprendete l’impasto e dividetelo in tre e fornate una treccia. Sul web ci sono tantissimi tutorials per intrecciare le challah a quattro o sei capi, o per farle rotonde… Se vi sentite in vena, provate! Con questa quantità ovviamente non verrà un challah da sei, ma uno da quattro, o un challah rotondo sì.

Mettete il vostro challah allo zafferano sulla placca del forno con la carta forno, ricopritelo con un canovaccio e lasciate lievitare ancora un’ora.

Trascorsa anche quest’ora, spennellate il vostro challah allo zafferano con un uovo mescolato con un paio di cucchiai di acqua, spargete sopra (se desiderate) dei semi di papavero (ma va bene anche il sesamo, o niente) e infornate lo challah nel forno statico già caldo a 190 gradi per circa 20/25 minuti.

Aspettate a toglierlo dalla teglia quando si sarà ben intiepidito.

Pan bauletto alle carote

Pan bauletto alle  carote

Mani e pani. Un intreccio di idee, vita, casa, tempo che scorre lento eppure veloce. Dal lockdown tanti sono usciti con le mani sporche di farina, e tralasciando le corse per accaparrarsi l’ultimo panetto di lievito, ci siamo scoperti tutti forno-dipendenti.

Con qualche amica abbiamo pensato di continuare a fare esperimenti, perchè fare il pane non è solo impastare. E’ un esercizio di pazienza, fantasia, e trepidazione. E’ soprattutto un incontro di idee, pensieri, ed ispirazione. E’ fare casa, anche quando non siamo a casa.

L’idea è stata di Silvia di Tra Diritto e Padelle. Mi sono unita volentieri, perchè quando scopri il pane… è tutta un’altra storia.
Oggi con Silvia e me ci sono anche Roberta ed Elisabetta, ed a noi si aggiungeranno presto anche altre foodblogger.

Ogni mese, per un anno, proporremo un tema. Questo turno era il pane alle carote.
E questa è la mia personale versione, il Pan Bauletto alle Carote.

Mi piaceva l’idea di avere un pane semplice, alla portata di tutti. Niente lievito madre, ma semplice lievito di birra che tutti possono acquistare al supermercato. E niente attese spasmodiche di lievitazione, un pane che può essere preparato in poche ore.

Però è bello e scenografico!

Questo starebbe benissimo sulla vostra tavola di Natale, fidatevi! Ed è superbuono, io non riuscivo a smettere di mangiarlo!

Ingredienti:
500 gr di carote
500 gr di farina (metà manitoba e metà 00)
5 gr di lievito di birra secco
10 gr di sale
2 cucchiai di olio evo
semi misti per decorare (opzionali – io li metto dappertutto, ma potete ometterli se non vi piacciono)

Preparazione:
Per preparare il pan bauletto alle carote dovete anzitutto lavare e mondare le vostre carote, e cuocerle al vapore (o bollirle) fino a che non saranno belle morbide.
Non buttate l’acqua di cottura!!

Frullate le carote con il mixer aggiungendo un paio di cucchiai di acqua di cottura, in modo che si formi una bella purea liscia.
Fate raffreddare.

Mettete nella ciotola della planetaria (o in una ciotola normale) le farine setacciate, il lievito, e la purea di carote, tenendone da parte un paio di cucchiai belli pieni per la decorazione interna (se non volete la spirale, mettete tutte le carote!).

Avviate la planetaria (o iniziate ad impastare a mano) e impastate fino a che gli ingredienti non si saranno amalgamati.
Unite a questo punto l’olio.

Se l’impasto dovesse essere ancora molto duro, aggiungete poco per volta dell’acqua di cottura delle carote. Siccome ogni farina fa da sé, ed ha la sua assorbenza, valutate quando il’impasto di sarà ben incordato (cioè non appiccica più). Ci vorranno una decina di minuti alla planetaria, un po’ di più a mano.

A questo punto, mettete l’impasto in una ciotola pulita, copritelo con della pellicola alimentare e un canovaccio, e fatelo lievitare in un posto riparato per due o tre ore (deve aumentare di volume).

