Plumcake fragole e cocco e benvenuto maggio

Plumcake fragole e cocco e benvenuto maggio

Le settimane che precedono il mio compleanno sono sempre dedicate ai bilanci dell’anno appena trascorso. Un attimo che rubo a me stessa per guardarmi indietro e guardarmi intorno, a dove sono e dove sono stata, prima di capire dove voglio andare.
Gli anni cominciano ad essere importanti, e ad ogni rintocco del compleanno che aggiunge una unità alle già tante decine mi rendo conto della strana curva che ha preso la mia vita, tra fotografie e teglie da forno.

E’ universalmente noto che non ho mai cucinato in vita mia fino al matrimonio, avvenuto un bel po’ avanti rispetto alla media (ma a noi piace essere originali!). E pure i primi anni non è che mi sia mai prodigata di più della apertura di qualche busta surgelata.
Difficile dire da dove sia venuta la mia illuminazione.
Escludendo Damasco, dove non sono mai stata, rimane la mia piccola cucina rossa, dove un pomeriggio di una domenica in cui mi annoiavo un po’ mi sono cimentata in una Torta alle carote. Da lì la strada è stata tutta in discesa.

Carota dopo carota, sono qui.
Le cose cambiano, e spesso in modi che non ci eravamo nemmeno prefigurati. Infatti… com’è che ultimamente ho iniziato a sognare una casa in campagna con un bel giardino e un orto io, che non ho mai contemplato di vivere altrove che non fosse una città?

Mentre mi crogiolo nel pensiero della mia bella casa di campagna, magari una campagna vicino al mare, spizzicando qualche fragola, ne uso qualcuna per fare un delizioso Plumcake alle Fragole e Cocco.
E’ semplicissimo realizzarlo. Basta una bella ciotola, e via.

Il Plumcake alle Fragole e Cocco è senza burro, che ho sostituito con del buon yogurt al cocco, che insieme a qualche cucchiaio di farina di cocco dà un profumo speciale… proprio quello dell’estate che si avvicina.
Con questo Plumcake alle Fragole e Cocco sarà bellissimo fare colazione nelle prime mattine di maggio.

Ingredienti:
250 g farina 00
50 g amido di mais (o di riso)
50 g farina di cocco
250 g yogurt al cocco
16 g lievito per dolci
succo di mezzo limone
zeste del limone
3 uova

Preparazione:
Sgusciate le uova e montatele bene con lo zucchero, in modo che si gonfino e diventino belle chiare.
Aggiungete poi lo yogurt, la scorza e il succo di limone e la farina di cocco.
Mescolate ancora con le fruste, ma a bassa velocità.

Ora potete unite gli ingredienti secchi, setacciati: farina, amido di mais e lievito.

Infine, prendete le fragole: lavatele bene, mondatele e asciugatele con un canovaccio.
Tagliatele a pezzetti non troppo piccoli.
Spolveratele con della farina e unitele all’impasto, amalgamando dolcemente con una spatola (o una leccapentole).

Prendete uno stampo per plumcake, foderatelo con della carta forno e versate l’impasto nello stampo.
Se volete potete coprire la superficie con della granella di zucchero.

Cuocete il Plumcake alle Fragole e Cocco nel forno già caldo a 180 gradi per circa 55 minuti, o un’ora.
Controllate a 50 minuti, perchè ogni forno ha il suo modo di cuocere.
Se notate che il Plumcake alle Fragole e Cocco inizia a scurirsi, potete coprirlo con un foglio di alluminio così non scurirà troppo.

Salvate il brutto anatroccolo! I biscotti ripieni di fragole

Salvate il brutto anatroccolo! I biscotti ripieni di fragole

Per quanto mi impegni a imparare a fare bene la spesa, purtroppo ci casco sempre. Avete voglia a girare col carrello e il foglietto in mano, a spuntare diligentemente la lista. Quando arriva lei, potete scommetterci che novantanovevolte su cento ci casco.
Arriva mascherata da qualsiasi cosa. L’offerta speciale, l’idea che balena all’improvviso, il “ne compro un altro perchè non si sa mai”, e .. tac. Il carrello si riempie di cose talvolta superflue, talvolta inutili, che poi hanno la tendenza ad andare a male molto più velocemente di quanto avrei mai voluto.

Sprecare il cibo è inqualificabile, ma sembra che questo non ci fermi dal buttarlo. Si stima che ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo venga buttato o sprecato. Sono miliardi di tonnellate, per dire. Trenta chili pro capite. Una enormità.

Prendo spunto proprio dal Giorno della Terra, che ormai dal 1970 celebra il 22 aprile di ogni anno la giornata del nostro piccolo pianeta blu, come preservarlo e proteggerlo (purtroppo da noi), per ricordarci che il cambiamento nasce dalle piccole cose. Tipo dal carrello della spesa.

La ricetta che vi propongo oggi è non solo facile, ma utilissima per evitare di buttare la frutta un po’ troppo matura, magari ammaccatuccia. La frutta di oggi (rigorosamente di stagione!) sono le fragole che stavano tirando gli ultimi in frigorifero, ma la ricetta è talmente versatile che la potete rifare durante tutto l’anno, con quel che offre la natura. Pesche bianche e rosmarino, albicocche, frutti rossi e limone, prugne e vaniglia…

Ultimo particolare, non da poco per i fanatici della dieta: non c’è burro. Malgrado questo, i biscotti ripieni di fragole sono irresistibili. Vi lascio la ricetta con dosi per circa 26 biscotti del diametro di circa.. direi 6 millimetri. Potete usare un tagliabiscotti, ma anche una tazzina de caffè. Tondi, cuoricini… libero spazio alla fantasia.
C’è solo un mantra, obbligatorio.
Non si butta la frutta brutta.
Si fanno i biscotti più buoni del mondo.

