Brioches al latte

Brioches al latte

Tra qualche settimana usare il forno diventerà sempre più pesante, ma in queste giornate di metà primavera non è ancora così spiacevole farsi coccolare dal tepore del forno in cucina, e dal profumo che sprigionano queste brioches al latte!
Sono molto semplici da preparare, le potete farcire come preferite, e rimangono morbide per qualche giorno se chiuse bene in un sacchetto per congelare.
Sono perfette per festeggiare qualsiasi colazione “lenta”, cioè le colazioni di quando non si deve correre a scuola/lavoro eccetera. Alla fine sono proprio queste le mattine che preferisco, quando si ha tempo di perdere tempo, e di lasciarsi coccolare dal profumo del caffè sul fuoco, una musica in sottofondo dalla radio, e la sensazione di avere davanti una bella giornata.

Queste brioches al latte le ho preparate con gli “scarti” che avevo a disposizione a casa, e sono quindi perfette se avete qualche tuorlo disperso del frigorifero, un pezzettino di burro avanzato, e il fondo di un vasetto di miele – esatta situazione che mi sono trovata davanti ieri, e da cui ho letteralmente inventato queste brioches la latte.
La preparazione è semplice, e vi lascerà un profumo talmente buono in casa che ve le ricorderete per parecchio.

Ingredienti (sono quantità per circa 8/9 brioches):
300 gr farina manitoba
30 gr burro molto morbido
150 ml di latte tiepido
5 gr lievito di birra
2 tuorli medi
40 gr zucchero
un cucchiaino di miele
1 bustina di vanillina (o un cucchiaino di estratto)
marmellata o altra crema per farcine
granella di zucchero per dceorare (opzionale)

Procedimento:
Sciogliete nel latte tiepido il lievito di birra e il cucchiaino di miele.

Nella ciotola della impastatrice (o in una ciotola grande) setacciate la farina manitoba, aggiungete anche lo zucchero e la vanillina (o l’estratto), mescolate bene e poi incorporate a poco a poco il latte con il lievito.

Lavorate qualche minuto (per la impastatrice usate il gancio per impasti), e poi unite un po’ di burro, fatelo assorbire. Poi aggiungete un tuorlo, e fate assorbire anche quello.
E così via a finire tuorli e burro.

Infine, Continuate ad impastare per circa cinque minuti, fino a che l’impasto non sarà diventato omogeneo, anche se un po’ appiccicaticcio. Non vi preocucpate, è normale!
Fatelo quindi riposare coperto dalla pellicola alimentare nella ciotola dell’impasto per almeno mezz’ora (un’ora sarebbe l’ideale). Vale la regola che deve essere in un luogo non freddo, e al riparo da correnti d’aria. D’inverno, io scaldo il forno a circa 30 gradi, poi lo spengo e metto l’impasto a lievitare così.

Riprendete il vostro impasto, che avrà già cominciato la lievitazione, e fate un giro di pieghe. Significa che dovete stendere l’impasto su un piano leggermente infarinato, poi stendetelo con le mani (senza mattarello!!) a rettangolo, e poi piegatelo in tre, portando prima verso il centro l’estremità in altro e poi quella in basso. Poi ripiegate anche i lati. Dategli una forma tonda, e rimettetelo un’altra ora a lievitare nella ciotola, coperto dalla pellicola.

Rifate un altro giro di pieghe dopo un’ora, e poi fatelo ancora livitare un’altra ora (lo prometto, è l’ultima!!)

Infine, riprendete l’impasto e tagliate dei pezzettini più o meno di uguale peso. I miei sono tra i 60 e i 70 grammi, ma confesso che ho pesato solo i primi, poi sono andata ad occhio.
Stendete a questo punto ogni panetto a forma rettangolare (sempre con le dita, l’impasto è molto morbido) e stendete all’interno uno strato di marmellata, oppure di crema di nocciole, o magari della crema pasticcera che vi è avanzata), lasciando almeno due dita dai bordi. Richiudete le brioches al latte arrotolandole, e lasciando la giuntura sotto. Anche i lati, cercate di ripiegarli leggermente sotto la brioche.

Mettete quindi le vostre brioches a riposare per un’altra ora sulla teglia coperta già con la carta forno. Io le ho coperte anche questa volta con la pellicola.

Scaldate il forno a 190 gradi, e quando arriva a temperatura spennellate la superficie con un po’ di tuorlo (io avevo “pucciato” il pennello di silicone nei tuorli che ho messo nell’impasto, e ho dato una coloritura veloce così), e se vi va spolverateli di granella di zucchero.
Se non avete i tuorli, va bene anche una spennellata di latte o dell’albume avanzato.
Mettete le brioches al latte in forno, avendo l’accortezza di mettere sul fondo del forno un pirottino di alluminio (di quelli per fare la creme brulee, per dire) con dell’acqua, così si creerà il vapore e le brioches verranno super morbide!
Fate cuocere le brioches per circa 15 minuti.

Frollini vegani alle nocciole

Frollini vegani alle nocciole

Se posso resistere al cioccolato (e infatti poche ricette trovate su questo blog con cioccolato o cacao), non posso dire di no alla frutta secca. Con un certo debole per nocciole e mandorle.
In questi giorni ho fatto un po’ di scorta di mandorle e nocciole, non solo perchè tostate – dolci o salate – sono di una golosità irresistibile. E sono due ingredienti vincenti in pasticceria.
Prendete una ricetta qualunque, e aggiungete mandorle o nocciole – diventa subito una squisitezza!