Trascorso questo periodo, riprendete il vostro impasto del pan bauletto alle carote, sgonfiatelo e stendetelo con l’aiuto di un matterello e un po’ di farina sul piano di lavoro.
Dovete ricavare un rettangolo di larghezza pari alla vostra forma per plumcake.

Recuperate i due cucchiai di purea di carote che avete lasciato da parte, e spargetela su tutta la superficie, lasciando un centimetro circa su tutti i lati.

Arrotolate quindi il vostro pan bauletto alle carote, e mettetelo nella teglia coperta di carta forno (avendo cura di mettere la chiusura sul fondo della teglia, così non si aprirà in cottura).
Coprite ancora con la pellicola e fate lievitare un’altra ora.

Trascorsa l’ora di lievitazione, riscaldate il forno a 200 gradi (statico, mi raccomando), spennellate con un po’ di acqua la superficie del pane e spargete i semini misti.

Infornate il pan bauletto alle carote per dieci minuti a 200 gradi, poi abbassate la temperatura a 180 gradi e proseguite nella cottura per altri 25 minuti circa.

Fate raffreddare il pane appoggiato su un lato (così non si sgonfierà molto) e servitelo o tiepido, oppure freddo.

E’ ottimo con formaggi e insaccati di ogni tipo, ma anche in purezza, con un filo di olio, oppure con del miele, per colazione.

Mafaldine siciliane al sesamo

Mafaldine siciliane al sesamo

Per lavoro ho girato l’Italia di più che per diletto. Quando devo riposare quasi sempre torno nella mia amata Toscana, ma nel resto dell’anno spesso giro come una trottola per tribunali, e non è infrequente che mi capiti di andare anche molto lontano.
E’ così che ho visitato per la prima volta la Sicilia – per andare in tribunale!
Non ho potuto godere del mare di Catania, ma nelle 48 ore di permanenza ho fatto non solo il pieno di cannoli e arancine, ma anche di questo pane buonissimo, le mafaldine siciliane ai semi di sesamo, che vi propongo oggi.
A dirla proprio tutta è un pane che è più tipico di Palermo, anche se gli annali ci dicono che è una rielaborazione sicula di un pane di origine araba, data anche la presenza del cimino, cioè i semi di sesamo. La leggenda pure ci dice che questo pane è stato ribattezzato con il nome di Mafalda di Savoia, la principessa insomma. Non ho idea di come si chiamasse prima, ma è comunque buonissimo.
La ricetta tradizionale lo vorrebbe col lievito naturale, ma non avevo avuto il tempo di rinfrescarlo, quindi vi propongo il lievito di birra – così potete rifarlo in tanti!

Ingredienti:
per il lievitino
200 gr farina di semola
13 gr lievito di birra
130 ml acqua

Per l’impasto
350 gr di farina di semola
200 ml acqua
1 cucchiaino di malto
2 cucchiai di olio evo
10 gr sale
Sesamo q.b.

Procedimento:
Prepariamo il lievitino, sciogliendo il lievito nell’acqua.
Poi aggiungiamo la farina di semola, e lavoriamo per formare un impasto morbido.
Copriamo con la pellicola e facciamo riposare a temperatura ambiente per circa 1 ora (se fa caldo, controllate a vista la crescita per evitare che esageri!

Trascorsa l’ora di riposo, prepariamo l’impasto. Mettiamo nella impastatrice (o nella ciotola se impastate a mano) la farina, il malto , l’olio. Diamo una prima veloce impastata e poi aggiungiamo anche il lievitino e l’acqua.
Lavoriamo l’impasto col gancio per impasti o a mano, fino a che l’impasto non inizia a rassodarsi. Poi mettiamo il sale.
Continuiamo ad impastare fino a che l’impasto non sarà liscio e compatto.
Formiamo una palla, che metteremo al lievitare per due/tre ore in una ciotola coperta con la pellicola. Sempre a temperatura ambiente.
La durata della lievitazione dipende dalla temperatura esterna. Se fa più caldo di 25 gradi è probabile che in due ore l’impasto sarà già cresciuto e maturo per proseguire. Deve raddoppiare, quindi date un’occhiata ogni tanto.

