Flan al cocco e lamponi

Flan al cocco e lamponi

Pensiamo al “flan” e immaginiamo uno sformato di verdura, cotto a bagnomaria. In Francia sentono “flan” e pensano a una crostata. E’ lo stesso corto circuito della insalata russa, che in Russia… si chiama Olivier, dal nome del primo cuoco che, si dice, l’ha portata da quelle parti. In altri Paesi la chiamano intalata italiana, giusto perchè non eravamo confusi abbastanza.
Casi strani della cucina!

Oggi diciamo flan e pensiamo un po’ a un dolce e un po’ a uno sformato. In questa versione, il flan al cocco e lamponi è un dessert squisito e perfetto per la primavera o l’inizio dell’estate. Ha anche un leggero retrogusto di limone, che rinfresca e da’ una spinta a tutto il resto.

E’ facilissimo da realizzare, non ha burro nell’impasto, ed è perfetto per gli intolleranti al glutine perchè ha solo della maizena come addensante, e null’altro. Si può cuocere negli stampi da flan ma, se non li avete (e io non li ho!), potete usare gli stampini da crème caramel di alluminio usa e getta che si trovano in tutti i supermercati.

E’ sicuramente un dessert originale, non è nemmeno molto dolce (io, almeno, non l’ho voluto troppo dolce) e sta benissimo per un fine pasto un po’ ricco, perchè il lampone e il limone lasciano una bellissima sensazione con il loro sapore un po’ acidulo.

Ingredienti:
250 g di ricotta vaccina
80 g zucchero semolato
2 uova
150 gr lamponi fresci lavati e asciugati
50 g panna liquida
40 g cocco rapè o farina di cocco
30 g maizena
succo e scorza di un limone bio

Preparazione:
Per preparare il flan al cocco e lamponi bisogna anzitutto montare molto bene le uova con lo zucchero, fino a che no nsaranno molto chiare e gonfie.
A questo punto, si può aggiungere la ricotta (scolatela bene prima di metterla nelle uova montate).
Mescolate bene per avere un composto liscio – potete usare le fruste, ma abbassate la velocità perchè il composto non deve più montare.

Dopo la ricotta, potete aggiungere il cocco, la maizena e la scorza e il succo del limone (io l’ho passato al setaccio così ho eliminato semini e parti di limone). Amalgamate bene.

Prendete infine i lamponi, e amalgamateli al composto con l’aiuto di una leccapentole, mescolate molto piano per non disfarli.

Prendete i vostri pitottini (o lo stampo del flan) e imburrateli leggermente per evitare che l’impasto aderisca.

Scaldate intanto il forno a 180 gradi.

Riempite i pirottini dei vostri flan al cocco e lamponi fino a quasi all’orlo (con queste quantità a me ne sono venuti sette), e poi metteteli in una teglia capiente e mettete all’interno della teglia dell’acqua in modo che arrivi a metà dei vostri pirottini.

Cuocete nel forno già caldo per circa 25 minuti.

Togliete i pirottini dal forno e dall’acqua e metteteli a raffreddare su una gratella. Potete servirli come dei piccoli sformati, come ho fatto io, oppure lasciarli nello stampo da flan.

Qui li ho accompagnati con una coulis di lamponi, che ho relaizzato con 100 g di lamponi, che ho messo a cuocere in una pentolina a fuoco basso. Quando l’acqua inizia a sciogliersi, aggiungete un cucchiaio di succo di limone, e un cucchiaio colmo di zucchero a velo. Mescolate bene fino a che tutto si è sciolto e fate cuocere un minuto.
Togliete dal fuoco e setacciate i lamponi in modo che ne esca una salsa colorata molto densa, che potrete usare appena si sarà raffreddata.

Cassatine al forno senza glutine

Cassatine al forno senza glutine

Piccolo elogio della gentilezza. C’è un libro che si chiama così e che prima o poi leggerò. Hanno perfino dedicato una giornata a questa virtù ormai sempre più relegata in un angolo, perchè considerata poco “virile”, poco utile in un mondo spietato come è diventato quello in cui viviamo. Avevo sperato, con la pandemia, che ci sarebbe stato un capovolgimento della scala dei valori, e che la gentilezza, che pure era tornata di prepotenza durante il primo lockdown, sarebbe tornata di moda.
Purtroppo, la realtà che vedo non è proprio quella che mi aspettavo.
Visto che quest’anno celebriamo l’anno di Dante, inteso come il poeta (sai mai che ci fossero fraintendimenti…), nel settecentesimo anniversario dalla sua morte, che alla “gentilezza” avevadedicato bellissimi versi, potremmo cogliere l’occasione per rivalutare questa virtù. La «gentilezza» come nobiltà d’animo, virtù morale che è un gran contenitore di altre, dalla dalla modestia alla dolcezza, alla bontà d’animo…