Anche questi frollini vegani alle nocciole (e mandorle, ce ne sono poche ma ci sono!!) non si sottraggono alla regola d’oro: sono leggeri e scrocchiarelli, e se volete una pausa dolce per qualsiasi momento della giornata, non troverete compagni migliori!
La ricetta è semplicissima, e il bello è che potete usare tutta la frutta secca che volete. Vanno bene anche le noci, magari un tocco di pinoli, le noci pecan, i pistacchi…. potete creare la combinazione che amate di più! La prossima volta li farò con pistacchi e mandorle, e sono sicura che sarà un successo!

Ingredienti:
40 gr di nocciole tostate da ridurre in granella finissima
20 gr di mandorle da ridurre in granella finissima
160 gr farina 00
40 gr amido di mais
70 gr di zucchero
40 gr latte di mandorla
70 gr olio di semi (io di riso)
una bustina di vanillina
2 gr circa di lievito per dolci

Procedimento:
Mettete nel mixer la frutta secca con lo zucchero, e tritate alla massima velocità per qualche minuto, fino a che mandorle e nocciole non si siano ridotte ad una granella abbastanza fine.

In una ciotola abbastanza capiente mettete tutti gli ingredienti secchi – quindi farina, amido di mais, vanillina e lievito e un pizzico di sale – e mescolate.

Infine, in un altro contenitore a parte mettete invece gli ingredienti liquidi (olio e latte di mandorla) e mescolateli bene tra loro.

A questo punto, introducete i liquidi nelle farine, e mescolate aiutandovi con le mani. Unite poi la frutta secca con lo zucchero e iniziate ad impastare bene, fino a formare un panetto omogeneo.
Copritelo con la pellicola alimentare e fatelo riposare in frigorifero mezz’ora almeno (un’ora sarebbe perfetto).

Trascorso il periodo di riposo, togliete la pellicola, trasferite l’impasto su un foglio di carta forno e stendetelo con l’aiuto del mattarello a un’altezza di circa un centimetro o poco meno.

Utilizzate il tagliabiscotti che più vi piace per ritagliare i frollini vegani alle nocciole.

Mettete i biscotti su una teglia coperta di carta forno e infornate a 180 gradi (forno statico, già caldo) per circa 10 minuti.

Prima di rimuovere i frollini vegani alle nocciole dalla teglia lasciate raffreddare i biscotti.

Un’altra idea di frollini vegani alle nocicole? Guardate qui.

Colombine di brioche al farro

Colombine di brioche al farro

Siamo diventati un popolo di panificatori, e questo ha messo in crisi il rifornimento di farina. Mai e poi mai avrei pensato di vedere scaffali desolatamente vuoti di ogni tipo di farina – mentre le penne lisce resistono e vengono sdegnate nel bel mezzo della tempesta epidemica.
Questo mi ha dato però l’opportunità di provare altri tipi di farina oltre a quella di grano, e se vogliamo mettere sulla bilancia un dato positivo, prendiamo proprio questo ! Ho potuto provare la farina di farro, che è stata l’unica che ho trovato la scorsa settimana e che devo dire mi è piaciuta!
In attesa di provarla nei salati, ho realizzato una crostata e delle semplicissime brioches, che in celebrazione della Pasqua (strana) di quest’anno ho formato come delle graziosissime colombine – ma nulla impedisce che facciate delle brioches nella tradizionale forma a mezzaluna, o qualsiasi altra a vostro piacere!
Queste colombine di brioche al farro sono non solo semplici da realizzare, ma anche leggerissime: al posto del burro ho usato un po’ di olio vegetale, e ci abbiamo guadagnato in leggerezza senza compromessi di gusto.

Se siete pronti, prepariamo insieme le colombine di brioche al farro, che potrete farcire con marmellata, crema di nocicole, miele, o quant’altro preferite

Ingredienti:
280 gr farina di farro
150 ml latte scremato
4 cucchiai colmi di zucchero
1 uovo a temperatura ambiente
4 cucchiai di olio vegetale
5 gr di lievito di birra

1 uovo e un po’ di latte per spennellare

Procedimento:
Facciamo intiepidire il latte, e poi sciogliamo al suo interno il lievito di birra con un cucchiaio di zucchero e due di farina, che toglieremo dal totale dgeli ingredienti pesati. Mettiamo questo composto a temperatura ambiente a riposare per una mezz’ora.
Vedrete che sulla superficie si formeranno dei rigonfiamenti – è il segno del lievito che si è attivato.

Trascorsa mezz’ora, trasferite quetso composto col lievito in una ciotola (o nella impastatrice), aggiungete l’olio e l’uovo leggermente sbattuto (basta una forchetta), i 3 cucchiai di zucchero e la farina rimasta, e iniziate ad impastare. Se usate la impastatrice, mettete il gancio per gli impasti e mettete la valocità minima.

Impastate per una decina di minuti, fino al che il tutto non sarà diventato liscio ed elastico.

A questo punto, mettete l’impasto in una ciotola pulita, coperta con un canovaccio, e fate lievitare per tre ore (deve raddoppiare).

Trascorse queste tre ore, riprendete l’impasto, e ricavate dei piccoli cordoni di impasto lunghi circa venti centimetri. Per creare il corpo della colombina, prendete un capo del cordone e fate un nodo, lasciando l’altro capo leggermente lungo (sarà la coda). Prendete un altro piccolo pezzo di impasto, fatene una sfera, e con un po’ di acqua fatelo aderire al capo del nodo del cordone. se volete, nella parte lunga potete con i rebbi della forchetta dare la forma di una piccola coda.