Ingredienti:
400 g farina 00
2 uova medie
140 g zucchero semolato
120 g olio (delicato, io uso quello di riso)

per il ripieno:
200 g fragole
2 cucchiai zucchero
1 cucchiaino di maizena
un cucchiaino estratto di vaniglia (opzionale)

Preparazione:

Iniziamo a preparare i biscotti ripieni di fragole mettendo le fragole lavate e tagliate a pezzettini (e prive del picciolo) in un pentolino, con lo zucchero e l’estratto di vaniglia (se lo volete). Lasciate qualche minuto sul fuoco dolce mescolando di tanto in tanto, fino a che lo zucchero non si sia sciolto.
A questo punto, sciogliete la maizena in un cucchiaio di acqua in modo che non faccia grumi, e poi versatela sulle fragole, mescolando. Lasciate cuocere la frutta altri dieci minuti, mescolando spesso per evitare che si attacchi o bruci. La frutta sarà pronta quando avrà iniziato a sfaldarsi un po’ e il succo rilasciato dalla frutta avrà iniziato a condensarsi.
Togliete quindi dal fuoco e fate intiepidire.

Nel frattempo, potete preparare la frolla all’olio.
In una ciotola rompete le uova, aggiungete l’olio e lo zucchero ed emulsionate con una frusta a mano o una forchetta, in modo che lo zucchero inizi a sciogliersi.
Poi aggiungete la farina in tre riprese, aggiungendo quella successiva appena la precedente si sarà assorbita.

Poichè l’assorbimento della farina dipende dalla grandezza delle uova, se queste sono medio grandi potreste aver bisogno di qualche cucchiaio di farina in più. La frolla è pronta quando avrà smesso di essere appiccicosa.

Il bello della frolla all’olio è che non necessita di riposo.
Quindi, potete stenderla subito su un foglio di carta forno leggermente infarinato, tenendo uno spessore di circa tre/quattro millimetri (io vado a occhio, quindi non avete bisogno del goniometro!!!). Con il vostro tagliabiscotti (o coppapasta, o quel che avete) tagliate i dischi in numero pari, visto che poi li dovete accoppiare.

Ponete sulla teglia (coperta da un foglio di carta forno) metà dei dischetti, punzecchiateli leggermente con i rebbi della forchetta, e poi ponete al centro un po’ di fragole cotte (un cucchiaino, direi). L’importante è che lasciate un bordino intorno per sigillare il biscotto.

Ponete sopra alle fragole il dischetto di frolla di chiusura, premete leggermente sui bordi con le dita e poi chiudete bene con i rebbi della forchetta. Continuate fino ad esaurimento della pasta frolla.

Mettete la teglia con i vostri biscotti ripieni di fragole nel forno già caldo a 180° per circa venti minuti. Dovete toglierli quando iniziano a colorarsi leggermente.

Prima di staccarli dalla teglia attendete che si siano leggermente intiepiditi.

Potete servirli spolverati di zucchero a velo, ma anche senza. Sono buoni comunque. Se uscirà un po’ di liquido dalla calotta del biscotto, non vi preoccupate… è il succo più buono del mondo!

Matti per le fragole? Un’altra idea di biscotti alle fragole la trovate qui.

I pangoccioli e una mattina di pace

I pangoccioli e una mattina di pace

Dalle finestre della mia nuova cucina la luce entra intensa, e in queste mattine di tardo inverno, senza una nuvola e con l’aria frizzante, guardo fuori mentre lascio che i raggi mi scaldino la casa e le braccia. Strizzo un po’ gli occhi nel bagliore, mentre osservo in silenzio la mia tazza.

Uno dei pangoccioli fatti la sera prima in una mano, ancora profumato e fragrante come appena tolto dal forno.  Fisso la schiuma del cappuccino e ascolto. Il silenzio.

Il silenzio che questa mattina non c’è a Kiev, dove fischiano bombe e allarmi antiaerei, dove la gente piange negli scantinati la stessa lacrima di quelli che stano lontani, col cuore straziato. Non mi interessa sentire ragioni, né le ragioni. Voglio solo sentire il silenzio. Voglio una colazione di una mattina qualunque per tutti, col sole giallo che entra dalla finestra, il cielo blu e fuori il silenzio.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Questo mi dice tutto quello che c’è da sapere.

Questi Pangoccioli Vegani sono leggeri e buonissimi, meriterebbero una introduzione più allegra. Ma sono tempi grami, questi. Lasciamo entrare la dolcezza con questi sofficissimi panini, e speriamo che finisca presto.

Ingredienti:

250 g Farina 00
250 g farina manitoba
300 g latte di mandorla
90 g gocce di cioccolato
20 g lievito di birra fresco
80 g zucchero
30 g olio
1 cucchiaino sale
1 bustina di vanillina

Procedimento:

Anzitutto, mettete al freezer per mezz’ora le gocce di cioccolato, così si deformeranno di meno in fase di cottura.
In una ciotola (anche quella della planetaria) mettete le farine e mescolate.

In un’altra ciotola sciogliete il lievito di birra in metà quantità (presa dal totale) del latte di mandorla (va bene anche quello di avena o di riso, come preferite) appena tiepido, con un cucchiaino di zucchero, anch’esso preso dal totale.

Una volta che si sarà sciolto, aggiungete il latte con sciolto il lievito nelle farine, e poi unite lo zucchero rimasto, l’alta metà del latte (al massimo a temperatura ambiente o un po’ tiepido, non freddo di frigo), il sale, la vanillina e l’olio, e impastate.