Prendete poi l’impasto, e traetene circa 7/8 pezzetti di dimensioni più o meno simili.
Formate per ogni pezzetto di impasto un cordoncino lungo circa 30/40 cm, e ripiegatelo a spirale, con il codino verso l’alto, come in foto.

Ponete poi le mafaldine siciliane che avete così creato sulla teglia del forno già coperta di carta forno, spennellatele con acqua e spargete sulla superficie il sesamo. Fate quindi lievitare ancora un’ora.

Scaldate il forno 200°, e quando arriva alla temperatura infornate le mafaldine siciliane per 15 minuti, poi abbassare la temperatura del forno a 180 gradi e cuocete altri 15 minuti.

Toglietele dal forno, e fatele raffreddare su una griglia

Ciabattine con lievito naturale

Ciabattine  con lievito naturale

Conoscete Julia Child? Ma certo che sì! Ovviamente negli Stati Uniti è famosissima, viene definita come colei che ha portato oltreoceano la cucina francese. Ma anche da noi è diventata nota, soprattutto perché è stata la protagonista di un film di successo, nel quale era interpretata da Meryl Streep!

Julia non può essere definita, come molti dicono, la Benedetta Parodi americana, perché in realtà le sue ricette erano tutto fuorché semplici. Aveva imparato a cucinare alla Cordon Bleu di Parigi, poi privatamente, ed era certamente una che la sapeva lunga in fatto di tecnica culinaria.

È un personaggio che mi affascina tantissimo, perché la sento vicina. Ne parlo spesso sul blog e continuerò a farlo. A volte sbadata, imbranata, ma con una passione da neofita che non ha mai perso.
Mi sento come lei quando parlo dei miei esperimenti di panificazione, e ancor di più quando mi sono messa a preparare queste ciabattine con lievito naturale, una ricetta di Sara Papa. Ho fatto ogni disastro possibile, lo confesso. Ma appena sfornate erano di una bontà che mi ha fatto dimenticare il resto!

La preparazione è, lo ammetto, un po’ lunga. Io vi metto anche la opzione con il lievito di birra se non avete quello naturale. Anche se, a mio avviso, il pane col lievito naturale ha un retrogusto così particolare che vale la pena provarlo!

Ingredienti:
Per il poolish

300 gr. di farina
300 gr. di acqua
8 gr. di lievito di birra o 95 gr. di lievito madre
Per l’impasto
600 gr. di farina 1
375 gr. di acqua
9 gr. di lievito di birra o 113 gr. di lievito madre
9 gr. di malto
10 gr. di sale (non amo il pane molto salato, ma se vi piace potete aggiungere altri 5 gr)
olio extra vergine di oliva
semola rimacinata di grano duro

Procedimento
Per il poolish: sciogliete il lievito nell’acqua (a circa 22 gradi, comunque a temperatura ambiente); io l’ho lasciato comunque a pezzettini, non tutto si è sciolto (ammetto!!), e aggiungete la farina setacciata. Poi impastate a mano, facendo attenzione a non formare grumi. Lasciate lievitare a temperatura ambiente per due ore.
Per l’impasto, mettete in una grande ciotola la farina , il malto ed il sale. Diluite il lievito nell’acqua e versate il composto ottenuto sul poolish. Amalgamate e versate il tutto nella ciotola della farina. Impastate per almeno 10/15 minuti, infarinandosi le mani.
L’impasto vi sembrerà terribile e appiccicoso, ma è così che deve essere.
Quando risulterà liscio versatelo in un contenitore unto di olio e lasciate riposare per circa un’ora.
Rovesciate quindi il contenitore sul piano di lavoro cosparso di semola; spolverizzate di semola anche la superficie dell’impasto.
Tagliate dall’impasto delle strisce (a occhio erano 5 x 10 cm – in realtà alcune erano anche più grosse ma non sono stata troppo a controllare!). Appiattitele leggermente coi polpastrelli e poi adagiatele sulla teglia coperta di carta forno.
Fatele lievitare ancora fino al raddoppio, ci vorranno almeno due ore, anche di più. Per evitare quella odiosissima crosticina che si forma a contatto con l’aria, copritele con un canovaccio che ne mantenga la umidità.
Mettete sul fondo del forno un paio di pirottini per i crème caramel (quelli in alluminio) pieni di acqua per creare vapore, e informate le ciabattine con lievito naturale a 220 gradi per circa 20 minuti.
Fate raffreddare su una griglia le vostre ciabattine con lievito naturale.