Continuate così fino al termine dell’impasto.

Trasferite le vostre colombine su una teglia coperta di carta forno, e coprite ancora con il canovaccio, e fate riposare (e lievitare) ancora mezz’ora.

Nel frattempo, scaldate il forno a 180 gradi.

Trascorsi i 30 minuti, sbattete leggermente un uovo con un cucchiaio di latte, e spennellate la superficie delle vostre colombine di brioche al farro. Mettetele poi a cuocere in forno già caldo per circa 25 minuti (controllate a venti minuti il colore della superficie delle colombine, se fosse già molto scuro copritele gli ultimi cinque minuti con della stagnola).

Fatele raffreddare prima di gustarvi le vostre colombine di brioche al farro.

No knead bread semi integrale

No knead bread semi integrale

S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane pia grande del sole, dorato, profumato come le viole. Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame! Il più bel giorno di tutta la storia!
(Gianni Rodari)

In questi lunghi giorni di clausura, tanti di noi si sono reinventati panettieri e pizzaioli. La farina è sparita, il lievito si è volatilizzato. Il tempo in casa sembra trascorrere con il sottofondo di un forno accesso, di un confortante profumo di pane. Forse da’ un senso di consolazione. Il pane è una cosa semplice, ma non è una cosa facile. Oggi vi lascio quindi il frutto delle mie esperienze nel realizzare il famoso no knead bread, ovverosia il pane senza lavorazione. La mia versione è di un no knead bread semi integrale, ed è un’ottima soluzione per utilizzare eventuali pacchetti iniziati di farine. Ne uscirà un filone o una pagnottina da circa mezzo chilo.
Jim Lahey usa una pentola per il forno. Io purtroppo non ce l’ho, quindi nella mia versione vi racconto come cuocerlo sulla leccarda del forno.

Ingredienti:
200 gr farina 0 manitoba
130 gr farina 00
70 gr farina integrale
340 gr acqua a temperatura ambiente
6 gr lievito fresco di birra (se avete il lievito secco, usatene la metà)
un cucchiaino colmo di sale
mezzo cucchiaino di zucchero

Procedimento:
Mettete le farine (ed eventualmente il lievito secco, se usate questo), lo zucchero e il sale in una ciotola e mescolate bene.
Se usate il lievito fresco, scioglietelo nell’acqua a temperatura ambiente.
Prendete una ciotola abbastanza capiente, versatevi l’acqua, e poi a poco a poco fate assorbire la farina. Mettete tre/quattro cucchiai per volta, così riuscirete a gestire bene l’assorbimento della farina.

Alla fine, l’impasto sarà estramemente morbido ed idratato, e anche un po’ granuloso. Non è un problema in questo momento.

Coprite la ciotola con la pellicola alimentare, e fate riposare 15 minuti.

Riprendete poi l’impasto, e con l’aiuto di una marisa e di una spatola, e date un giro all’impasto all’interno della ciotola. Rimettete a riposare altre 15 minuti, e poi nuovamente ripetete la stessa operazione.

Coprite nuovamente con la pellicola, e mettete la ciotola in frigo per far lievitare l’impasto.

Lasciatelo almeno sei ore. Io l’ho lasciato a lievitare tutta notte, quasi 12 ore.

Successivamente trascorso questo periodo, predente il vostro impasto del no knead bread, mettete un po’ di farina sul piano di lavoro, e fate le pieghe dell’impasto. Ossia, stendere l’impasto a rettangolo e , prendendolo dal lato lungo, piegatelo su se stesso fino a metà e poi ripiegate l’altro lato chiudendo con i polpastrelli.

Continuate ristendendo ancora l’impasto, e fare nuovamente le pieghe. Date poi una forma rotondeggiante alla pagnotta di impasto.

Prendete poi una ciotola, ponetevi all’interno un panno pulito, spolverate il fondo con della farina e adagiatevi sopra l’impasto del no knead bread, e poi richiudetevi sopra il panno di cotone.
Lascate lievitare per almeno 90 minuti.

Scaldate poi il forno a 230 gradi (ventilato). Una volta raggiunta la temperatura, mettete della carta forno sulla base della leccarda del forno, e ponetevi sopra la pagnotta lievitata, cercando di non maneggiarla troppo per non distruggere le bolle di aria che si saranno formate all’interno.

Mettete la leccarda nel forno per 25 minuti, mettendo all’interno del forno anche un piccolo recipiente con dell’acqua. Questo permetterà di creare del vapore del forno, utile per creare la crosticina croccante.
Fate cuocere il vostro no knead bread per 25 minuti, poi abbassate a 220 gradi il forno, e cuocetelo per altri 15 minuti.

Estraete il pane dal forno e fate lo raffreddare prima di tagliarlo.

Babka alla crema di nocciole

Babka alla crema di nocciole

“(…) Una società che si sbarazza di tutti quelli che creano fastidi va a rotoli. Pecore. Costruttori di piramidi nella migliore delle ipotesi, selvaggi decadenti nella peggiore. Così rischia di eliminare quello zero uno per cento che ha capacità creative. Il lievito. (R. Heinlein).

Il lievito è la creatività, la pazienza, la vita che prende vita. L’ho detto e scritto tante volte che non c’è nulla che mi appaghi e che mi dia pace come vedere lievitare. Dolce o salato non importa. La materia che prende vita, si trasforma e respira. E il suo respiro viene imprigionato nella maglia glutinica che, come un elastico, si tende a trattenere l’alito di vita. Che poi, lo sappiamo chimicamente come funziona. Eppure è sempre pura magia.