Ci vorrà un pochino, perchè l’impasto deve essere ben liscio ed incordato. Solo per ultimo inserite anche le gocce di cioccolato e finite di impastare.

Ponete l’impasto in una ciotola, copritelo con della pellicola e lasciatelo lievitare fino al raddoppio (dipende dalla temperatura a casa vostra, il mio dopo 90 minuti era pronto).

Riprendete l’impasto, e dividetelo in panetti di circa 50 grammi cadauno. Dategli la forma di un panino tondo, e poggiateli sulla teglia già coperta con carta forno. Distanziateli un po’ perchè cresceranno leggermente.

Coprite i pangoccioli con un canovaccio e fate raddoppiare ancora di volume (tra i 90 e i 120 minuti).

Poi scaldate il forno a 200 gradi, e ponete a cuocere i pangoccioli per circa 10 minuti.

Torta di farro all’olio di oliva e limone e la grande paura

Torta di farro all’olio di oliva e limone e la grande paura

Scrivere questo post mi pare un miracolo. Ho aperto questo piccolo spazio nella rete qualche anno fa ormai, la seconda esperienza dopo una prima volta finita un po’ male, per condividere una piccola passione con chi, come me, ha voglia di rilassarsi standosene con le mani in pasta.
Prima di schiacciare il bottone “pubblica” avevo mille aspettative, paure e paranoie. Ogni foto, ogni ricetta, provata e riprovata, l’emozione dei primi commenti (“allora c’è qualcuno là fuori!”), il dubbio di cosa e come scrivere, la voglia di scrivere e raccontare, attraverso le ricette, la vita.
Talvolta con tanta fatica, perchè la vita là fuori incalza, e non sempre avevo voglia o avevo, semplicemente, qualcosa da dire.

All’improvviso, tutto questo era scomparso. Una pagina bianca al posto delle tante foto e parole che ben conoscevo mi ha fatto temere per il peggio. Possibile che avessi perso tutto? Quattro e oltre anni di lavoro potevano essere spariti così?
Alla notte mi chiedevo se avessi schiacciato un testo, il classico bottone rosso dell’autodistruzione. Ma non saprei nemmeno dove si trova. Allora ho iniziato a pensare che, forse, era il destino che cercava di dirmi qualcosa – lascia stare, che tanto non è roba per te, questa.

Probabilmente non lo è roba per me, questa.
Talvolta però mi soffermo a pensare a come sia bello cucinare insieme. Io pubblico una ricetta così, una domenica sera qualunque; magari qualcuno ci inciampa dentro, magari ci arriva tramite IG. Diciamo dieci persone, per essere ottimisti. Di queste dieci, due pensano che sì, la possono anche fare quella ricetta. Si mettono a prepararla insieme a me, che parlo loro attraverso queste parole, e siamo in tre a cucinare questa stessa cosa, e chiacchieriamo di farine, uova e zucchero.
E poi quel qualcosa esce dal forno, e che so, quattro o cinque persone assaggiano, e gli piace.
Così questo breve testo, scritto una domenica sera, mi ha messo in contatto con dieci persone che non conoscerò mai, ma che sono state con me in qualche modo.
E non potete sapere quanto questo mi faccia stare bene.

Un’altra cosa che conforta è questa Torta di farro all’olio di oliva e limone. La ricetta base l’avevo tirata giù da un sito americano che purtroppo non ho segnato subito, e quindi chiedo venia all’autrice. C’era una quantità di olio che mi pareva perfino un po’ imbarazzante, e quindi l’ho in parte sostituita con del latte di mandorla, che col limone sta davvero bene. Il risultato è stata una torta alta e morbida, con un profumo delicato e una leggerezza meravigliosa. La farina di farro completa l’opera (ma potete anche usare la farina 00).
La Torta di farro all’olio di oliva e limone è anche semplicissima da fare, quindi non avete scuse per non prepararvi una deliziosa torta per la prima colazione. La quantità di ingredienti è per una teglia da 20/max 22 cm.

Ingredienti:
250 g farina di farro
220 g zucchero semolato
100 ml olio di oliva extravergine (meglio se di gusto fruttato)
100 g latte di mandorla
succo e zeste di 1 limone (naturalmente bio e con buccia edibile!)
16 g lievito
3 uova

Preparazione:
La Torta di farro all’olio di oliva e limone è il paradigma della semplicità. Vi serve solo lo sbattitore e un po’ di buona volontà. Se avete questi due strumenti, avete già metà torta preparata!

Mettete le uova e lo zucchero in una ciotola e con lo sbattitore elettrico montatele per bene, fino a duplicarle di volume. Ci vorranno circa cinque minuti, ma credetemi, ne vale la pena per la sofficità della torta (sofficità…. si dice, vero?).
A questo punto, incorporate l’olio (sempre con lo sbattitore in azione), il latte di mandorla, il succo e le zeste del limone grattugiate finemente.
Per ultimo, unite le polveri, cioè la farina di farro e il lievito.
Per aumentare la lievitazione e renderla bella alta bisogna incorporare aria, e questo si può fare non solo sbattendo bene le uova, ma anche setacciando la farina col lievito.

Foderate di carta forno una tortiera di 20/22 cm di diametro, versate l’impasto così ottenuto, livellatelo e cuocete nel forno già caldo a 160 gradi per i primi 35 minuti; coprite lo stampo con un foglio di carta di alluminio (così la torta non si scurirà troppo) e alzate a 180° la temperatura del forno, e cuocete ancora almeno mezz’ora.
Questi tempi li ho testati per lo stampo da 20 cm, per quello da 22 cm abbassate di 10 minuti i tempi di cottura con le due temperature.
Non ho provato, ve lo dico subito, ma a occhio dovrebbe funzionare. In ogni caso, fate sempre la prova con lo stecchino.