Panini all’olio di Bonci

Panini all’olio di Bonci

C’è un ricordo che mi segue da quando ero bambina, e che corrisponde vagamente al periodo in cui io e il mio gruppo di amichette di allora iniziavamo a guadagnare a nostra indipendenza. D’estate, finita la scuola, ci trovavamo tutte in cortile al mattino, e tutte insieme andavamo al panificio in fondo alla via a comprare il pane della giornata.
Eravamo dieci ragazzine di varie età, tra la fine delle elementari e i primi anni delle medie.
Ogni famiglia aveva il suo pane, ogni giorno lo stesso.
Una di queste acquistava le banane, non il frutto bensì un panino all’olio la cui forma molto vagamente ricordava una banana.
Me ne sono ricordata mentre preparavo questi panini all’olio, detti anche di Bonci perché il famosissimo panettiere romano li ha preparati a La prova del cuoco su Rai 1 qualche anno fa, e da allora spopolano ovunque.
Sono panini con una bella crosticina, e tanta soffice mollica, e si adattano ad essere riempiti di salumi o formaggi, o anche del buon burro e marmellata. Io, sono onesta, me li mangio pure da soli, tanto sono buoni!
La preparazione è abbastanza semplice, se avete una impastatrice non é nemmeno faticoso. Siete pronti a provare questa delizia della panificazione italiana?

Ingredienti:
500 gr farina 0
275 gr acqua tiepida
10 gr zucchero
10 gr sale
5 gr lievito di birra
35 ml olio evo

Procedimento:
Fate sciogliere il lievito nell’acqua tiepida con lo zucchero. Setacciate nel contenitore della planetaria (o su un piano di lavoro) la farina, e versate l’acqua poco per volta, iniziando a impastare per circa dieci minuti.

Unite poi il sale e per l’ultimo l‘olio a poco a poco. Continuate ad impastare per almeno altri dieci minuti, in modo che l’impasto sarà compatto e liscio, anche se leggermente appiccicoso.

Ungete con poco olio una ciotola capiente, mettete l’impasto, copritelo con la pellicola alimentare e fatelo lievitare fino al raddoppio (con queste temperature miti ci sono volute due ore, se facesse più freddo aumentate a tre ore).

Riprendete quindi l’impasto, e con un mattarello stendetelo sul piano da lavoro leggermente spolverato di farina. Deve essere alto più o meno mezzo centimetro.

Tagliate delle strisce uguali di impasto (a me sono venuti otto panini), spennellatele leggermente di acqua e arrotolatele ogni striscia di impasto su se stessa.
Ponete successivamente i panini così formati sulla teglia del forno, coperta da carta forno, e copriteli per altri 90 minuti con la
pellicola, per farli lievitare nuovamente.

Scaldate il forno a 200 gradi; infornate i panini all’olio per i primi 10 minuti a questa temperatura, avendo circa di spruzzare i panini, prima di infornarli, con dell’acqua.
Potete anche, se non avete lo spruzzino, bagnarli leggermente con un pennellino.

Mettete i panini nella parte alta del forno.

Trascorsi i primi 10 minuti, abbassate la temperatura e cuocete altri 15 minuti a 180 gradi.
Sfornate e fate raffreddare i panini all’olio su una gratella.