Oggi vi propongo un lievitato goloso, che però metterà a dura prova la vostra pazienza, perchè deve lievitare nel frigorifero una notte. Ma, credetemi, ne vale la pena. La babka è un dolce di origine polacca, il dolce della nonna (del resto anche in russo nonna si dice babushka), in origine della tradizione pasquale, ma adesso diffuso tutto l’anno. Forse ricorderete la Babka vegana ai mirtilli rossi, ma oggi vi propongo una tradizionalissima Babka alla crema di nocciole, che è perfetta per le vostre colazioni piene di energia.

Ingredienti (per una forma da plumcake da 22 cm di lunghezza):
1 uovo medio + 1 tuorlo
275 gr farina 00
70 gr burro ammorbidito (lasciatelo fuori dal frigo per un’oretta prima di iniziare ad impastare)
60 ml acqua
50 gr zucchero
5 gr lievito di birra liofilizzato (se lo avete fresco un po’ meno della metà. Non usate il lievito istantaneo per torte!)
olio q.b.
Crema di nocciole q.b. (almeno 200 gr)
granella di nocciole per decorare

Procedimento:
Mettete in una ciotola (o nella planetaria) la farina, lo zucchero, il lievito – tutti gli ingredienti secchi, insomma, e mescolate bene (nella planetaria mettete il gancio per gli impasti).

Inserite poi nei secchi prima l’uovo intero, mescolando bene perchè venga assorbito, e poi il tuorlo. Infine, aggiungete l’acqua, sempre mescolando perchè venga tutto assorbito bene. Se avete la planetaria, alzate leggermente la velocità (la tacca superiore al minimo) per circa cinque minuti.

Solo adesso mettete il burro ben morbido, e fatelo assorbire bene (ci vorranno ancora altri 10 minuti buoni di impasto).
Al termine il vostor impasto sarà liscio ed elastico, un po’ appiccicoso perchè ben idratato.

Mettetelo in una ciotola che avrete leggermente unto di olio (così non si attacca). Copritela con la pellicola per alimenti e fatela riposare e lievitare in frigo per tutta la notte (comunque no nmeno di 12 ore).

Riprendete l’impasto trascorse 12 ore, e mettetelo su un fogli odi carta forno. Con il mattarello stendetelo a forma rettangolare (all’incirca dovrebbe venire lungo 30 cm, così quando lo arrotoleremo e piegheremo in sotto le estremità entrerà molto comodamente nello stampo). A questo punto, potete stendere la crema di nocciole su tutta la superficie, lasciando circa 1,5 cm rispetto al bordo. La quantità dipende dal vostro gusto, ovviamente non esagerate o tenderà a strabordare in cottura, ma non siate nemmeno troppo avari!

Partendo dal lato lungo, inizate ad arrotolare l’impasto, e poi chiudete bene l’estremità lunga. prendete poi il cilindro nella parte in cui non si vede la giuntura, e tagliatelo a metà nel senso della lunghezza. Infine, avvolgete le due metà come se steste facendo una treccia semplice, tenendo verso l’alto la parte tagliata, così il ripieno risulta esposto. Mettete le due estremità laterali sotto (come se steste rimboccando le lenzuola), e ponete la treccia nello stampo coperto con carta forno. Copritelo con la pellicola ancora e fatelo riposare ancora 60 minuti.

Infine, scaldate il forno a 180 gradi (statico), e quando ragginge la temperatura spargete un po’ di granella di nocciole sulla superficie della vostra babka alla crema di nocciole, e fatela cuocere in forno per 35 minuti.

Prima di tagliarla e gustarla, fate raffreddare la babka alla crema di nocciole.

Biscotti bicolori al cacao e vaniglia

Biscotti bicolori al cacao e vaniglia

Ognuno di noi ha un ricordo nel cassetto, e il pomello del cassetto è una ricetta. Negli anni ottanta una famosa marca di pasta aveva lanciato tantissimi nuovi biscotti per la colazione, quelli che poi – negli anni – mi hanno messo una tale acidità che non sono più riuscita a mangiarli.

Non dico sia stata colpa loro, ma è innegabile che ogniqualvolta mi capiti di fare colazione con quei biscotti, finisco invariabilmente col mal di stomaco. Ho un po’ di gastrite, sarà l’età.

Però sono buoni veramente, e soprattutto alcuni avevano una forma così carina e caratteristica che bisogna fare chapeau al loro marketing. Alcuni di questi biscotti non sono più in produzione, e in questi giorni di forzato riposo non è escluso che non li riproponga qui io.
Ma altri biscotti sono ancora sugli scaffali, e mi sono ispirata al look di uno di loro in particolare per realizzare alcuni ottimi biscotti per la colazione.

In realtà il gusto è diverso, e mi serviva di sbarazzarmi di alcuni ingredienti che avevo nella credenza. Però sono venuti buoni e ve li propongo, nel caso aveste un’oretta di tempo da impiegare in questi giorni, per prepararvi degli ottimi biscotti bicolori al cacao e vaniglia per la vostra colazione!

Ingredienti:
110 gr farina di riso
100 gr zucchero
100 gr farina 00
40 gr amaretti tritati
50 gr di mandorle (che ho tritato finissime nel mixer)
25 gr cacao amaro + 20 gr farina 00
80 gr burro morbido
1 uovo
mezza bustina di lievito vanigliato ( sono circa 8 gr)
un pizzico di sale
latte q.b.