Una volta cotta, capovolgete la Torta di farro all’olio di oliva e limone sulla gratella e fatela raffreddare per bene prima di toglierla dalla teglia.
Servitela con la glassa al limone oppure, se siete di corsa come me, basta una spolverata di zucchero a velo.

Crostata vegana con crema al caffè e cosa ho imparato da Veganuary

Crostata vegana con crema al caffè e cosa ho imparato da Veganuary

Gennaio, mese dei nuovi inizi, dei (buoni) propositi. Mese che saluta la pausa natalizia, stressante come ogni anno, ma quest’anno più di ogni anno, tra tamponi, quarantene, conta dei positivi e i negativi che si sentono accerchiati come l’ultimo rinoceronte bianco in mezzo a un gruppo di bracconieri armati.

Gennaio è anche il mese di Veganuary, scelto non a caso perchè, tra i buoni propositi, spesso c’è anche quello di cambiare totalmente vita. E come non catalogare la scelta vegana tra quelle che la vita non solo te la cambiano, ma te la stravolgono?
Quindi un mese, uno soltanto, si puo’ provare a mettersi alla prova, a cambiare davvero, prima di tutto, prospettiva sulle cose di ogni giorno, come mangiare. Attività primordiale e principale. Il motore dei nostri muscoli, del nostro cervello, del nostro tutto.

E adesso a noi. Perchè ho deciso per un mese intero di proporre solo (visto che questo blog è nato proprio così) dolci vegani?
(Per inciso, non solo li ho fatti, li ho anche mangiati, e con viva e vibrante soddisfazione, come diceva Crozza imitando il Presidente Napolitano!)

Perchè amo le sfide, prima di tutto. Ripensare all’ordinario facendolo diventare stra-ordinario, e non senza qualche insuccesso e disastro (che fa parte del processo di apprendimento).
Perchè probabilmente il veganesimo imperfetto diventerà sempre più preponderante, perchè il sistema alimentare attuale non so se reggerà ancora a lungo.
Perchè, comunque, i dolci vegani che mi sono riusciti (e pure quelli usciti inguardabili) sono buoni.

Difficoltà? Moltissime. Addensare un impasto senza uova spesso è una traggedia (con due g), sostituire lo zucchero con altri dolcificanti non mi è sempre riuscito, e – che sia chiaro a tutti – da solo lo yogurt di soia non lo mangerei mai perchè sa obiettivamente di cartone.

Però. L’ho fatto. Mi sono messa alla prova.
Questa è la mia ultima creazione, la Crostata vegana con crema al caffè (vegana pure lei, naturalmente). La ricetta della frolla vegan più buona, dopo una serie di tentativi, è quella del Maestro Montersino. Per la crema al caffè, ho modificato leggermente la crema pasticcera all’arancia che ho postato su Instagram ma non qui (aveva suscitato così poco interesse che non mi era perso il caso riproporla).
Fatela, vi assicuro che non ve ne pentirete. A parte che è obiettivamente buona, ma è facile, più di quanto non pensiate. La potete realizzare con del caffè amaro della moka, ma anche con il Nescafé , che segue anche pratiche di raccolta sostenibili.

Ingredienti (per una tortiera da 20 cm):
250 g farina (potete usare la 0 o anch eil farro, la 00 se non ne avete altre va bene comunque)
80 g zucchero di canna (o semolato)
60 g acqua
60 g olio di semi
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di lievito
1 pizzico sale

per la crema
500 g latte di mandorla
40 g maizena
3 cucchiaini caffè solubile (per la ricetta col caffè della moka leggete la preparazione sotto)
90 g zucchero semolato o di canna
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preparazione:
Iniziamo a preparare la Crostata vegana con crema al caffè dalla crema.
In un pentolino mettete la maizena con un pochino di latte di mandorla. Non ne serve tanto, solo per sciogliere l’amido di mais ed evitare i grumi. Aggiungete anche l’estratto di vaniglia (o i semi di mezzo baccello) e mescolate.
Unite poi il restante latte, i tre cucchiaini di caffè solubile e lo zucchero e mescolate molto bene.

Se avete il caffè, mettete 100 ml di caffè della moka e togliete 100 ml dalla quantità di latte di mandorla.

Mettete sul fuoco il pentolino e portate il tutto a bollore a fiamma medio bassa. Quando raggiunge il bollore fate cuocere per un paio di minuti al massimo, abbassando la fiamma al minimo. Divrebbe rimanere una crema densa ma non troppo.
A questo punto, togliete il pentolino dal fuoco, coprite la crema con un po’ di pellicola per evitare che si formi la crosticina sulla superficie e fate raffreddare.

Nel frattempo preparate la frolla vegana, mettendo in una ciotola lo zucchero e l’acqua. Mescolate con una forchetta per fare sciogliere lo zucchero, poi unite l’olio e miscelate nuovamente. Infine, unite a poco a poco la farina setacciata con il lievito, e quando si sarà formato un panetto che non appiccica più, copritelo con la pellicola e mettetelo a riposare in frigo per mezz’ora.

Trascorso questo periodo, riprendete la frolla dal frigorifero, dividetela in due parti e con l’aiuto del matterello stendetela a formare un cerchio delle dimensioni della teglia (di solito metto più impasto per il sotto, così posso ben coprire anche i lati.
Ungete e infarinate la teglia (potete usare anche gli spray non stick, ce ne sono alcuni in commercio che sono vegani, come questo che uso io di Fratelli Rebecchi. Preciso che è #noadv, li compro tutti!).