Procedimento:
A me aiuta molto preparare la linea, cioè tutti gli ingredienti pronti per l’uso. Quindi, un’oretta prima di iniziare ad impastare i vostri biscotti bicolori al cacao e vaniglia, ricordatevi di tirare fuori il burro dal frigo, in modo che si ammorbidisca.

Tritate poi finemente sia gli amaretti, sia le mandorle. Io uso quelle senza pellicina, per questa ricetta sono ideali. Uso le mandorle tritate fini al posto della farina perchè così qualcuna resta leggermente più consistente, e crea un po’ di scrocchierello che mi piace.

Una volta che il burro si è ammorbidito, lavoratelo in una ciotola con lo zucchero, aiutandovi con le fruste elettriche (o la planetaria) in modo che si formi una bella crema.
A questo punto unite l’uovo, e quando si sarà assorbito nel composto mettete le mandorle e gli amaretti, e poi setacciatevi all’interno le due farine e il lievito.

Il composto si presenterà molto molto compatto, e quindi vi consiglio di inserire un cuchciaio di latte per volta, in modo che si ammorbidisca leggermente e riesca a stare tutto insieme.

A questo punto pesate l’impasto e dividetelo a metà. In una unite il cacao (e se dovesse risultare troppo secco potete aggiungere un goccino di latte), e nell’altra metà aggiungete la restante farina (i 20 gr aggiuntivi della lista ingredienti).

Prendete poi i due impasti, e metteteli separati in frigo, coperti dalla pellicola per alimenti. Lasciateli circa mezz’ora a ricompattare.

Riprendete poi l’impasto bicolore, dividete in due ciascuno dei panetti, e formate così due salsicciotti più o meno di uguale lunghezza e spessore.

Accostate poi l’impasto chiaro e quello scuro, poi il chiaro e poi lo scuro ancora. Metteteli su un foglio di carta forno, chiudetela come se fosse un pacchettino, compattando con le mani l’impasto, e rimettete ancora in frigorifero per 30/40 minuti.

Riprendete poi il salsicciotto, tagliatelo a strisce verticali di circa un centimetro e mezzo di spessore, e metteteli sulla teglia del forno coperta di carta forno.

Metteteli poi in forno, che avrete già preriscaldato alla temperatura di 180 gradi, e cuocete i vostri biscotti bicolori al cacao e vaniglia per circa 15/18 minuti.

Lasciateli raffreddare prima di gustarli!

Blondies al cioccolato bianco e lavanda

Blondies al cioccolato bianco e lavanda

Blondies, ovvero la versione pallida dei brownies americani. Entrambi i dolci hanno il passaporto a stelle e strisce, ed entrambi sono buonissimi e ricchi a dismisura. Anche i blondies, come i cugini più abbronzati, hanno una sottile crosticina esterna, che nasconde un cuore scioglievole e morbido. Se state cercando il vostro nuovo dolce preferito vi avviso, i blondies creano una seria dipendenza!

Siccome quando inizia marzo mi prende una gran voglia di primavera, di giornate che si allungano, di sole che si leva sempre più in alto nel cielo, e di tepori pomeridiani, ho pensato che sarebbe stata una buona idea ricominciare ad utilizzare la mia amata lavanda. Tanto non finirò mai di usare quella che ho acquistato lo scorso anno, e un cucchiaino alla volta sicuramente mi durerà per altri dieci anni!

Sono partita dalla notissima ricetta dei blondies di Gordon Ramsay, il cuoco più cattivo (o lo disegnano così?) della TV, e ho fatto qualche piccola variazione sul tema, secondo i miei gusti.

Ho sostituito i mirtilli rossi con le mandorle, ad esempio, perchè mi piace che in un dolce si sentano consistenza diverse.
Per dare una nota di freschezza al cioccolato bianco, invece dell’asprigno dei mirtilli rossi, ho messo un po’ di scorza di limone ma soprattutto un po’ di lavanda. Limone e lavanda insieme (ma secondo me alla lavanda si può provare a sostituire il rosmarino… lo farò prossimamente!) tolgono un po’ di pastosità al cioccolato bianco.

Le mandorle con la lavanda e il limone creano un trio perfetto, come in questa Torta senza glutine alle mandorle con glassa di limone e lavanda, che guarda caso avevo preso da un’altra cuoca inglese della tv, Mary Berry.
Se non mi credete provate questi blondies al cioccolato bianco e lavanda, e poi raccontatemi cosa ne pensate!

Ingredienti:
230 gr farina 00
150 g di burro
150 gr di cioccolato bianco
150 gr di zucchero
2 cucchiaini scarsi di lavanda alimentare
le zeste di un limone bio
80 gr di mandorle
2 uova grandi
un cucchiaino di lievito per dolci (Ramsay usa anche il bicarbonato, io me lo sono scordata ma sono venuti ottimi lo stesso, quindi se volete non mettetelo, altrimenti un cucchiaino)
zucchero a velo per decorare

Procedimento:
Iniziamo preparando lo zucchero aromatizzato alla lavanda: in un mixer da cucina mettiamo lo zucchero con i due cucchiaini di lavanda (se non siete sicuri se la lavanda vi piacerà, mettete un cucchiaino solo). Fate partire il mixer a scatti per tre o quattro volte, per cinque secondi per volta, in modo che lo zucchero e la lavanda si uniscano insieme alla perfezione. Mettetelo poi a riposare in una ciotola, così vi profumerà anche la cucina!
Visto che avete il mixer già in uso, prendete anche le mandorle e riducetele a granella (irregolare) anche qui con qualche impulso alla massima potenza.

Fate sciogliere poi il burro, sia a bagnomaria, sia nel microonde. In questo secondo caso, non usate una temperatura troppo alta, piuttosto prendetevi del tempo e lasciatelo sciogliere con calma. Lasciatelo raffreddare leggermente, deve essere tiepido quando lo incorporerete al resto degi ingredienti.

Infine, setacciate farina e lievito insieme (e il bicarbonato, se lo volete mettere). Anche in questo caso, mettete da parte anche la farina, e tagliate al coltello il cioccolato bianco. Io ho usato una tavoletta e mezza (quindi 150 gr), e l’ho sminuzzata con il coltello su di un tagliere. E’ un lavoro di pochi minuti, e mi piace la irregolarità dei pezzi. Se volete fare prima, potete usare anche le gocce di cioccolato bianco, va bene lo stesso. In quetso caso, saltate questo passaggio!

Adesso, finalmente, possiamo assemblare gli ingredienti ma senza prima dimenticare di accendere il fonro per portarlo alla temperatura di 180 gradi.

Prendete una teglia, quadrata o rettangolare, e copritela di carta forno. Io ho usato una teglia usa e getta da 6 porzioni, va bene comunque. Prendete un contenitore capiente e versate prima di tutto il burro fuso intiepidito e le uova. Mescolate brevemente per amalgamarli, e poi unite anche lo zucchero con la lavanda e le scorse del limone. Mescolate con una frusta a mano per un minuto, per sciogliere lo zucchero e amalgamare gli ingredienti.

Iniziate ad incorporare a questo punto anche la farina setacciata col lievito, sempre mescolando bene per evitare i grumi. Unite poi il cioccolato bianco e, per ultime, anche le mandorle. mescolate un’ultima volta molto bene, e non vi preoccupate se l’impasto sarà un po’ consistente, deve proprio venire così!

Versate l’impasto nella teglia, livellatelo in modo che si ail più possibile omogeneo, emettete i vostri blondies al cioccolato bianco e lavanda in forno a cuocere per circa 25/30 minuti. Controllate che non scurisacno troppo, deve formarsi la crosticina ma dentro i blondies devono restare morbidi, coem i brownies.

Lasciate poi raffreddare i blondies al cioccolato bianco e lavanda prima di tagliarli a pezzetti della stessa misura, e poi serviteli con una bella spolverata di zucchero a velo (ma vanno benissimo anche mangiati nature…).

Pan brioche ai fiori d’arancio

Pan brioche ai fiori d’arancio

Ho letto di recente che la pasticceria francese, almeno qui in Italia, non riscuote quel gran successo. Diverse pasticcerie hanno chiuso.
A Milano l’ultima in ordine di tempo è stata quella di Ladurée e i suoi famosissimi macarons, e prima l’Eclair de génie di Christophe Adam, da cui avevo fatto tre anni fa un corso proprio per imparare a fare gli éclairs (con risultati pessimi, ahimè).
Molti si sono chiesti come mai. Io credo che, prezzo esagerato a parte (alcune di queste pasticcerie erano veramente care!), la pasticceria italiana sia così varia e gustosa che, campanilismi a parte, dopo aver provato il dolce esotico qualche volta, gli italiani tornano ai loro amati cannoncini!

Io stessa non sono una fan sfegatata dei dolci francesi, che hanno una quantità di burro che il mio fegato gestisce con difficoltà – l’ultima volta che sono stata Parigi e ho mangiato un croissant alle 8 del mattino, ho pranzato alle 15 del pomeriggio perchè tanto ci ho messo per digerirlo!

Però non bisogna, come si dice, buttare il bambino con l’acqua sporca, e quindi oggi vi propongo una versione di pan brioche francese ma à l’italienne, ovverosia ho sostituito il burro con del buon olio di oliva della mia amata Maremma. Il risultato lo vedete, e credo che l’esperimento sia riuscito!

Visto che siamo in clima quasi Pasquale, ho completato la fusione italo-francese con un sapore delle regioni del sud Italia, i fiori d’arancio che troneggiano nella pastiera napoletana. Naturalmente se non l’avete sotto mano, o semplicemente non vi piace, potete sostituire con un cucchiaio di panna e dell’aroma di vaniglia. Avrà un gusto più tradizionale, cioè ottimo!

Questo pan brioche ai fiori d’arancio è senza zucchero, così lo potete utilizzare a colazione per spalmarlo con qualsiasi cosa vi piaccia di più, dalla crema alle nocciole alle vostre marmellate preferite!

Ingredienti:
300 gr di farina 00
300 gr di farina manitoba
u pizzico di sale
15 g di aroma di fiori d’arancio (o altrettanta panna fresca)
45 gr di olio di oliva (possibilmente non molto forte)
15 gr di lievito di birra fresco
250 ml di latte intero (se lo volete scremato fate pure)
2 uova
buccia di un arancio bio (potete sostituire con l’estratto di vaniglia in pasta)
granella di zucchero per guarnire

Procedimento:
Mettete in una terrina o nella ciotola della impastatrice (con i gancio per impasti) le due farine, le zeste dell’arancia grattugiate finemente e il sale, e amalgamate velocemente.
Fate un buco al centro e versate il latte intiepidito, nel quale avrete sciolto il lievito di birra fresco. Quando il latte si sarà ben assorbito (ci vorrà solo qualche minuto) rompetevi anche un uovo nell’impasto, e continuate ad impastare per farlo assorbire.