Prendete la frolla stesa più grande, e mettetela sul fondo della teglia. Bucherellate il fondo con i rebbi della forchetta.
Riprendete la vostra crema al caffè, e disponetela all’interno della frolla stesa uniformandola.
Coprite poi il tutto con il secondo disco di frolla, e abbiate cura di sigillare i bordi.
Per essere sicura, con i ritagli di pasta frolla rimasti, ho ricavato tante striscioline con l’aiuto della rotella taglia ravioli, e li ho posti tutti intorno al bordo della crostata.

Fate un forellino al centro della torta, se volete mettete della granella di nocciole sulla superficie (io l’ho fatto per decorazione e perchè sono buone, ma sono opzionali, potete usare anche le mandorle o niente). Mettete quindi la Crostata vegana con crema al caffè in forno già caldo a 180 gradi e cuocete per circa 35/40 minuti.

Il mio nuovo forno è Speedy Gonzales e l’ho dovuta tirare fuori alla mezz’ora perchè si stava bruciacchiando ai lati, voi ovviamente regolatevi e estraete la torta dal forno quando inizia a dorare in superficie. In generale 35/40 minuti è la cottura che copre tutti i tipi di forno.

Quando si sarà raffreddata toglietela dalla vostra teglia e spolverate la superficie di zucchero a velo.

Se bon vi piace il caffè, che ne dite di questa Crostata vegana alle mele?

Brioches sfogliate vegane

Brioches sfogliate vegane

Per tantissimo tempo la tradizione al mare era la colazione al bar. Quella lenta, senza fretta, con il giornale sul tavolino, una brioche calda e un cappuccino, a guardare gli altri vacanzieri che a loro volta strusciavano le ciabatte trascinando chili di sdraio ed ombrelloni. Direzione spiaggia.

Il cornetto caldo, il più delle volte, mi si piazzava sullo stomaco, e passavo le canoniche due ore di attesa prima di fare il bagno a cercare di combattere acidità e pesantezza, fino a che non ho abolito il croissant, e mi sono concentrata sul cappuccino. Effetti dell’età e della gastrite. Grazie stress.

Oltre alle burrose e pesanti brioches, possiamo però trovare un’alternativa gustosa e più leggera (decisamente più leggera). Certo, non sono uguali al 100%, ma queste Brioches sfogliate vegane sono buonissime, per niente pesanti, e profumatissime con l’aggiunta delle zeste del limone che danno una freschezza unica.

Magari non da mangiare al bar, anche se sono così facili che possono essere fatte pressoché ovunque ci sia un forno semplice da cucina! Qui sotto vi lascio la ricetta per 8 croissant leggerissimi, che si possono preparare in una manciata di ore.
Se avete tempo, vi do anche una alternativa a lunghissima lievitazione, con solo un grammo di lievito di birra fresco. Comunque le farete, verranno buonissime e la colazione sarà ancora più leggera e gustosa.

Se sono venute bene a me… verranno benissimo anche a voi! Pronti a preparare insieme le Brioches sfogliate vegane?

Ingredienti (per 8 croissant):

265 g farina manitoba
8 g lievito di birra fresco (1 g per la lievitazione lunghissima)
50 g zucchero semolato
135 g acqua leggermente tiepida
25 g olio semi + q.b. per la sfogliatura
Scorza grattugiata fine di 1 limone bio
Mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
Zucchero a velo per decorare

Preparazione:

In una ciotola capiente, o nella ciotola della planetaria, mettete la farina, lo zucchero, l’acqua in cui avrete sciolto il lievito e la scorza del limone, oltre alla vaniglia. Lavorate impastando (o con il gancio) fino a che l’impasto non sarà diventato omogeneo, quindi aggiungete l’olio a poco a poco.
Questo perché le farine assorbono in maniera diversa, non escludo che ce ne possa volere meno rispetto a quello che io ho pesato in questa ricetta.
Quando l’impasto sarà diventa liscio ed omogeneo (appiccicherà un po’) mettetelo in una ciotola pulita coperta dalla pellicola trasparente e fatelo lievitare per circa 4 ore.

Riprendete quindi l’impasto e dividetelo in 5 piccole palline di peso più o meno uguale (io sono andata ad occhio). Copritele con un canovaccio e fatele lievitare per circa mezz’ora/un’ora al massimo.

Riprendete le palline, e stendetele col mattarello ad una ad una, in modo che diventino dei cerchi (anche se sono irregolari non importa) .

Prendetene uno, spennellatelo con un po’ di olio, e appoggiatevi sopra un altro cerchio di impasto. E così via, fino a terminarli. L’ultimo non va spennellato.
Adesso prendete il mattarello e allargate e schiacciate i cerchi di impasto impilati, in modo che diventino un cerchio più largo e gli strati di attacchino tra loro.

Prendete poi un coltello affilato, o anche il taglia pizza, e dividete l’impasto in otto triangoli.

Partendo dalla base, fate una piccola incisione e poi arrotolate l’impasto triangolare fino alla punta.

Appoggiate le brioches sfogliate vegane sulla placca del forno coperta di carta forno e fatele lievitare, lasciandole ben distanziate.

Qui la ricetta si diversifica a seconda che facciate il metodo più veloce o quello più lento. Se avete messo un grammo di lievito potete lasciarle nel forno (spento) a lievitare per circa 12 ore.
Se invece ne avete messi 8 grammi di lievito, allora basteranno ancora un paio di ore.

Dopo che sarà trascorsa anche questa seconda lievitazione, spennellate di acqua la superficie delle brioches sfogliate vegane, distribuite sopra dello zucchero a velo setacciato e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 15 minuti.

Potete anche farcirle, se volete, io lo faccio a colazione, a seconda dell’umore!

Se volete un’altra versione di brioches vegane, provate queste!