Infine, quando anche l’uovo si sarà assorbito, completate con l’olio e l’acqua di fiori d’arancio.

Impastate per alcuni minuti (a me in tutto ce ne sono voluti una decina), in modo che l’impasto divenga liscio e compatto.
Mettetelo poi in una terrina coperto con la pellicola alimentare e un canovaccio, e fatelo lievitare in un posto riparato per due ore. Il forno, anche senza lucina, va benissimo, così l’impasto evita gli spifferi.

Trascorse le due ore riprendete l’impasto: potete decidere se fare due treccine piccole (in questo caso dividete l’impasto a metà) oppure una treccia grande, come ho fatto io. Prendete quindi l’impasto, e dividetelo in tre parti uguali (io ho fatto a occhio, non sono così scientifica!).
Arrotolate ciascuna parte in modo da formare un cordone lungo una trentina di centimetri (anche qui a occhio) e intrecciateli tra loro.
Rimboccate le estremità sotto la treccia, e spennellatela con l’altro uovo che vi ho messo in ricetta, leggermente sbattuto. Coprite ancora con della pellicola alimentare e fate lievitare ancora per mezz’ora.

Trascorsa anche questa mezz’ora, spennellate ancora il pan brioche ai fiori d’arancio con l’uovo sbattuto, e cospargete la superficie con la granella di zucchero.

Infine, infornate nel forno già caldo a 180 gradi e cuocete il pan brioche ai fiori d’arancio per circa 35 minuti. Controllate sempre con il tradizionale stecchino. Se vedete che la superficie si scurisce troppo, eventualmente copritela con dell’alluminio.

Il vostro pan brioche ai fiori d’arancio è pronto per essere gustato con quello che vi piace di più!

Chiffon cake all’arancia e mandorla

Chiffon cake all’arancia e mandorla

Bitrartato di potassio. Difficile?
Proviamo così: idrogenotartrato di potassio. Meglio?

In realtà stiamo parlando del cremor tartaro, un nome che pare un po’ sinistro, ma che in realtà è semplicemente il nome comune di un agente lievitante molto utilizzato in pasticceria, oltre che in enologia.
E’ un sale di potassio, che si ricava da elementi naturali (di solito uva ma anche dal tamarindo, mi dicono), che funge da correttore di acidità oltre che da agent elievitante naturale.
E’ così naturale che lo si trova spesse come lievitante per le preparazioni vegane. Il suo migliore amico è il bicarbonato di sodio, e con l’acqua formano un trio eccezionale!

Inoltre stabilizza anche la panna montata, gli albumi montati o, per i vegani, l’aquafaba.

Io lo uso, come tanti, per stabilizzare e rendere soffici e morbide le chiffon cake (ovviamente si usa anche per le angel cake, che però sono fatte di soli albumi, senza tuorli). Non ne serve moltissimo, ma si sente la diferenza, perchè le torte diventano soffici nuvole di sapore! Come questa Chiffon cake all’arancia e mandorla, che ho preparato per il contest su IG di @lamandorlashop e @rita.giaquinta. E’ facilissima da realizzare, ma vi darà un sacco di soddisfazione…e poi la copertura di ganache al cioccolato di Modica con scorzette di arancia candite fa la differenza! Ma basta anche una spolverata di zucchero a velo, o qualche arancia candita.
Siete pronti per prepararla insieme?

Ingredienti:
160 gr farina 00
200 gr zucchero
30 gr mandorle pelate
succo e scorsa di un’arancia 8 gr lievito per dolci
4 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (o una bustina di vanillina)
1 pizzico di sale
80 gr olio di semi o di riso
2 gr cremor tartaro

per la ganache al cioccolato (che potete anche omettere):
100 gr cioccolato fondente
100 gr panna liquida

Procedimento:
Separate anzitutto i tuorli dali albumi.
Nella planetaria (o in una ciotola) montare a neve ben ferma gli albumi – quando iniziano a imbianchire, aggiungete anche il cremor tartaro. Mettete da parte.

In un’altra ciotola setacciate la farina con il lievito, e mettete da parte.

Nel mixer mettete le mandorle con lo zucchero, e azionate a velocità alta per circa un minuto, fino a che le mandorle si saranno tritate finissime, quasi a farina (preferisco fare così che prndere la farina di mandorle, ha un sapore più rustico).

Lavate e grattugiate la scorza di arancia, e poi spremete il succo e filtratelo. Io avevo un’arancia abbastanza grande e mi è venuto abbastanza succo. Fate conto che ce ne vogliono circa 120 gr, se avete un’arancia piccola o non troppo succosa, aggiungete il succo (e anche la scorza) di un’altra arancia.

A questo punto unite insieme tutti gli ingredienti liquidi – quindi i tuorli, l’olio, il succo e le zeste di arancia, l’estratto di vaniglia, e un pizzico di sale, e mescolate bene con una frusta a mano.

Aggiungete poi a poco a poco la farina setacciata col lievito, e per ultimo le mandorle tritate con lo zucchero.

Per concludere, unite a questo impasto gli albumi montati, mescolando dal basso verso l’alto, così non si smontano.

Mettete l’impasto così ottenuto in uno stampo da chiffon cake: il mio è da 25 cm, e direi che è la misura massima che consiglio per queste quantità di impasto, altrimenti non si solleva abbastanza. Potete eventualmente usare uno stampo più piccolo (al massimo da 18) ma aumentate i tempi di cottura.