Crostata allo yogurt con composta di pesche e lavanda

Crostata allo yogurt con composta di pesche e lavanda

L’estate mi abbassa la pressione, mi soffoca dall’afa (almeno in città) ma mi inonda di luce, che mi mette di buonumore. E’ bello alzarsi al mattino con il chiarore del sole, e dilungarsi alla finestra oltre le nove ad aspettare un nuovo tramonto, immerso nei toni dell’arancione e del rosso, talvolta del rosa.

Come i colori di queste pesche, le prime della stagione, eppure profumatissime e dalla bella polpa dolce. Purtroppo però non è sempre facile trovare della buona frutta nei supermercati, e per questo ho pensato di lasciarvi un’idea per utilizzare delle pesche magari un po’ ammaccate. La composta di pesche si prepara rapidamente, e a seconda della zuccherinità (si dirà così?) dei frutti che usate potete anche diminuire la quantità di zucchero nella composta. Non avendone molto di zucchero, non si conserverà ovviamente a lungo. Ma non è un problema, la useremo subito per farcire una deliziosa crostata allo yogurt.

Lo yogurt prende il posto del burro in questa frolla che rimarrà morbidissima per giorni. Non ha la stessa consistenza della frolla al burro, sia chiaro. E’ però buonissima, perfetta per iniziare bene la giornata con leggerezza ma senza riunciare al gusto.
In più si prepara in un attimo, non ha bisogno di riposo in frigorifero, e si presta a moltissime soluzioni. Con la pasta avanzata ho creato dei buscotti arrotolati alla confettura, e ha mantenuto la stessa fragranza della crostata.

Insomma, se non l’avete mai provata, è arrivato il momento di farlo!
Io ho usato lo yogurt greco bianco zero grassi che avevo in casa, se lo usate dello stesso aroma della farcitura aumenterà il sapore a dismisura!

Ingredienti (per una teglia da 22/24 cm):
350 g di farina 00
100 g zucchero
120 g di yogurt greco
50 ml di olio di semi
8 g di lievito per dolci
una bustina di vanillina
1 uovo a temperatura ambiente

per la composta:
4 pesche gialle abbastanz amature
1/2 cucchiai di zucchero semolato (o tre, va a gusti)
un cucchiaino di lavanda edibile (va bene anche un rametto di rosmarino… o niente!)

Preparazione:

Anzitutto prepariamo la composta. Sbucciate e tagliate a pezzetti le pesche e mettetele in una casseruola con un cucchiaio di acqua e lo zucchero. Mescolate e infine mettete la lavanda (potete anche diminuire la dose se non vi piace che si senta troppo).
Accendete la fiamma bassa e fate cuocere una decina di minuti almeno, mescolando. Se le pesche dovessero asciugarsi senza ammorbidirsi molto, aggiungete qualche cucchiaio di acqua.
Quando le pesche si saranno ammorbidite al punto da poterle schiacciare con una forchetta, riducetele in poltiglia e mettetele da parte a raffreddare.

Quindi potete preparare la frolla allo yogurt. Mettete la farina in una ciotola capiente con lo zucchero e il lievito, e la vanillina. Mescolate bene e poi iniziate ad aggiungere prima l’uovo, e poi, dopo che si sarà assorbito (ci vorrà mezzo minuto!), anche lo yogurt, l’olio e un pizzico di sale.

Amalgamate bene e iniziate ad impastare per qualche minuto, fino a che non si sarà formata una massa compatta e per niente appiccicosa.

A questo punto, la frolla allo yogurt è pronta.

Iniziate quindi a preparare la crostata allo yogurt con composta di pesche e lavanda imburrando e infarinando una teglia. Stendete quindi la frolla (circa tre quarti) aiutandovi col mattarello.
Deve venire alta all’incirca quattro millimetri (ma non siamo fiscali!).

Adagiate l’impasto nello stampo e bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta.

Versate quindi sulla base della crostata la vostra composta di pesche alla lavanda, e poi con l’impasto rimasto stendetelo col mattarello e create delle strisce decorative per la vostra crostata. Adagiatele sulla superficie incrociandole.

Scaldate il forno a 180 gradi, e cuocete la crostata allo yogurt con composta di pesche e lavanda per circa 35/40 minuti.

Attendete che la crostata allo yogurt sia fredda per toglierla dallo stampo.

La crostata si conserva in frigo coperta per circa cinque giorni.

Invece della lavanda, potete anche aromatizzare la vostra composta col rosmarino, oppure fare direttamente una Confettura di pesche al rosmarino.

Torta di frolla con ciliegie e pistacchi

Torta di frolla con ciliegie e pistacchi

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. E’ la celebre frase pronunciata dal famoso chimico e filosofo del ‘700, Antoine-Laurent Lavoisier.
Tutto cambia, tutto si trasforma.
Ma nulla viene perso.
Succede anche in cucina. Una ricetta si trasforma, si plasma sulla base dgeli ingredienti a disposizione, ma resta sempre lei. Uguale e diversa.

La Torta di frolla con ciliegie e pistacchi è parente strettissima della Torta di frolla e composta di albicocche, che si è fatta un lifting, diciamo. Il bello di questa torta è che può cambiare aspetto ogni stagione, restando sempre se stessa. Cioè una meravigliosa torta leggera, senza lattosio, di una facilità unica.

Oggi al posto di albicocche e nocciole, abbiamo tratto a bordo ciliegie e pistacchi. Una combinazione acchiappatutto, e perfetta per la stagione.
La prossima sarà con pesche e mandorle, preparatevi!

Ingredienti:
120 gr farina 00
100 gr farina di farro
70 g zucchero semolato
60 g olio delicato
1 uovo
mezzo cucchiaino di lievito per dolci

per il ripieno:
400 g di ciliegie (denocciolate)
1 cucchiaio di zucchero

due manciate di pistacchi tagliati grossolanamente

Preparazione:

Preparate prima di tutto la composta, così avrà tempo di raffreddarsi un pochino prima di metterla all’interno della frolla. Lavate bene le ciliegie, privatele del nocciolino, tagliatele a pezzetti.
Mettetele in un pentolino con un cucchiaio di zucchero. Accendete il fuoco, e a fiamma bassa cuocete le ciliegie per una decina di minuti, o comunque fino a che non si sono sfaldate.
Se qualche pezzo sarà rimasto compatto non vi preoccupate. Va benissimo!

Lasciate raffreddare, e nel frattempo preparate la frolla all’olio.

In una ciotola capiente mettete lo zucchero, l’olio e l’uovo e mescolate con una forchetta.
Unite il lievito e la farina poco a poco, mescolando prima con la forchetta e poi con le mani fino a che non si sarà compattato l’impasto e non si staccherà dalle dita.

Dividete a metà la frolla (se potete tenetene da parte un pezzettino, vi dico dopo perchè!), e stendete la prima metà con il mattarello a circa mezzo centimetro di altezza, e bucherellate il fondo coi rebbi della forchetta.
Prendete una teglia quadrata da 20 cm (se l’avete, altrimenti va bene stenderla anche così a occhio come ho fatto io) mettete all’interno il fondo di frolla, e copritelo con metà della composta.
Stendete anche la seconda metà della frolla, bucherellatela ancora con i rebbi della forchetta, e copritela con un altro strato di composta di ciliegie.

A questo punto, prendete il pezzettino di frolla che vi avevo detto di tenere da parte, e spezzettatelo sopra le ciliegie, tipo streusel.

Ora prendete i pistacchi, e tagliateli grossolanamente al coltello. Vanno bene anche i pistqacchi in granella, se non volete fare fatica.
Spargeteli sulla superficie della composta di ciliegie in modo da ricoprirla.

Infine, mettete la torta di frolla con ciliegie e pistacchi a cuocere in forno già caldo a 180 gradi per circa 25/30 minuti.

Attendete che si sia raffreddata prima di tagliarla a quadrotti, e servirla, se vi va, con una spolverata di zucchero a velo.

Swirl bread brioche

Swirl bread brioche

Come il campionato, e come le (peggiori) trasmissioni della RAI, a maggio si prende una pausa estiva anche il nostro primo blocco di appuntamenti con le ragazze de “Il Cestino del Pane”. Un esperimento-sfida nato dalla testolina piena zeppa di idee di Silvia, e raccolto da altrettante kamikaze come la sottoscritta.
Negli ultimi sei mesi ci siamo sfidate a turno, ognuna lanciando una ricetta, un’idea, un ingrediente, una forma, per dare forma ai nostri lievitati, dolci e salati.

Prima della pausa vacanziera (ma torneremo a settembre con un sacco di novità, che temo comprenderanno anche la sfida delle sfide, cioè per me quella di fare un Reel (… già tremo!), l’ultimo tema che Silvia ci ha assegnato era “un intreccio o un lievitato bicolore”. Detto fatto.
No, aspettate. Non è stato così semplice, perchè l’idea originaria era quella di fare un pane bicolore a spirale al cacao, visto che le spirali mi piacciono tanto. Vi ricordate il Pan bauletto alle carote?

Però mi sembrava di essere banale, e volevo salutare l’estate del nostro Cestino con qualcosa di più originale. Mi sono quindi ingegnata, e ho trovato la soluzione, cioè quella di usare un colore superprimaverile, che mette tanta allegria!

Più della spirale, la ricetta di questo pan brioche, anzi dello swirl bread brioche, vale davvero la pena! Il pan brioche resta morbido e profumato per giorni, basta conservarlo in un sacchetto per la conservazione degli alimenti di quelli per il freezer, ben chiuso, coperto dalla carta forno. Fidatevi, dopo una settimana sarà buono come il primo giorno (sempre che ci arrivi, alla fine della settimana!!).

Ingredienti per una forma da plumcake di circa 20 cm di lunghezza:
150 g (per il lievitino) + 170 g di farina manitoba
8 g di lievito di birra fresco
15 g di latte (io scremato) tiepido
15 g di zucchero semolato per il lievitino + 50 g per l’impasto
1 uovo
70 g di burro molto morbido
1 pizzico abbondante di sale
un po’ di latte per spennellare la superficie
colorante in gel
Se volete fare la versione originale al cacao ci vogliono due cucchiaini di cacao amaro disciolti in un cucchiaio di acqua

Procedimento:
Per preparare lo swirl bread brioche dovete anzitutto realizzare il lievitino, o pre impasto.
In una ciotola mettete il latte, che avrete precedentemente intiepidito (non caldo, altrimenti mi ammazza il lievito!), scioglietevi all’interno lo zucchero e poi il lievito, e poi con una forchetta incorporate la farina. Non mescolate molto, l’impasto deve essere solo sufficientemente liscio, ma non deve montare. Coprite la ciotola con della pellicola alimentare e lasciate lievitare per circa mezz’ora, quarante minuti.

Riprendete quindi il lievitino e mettetelo nella ciotola della impastatrice. Se impastate a mano va bene comunque, ma essendo un impasto molto morbido, la planetaria vi risparmia un bel po’ di fatica!
Unite la farina (170 g) e lo zucchero (50 g) e iniziate ad impastare.
Quando farina e zucchero si saranno uniti al lievitino, aggiungete anche l’uovo a temperatira ambiente, e fatelo assorbire dall’impasto.