Mettete la vostra chiffon cake all’arancia e mandorla in forno già caldo a 175 gradi, e cuocete per circa 30 minuti. Controllate bene la torta, a seconda del forno potrebbe volerci qualcosa di più.

Come sempre, una volta che lo stecchino che estrarrete dalla torta sarà bello asciutto, togliete dal forno la Chiffon cake all’arancia e mandorla, e ribaltate lo stampo su un piano da lavoro, in modo che la torta raffreddi a testa in giù. Nelle migliori famiglie, dovrebbe secndere da sola. A me non riesce mai, quindi mi tocca pazientemente toglierla con un coltellino sottilissimo. E’ un lavoraccio, ma è la parte più dura della preparazione.

Potete gustare la vostra chiffon cake all’arancia e mandorla anche così, oppure preparare una ganache al cioccolato: scaldate il cioccolato a bagnomaria, e una volta che inizierà a sciogliersi aggiungere la panna liquida, continuando a mescolare. Verrà una crema fluida che potrete utilizzare per decorare il top della vostra chiffon cake all’arancia e mandorla. Io l’ho decorata con qualche fettina di arancia e mandorle a lamelle, giusto per far notare che sì, è una chiffon cake all’arancia e mandorle!

Vuoi un’altra idea? Guarda la ricetta della Chiffon cake al limone con glassa alla lavanda!

Plum cake all’earl grey con glassa al miele e limone

Plum cake all’earl grey con glassa al miele e limone

Confessioni di una tè dipendente. Amo il tè, da ben prima dei miei soggiorni in Inghilterra che, per inciso, sono stati da questo punto di vista dei veri glory days. Infatti, bevevo catini di tè a ogni ora del giorno e della sera, a merenda, alle cinque, dopo cena… con il latte, à la anglaise, poco importa se prima ci eravamo scofanati un quintale di beans on toast o una insalata di tonno. Il tè è il tè.
Un argomento di conversazione, un mezzo per socializzare, senza farsi venire la cirrosi (ma un po’ di agitazione sì, visto che la teina non è proprio tutta salute).

Ne ho bevuto tanto anche a casa, tanto che la Twinings, nel secolo scorso, mi ha mandato a casa una fiammante teiera rossa logata e ben due tazze, premio per chi tra i clienti riceveva più punti.
Ho pensato quindi a un modo per condensare una tazza di tè in un dolce, ed è nato il dolce di oggi, un plum cake all’earl grey con glassa al miele e limone, che ha riscosso un insperato successo e per questo ve lo propongo, oggi in versione light, ossia senza burro.

Ingredienti:
250 gr latte parzialmente scremato
2 bustine di tè all’earl grey
240 gr farina 00
6 gr lievito per dolci
Un pizzico di sale
200 gr zucchero
2 uova
Mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia (io ho usato questo)
110 gr olio di mais (va bene qualsiasi olio vegetale con un sapore non forte)

Per la glassa ho usato:
1 busta di zucchero a velo (sono circa 140 gr)
3 cucchiai di miele di acacia (morbido)
1 cucchiaio di succo di limone
Acqua calda q.b.

Procedimento:
Iniziate a preparare il plumcake all’earl grey scaldando il latte, e appena inizia a sobbollire, spegnete il fuoco ed aggiungete le due bustine di tè. Lasciate in infusione almeno un paio di ore, così nel frattempo il latte raggiungerà la temperatura ambiente. Coprite magari la superficie del latte con della pellicola, così non si forma quella fastidiosa pellicina.

Una volta che saranno trascorse le due ore, togliete le bustine dal latte, e schiacciatele per bene, così fuoriuscirà il latte e l’aroma del tè.

Scaldate il forno a una temperatura di 180 gradi e foderate con carta forno uno stampo da plumcake di 20 cm circa.

In una ciotola capiente mettete gli ingredienti secchi (farina, lievito, e sale) e mescolate.

In un’altra ciotola (o nella planetaria, col gancio a foglia) mettete le uova, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, e sbattete bene per almeno cinque minuti. Il composto deve almeno raddoppiare di volume. Aggiungete poi anche l’olio, e continuate a sbattere per un altro minuto.

Abbassando la velocità, iniziate ad incorporare alle uova anche il mix degli ingredienti secchi, aggiungendoli a poco a poco. Infine, aggiungete anche il latte con l’infusione di tè. Mescolate fino a che l’impasto non sarà soffice e liscio.

A questo punto, mettete l’impasto del vostro plum cake all’earl grey nello stampo, e infornate il tutto per circa 50 minuti, fino al massimo ad un’ora nel forno (dipende dal vostro forno, e comunque fate sempre la prova stecchino).

Fate raffreddare bene il plum cake all’earl grey prima di toglierlo dallo stampo per glassarlo.

Per la glassa, mettete lo zucchero a velo in una ciotola, aggiungete il miele e il succo di limone, e mescolate. Aggiungete poi l’acqua calda poco per volta, in base a quanto densa preferite la glassa. A me piace un po’ lenta, quindi ne ho aggiunti cinque o sei cucchiai, ma potete limitarvi a due o tre.

Io ho guarnito spolverando con la scorza del limone, ma potete anche usare un po’ di tè earl grey prelevato dalla bustina (ci ho pensato adesso, la prossima volta lo decorerò così!).

Se volete un’altra idea di plum cake, perchè non provate il Plumcake al limone e lavanda?