Solo quando si sarà assorbito iniziate ad incorporare il burro. Dividerelo in tre o quattro pezzetti, in modo che potrete aggingere il pezzetto successivo solo quando il precedente si sarà assorbito.
Infine, aggiungete il sale e finite di impastare.
Con la planetaria ho lasciato andare il gancio per cinque o sei minuti, in modo che l’impasto diventasse liscio ed omogeneo.
Essendo molto morbido, non si staccherà da solo dalla parete della ciotola, ma è normale.

Ora prendere l’impasto del vostro swirl bread brioche e dividetelo in due, e in una parte aggiungete il colorante in gel a scelta, oppure la pasta di cacao che avrete preparato sciogliendo i due cucchiaini di cacao in un cucchiaio di acqua.

Quando l’impasto si sarà colorato (ci vorranno due o tre minuti circa con l’impastatrice, un po’ di più a mano) mettete i due impasti in due ciotole separate, copriteli con la pellicola e metteteli a lievitare in un posto al riparo da spifferi e correnti d’aria per almeno due ore. Devono raddoppiare in volume.

Trascorsa la lievitazione, riprendete gli impasti e con l’aiuto di un po’ di farina (da mettere sotto perchè l’impasto, anche se meno, sarà un po’ appiccicoso) e un mattarello stendete sul piano di lavoro prima l’impasto “naturale” e poi quello colorato. Devono avere in larghezza più o meno la stessa dimensione del vostro stampo da plumcake, e la medesima lunghezza tra loro.

Ora prendete l’impasto colorato, stendetelo sopra l’impasto naturale, passate sopra il mattarello premendo leggermente in modo che gli impasti aderiscano bene, e poi iniziate ad arrotolare l’impasto su se stesso, con la parte chiara all’esterno.

Ponete il salsicciotto che si sarà così formato nello stampo da plumcake foderato con della carta forno, copritelo ancora con della pellicola e lasciatelo lievitare un’altra ora.

Al termine di questa seconda lievitazione spennellate la superficie del vostro swirl bread brioche con del latte, e mettetelo a cuocere in forno già caldo a 170 gradi (statico ) per i primi dieci minuti, poi abbassate a 160 gradi e continuate la cottura per i successivi 20/25 minuti.
Come vi dico sempre, va a forno quindi fate sempre la prova stecchino prima di sfornare!

Lasciate raffreddare lo swirl bread brioche prima di estrarlo dallo stampo.

Se volete potete farcire il pan brioche con gocce di cioccolato, o farlo solo bianco senza creare la spirale al centro.
E’ buonissimo in ogni versione, e con un po’ di marmellata al mattino vi farà iniziare la giornata nel migliore dei modi!

Plumcake vegano al limone e semi di papavero

Plumcake vegano al limone e semi di papavero

Molti storcono il naso quando sentono dolci vegani, quasi che fosse lo stridore del gessetto sulla lavagna. Vi posso assicurare che non è così. Niente burro nè uova non significa per forza sapore zero e soddisfazione meno cento. I dolci vegani sanno essere eccezionali e gustosi anche senza ingredienti di origine animale, e questo Plumcake vegano al limone e semi di papavero ne è la prova.

Umido al punto giusto, pur facendo a meno di latticini e uova riesce a mantenere una umidità e un gusto che lo faranno diventare una delle vostre colazioni preferite! La preparazione è semplicissima, e tra l’altro è una vera e propria lezione di chimica! Infatti, per realizzarlo dobbiamo mettere insieme un acido (il succo di limone) con un lievemente alcalino come il latte di mandorla, ed insieme si addenseranno un po’ creando una sorta di latticello vegano, che farà da collante e da umidificante del nostro dolce. Dite, l’avreste mai immaginato di fare una lezione di chimica applicata in cucina?

Ingredienti:
300 g farina 00
240 ml di latte di mandorla
150 g zucchero smeolato
125 ml olio (io riso)
7 g lievito per dolci
mezzo cucchiaino di bicarbonato
un cucchiaino scarso di estratto di vaniglia (una bustina di vanillina se non avete l’etsratto)
1 limone bio
due/tre cucchiai colmi di semi di papavero
un pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il plumcake vegano al limone e semi di papavero mettendo in una ciotola il latte con il succo di limone. Fate riposare una mezz’oretta circa, il succo di limone “inspessirà” (ueilà che termmini tecnici!!) il latte di mandorla, e si verrà a formare una sorta di yogurt abbastanza cremoso (ma non denso come quello greco).

Quando è pronto, per prima cosa accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180 gradi.

Mettete poi in una ciotola la farina setacciata (così ingloba aria che aiuta la lievitazione) col lievito eil bicarbonato e il sale.
Aggiungete anche lo zucchero e mescolate.

A questo punto, iniziate a versare all’interno delle polveri il latte con il succo di limone, l’olio l’estratto di vaniglia (se avete usato la vanillina, setacciatela con la farina) e i smei di papavero, e mescolate. Va benissimo una frusta a mano, l’importante è che non mescoliate troppo.
Va bene sciogliere i grumi, ma senza esagerare!

Foderate quindi con della carta forno uno stampo da plumcake, e versate all’interno l’impasto del vostro plumcake vegano al limone e semi di papavero.

ivellate leggermente, se necessario, e mettete a cuocere il plumcake nel forno già caldo e cuocetelo per circa 35/40 minuti.
Come sempre, vale la prova stecchino.

Se il plumcake dovesse risultare ancora tanto umido, lasciatelo ancora cinque minuti in forno, ma copritelo con la carta stagnola per evitare che si bruci in superficie.

Il plumcake vegano al limone e semi di papavero si conserva per qualche giorno, in un contenitore ermetico in una alzatina con coperchio di vetro.