Non so spiegarmi come mai queste Cassatine al forno senza glutine mi rimandano alla mente un dolce gentile, un po’ schivo, che pare ruvido all’esterno ma che in realtà nasconde al suo interno un cuore d’oro. Queste le ho realizzate con una ricetta semplicissima, adatta anche agli intolleranti al glutine, usando soltanto farine naturali che però trovate in tutti i supermercati. Ho usato lo stampino dei muffin per realizzarle, e in questo formato sono davvero eleganti e perfette per concludere un pranzo in dolcezza. Ma, visto il successo che hanno avuto a casa, anche a colazione hanno la loro da dire!

Ingredienti:
Per la frolla:
250 g di farina di riso + quella per gli stampini
75 g di burro molto molto morbido
100 g di zucchero di canna
mezzo cucchiaino di bicarbonato (o una punta di lievito per dolci)
1 uovo a temperatura ambiente
1 bustina di vanillina

per il ripieno:
200 g di ricotta vaccina ben scolata
3/4 cucchiai di zucchero semolato
2 manciatine di gocce di cioccolato (se preparate per intolleranti al glutine controllate che siano adatte a loro!)
2 cucchiai di scorze di arancia candite

Preparazione:
Iniziate a preparare la frolla ammorbidendo molto il burro. Potete usare il microonde o a bagnomaria, ma l’importante è che non si sciolga completamente. Deve essere però tanto morbido.

Lasciatelo riprendere la temperatura ambiente (ci vorrà qualche minuto) e intanto mettete anche la ricotta a scolare, in modo che perda l’acqua in eccesso.

Mettete in una ciotola la farina di riso col bicarbonato e la vanillina, e mescolate.
Aggiungete al burro lo zucchero, e mescolate per bene fino a che i due ingredienti non si saranno ben incorporati.
Lo zucchero di canna non si scioglierà del tutto, ma va bene così.

A questo punto iniziate ad incorporare i secchi (la farina di riso con la vanillina e il bicarbonato), mescolando prima con una forchetta, e poi quando l’impasto inizierà ad avere una qualche consistenza, continuate ad impastare con le mani. Vedrete che si formerà un impasto abbastanza morbido, leggermente sbricioloso.

Quando l’impasto sarà diventato liscio, prendetene una parte e stendetela col mattarello sul piano di lavoro tra due fogli di carta forno leggermente spolverati di farina di riso, a uno spessore di circa 4 mm. Io vado a occhio, l’importante è che non sia un velo ma nemmeno troppo spesso.

Prendete una teglia per muffin e imburrate e infarinate le forme (ne verrano circa 6 o 7, dipende dalla grandezza dei vostri stampi). Vanno bene anche i pirottini per il crème caramel (quelli di alluminio che vendono nei supermercati vanno pure bene). Usando un coppapasta (o una tazzina da caffè… quel che avete di circolare) tagliate tanti cerchietti per foderare il fondo degli stampi (quindi devono essere di misura simile alla circonferenza del fondo dello stampo). Tagliate poi (io vado a mano libera) delle strisce di impasto, per foderare i bordi degli stampini, e infine dei cerchi più grandi, per formare la base (quando ribalterete le cassatine al forno).
Continuate fino a che non si sarà esaurito l’impasto. Un avvertimento: lasciate le strisce di bordo leggermente più alte della dimensione di ciascuno stampo, così potrete chiudere il tappo delle cassatine al forno.

Riprendete la ricotta scolata, e mettetela in una ciotola, con zucchero, arancia candita e cioccolato (le quantità le potete variare a piacere!) e mescolate bene.
Bucherellate il fondo di ciascuno stampino con i rebbi della forchetta, mettete due o tre cucchiaini di ripieno di ricotta in ciacsuno stampino (dipende dalla grandezza degli stampini, ma in ogni caso non devono essere pieni all’orlo, altrimenti gonfieranno troppo! Quindi state un po’ sotto) e poi mettete su ciascun ripieno il cerchietto di frolla più grossoe ribattete i bordi delle fasce laterali copra il coperchietto, aiutandovi con i rebbi della forchetta. Bucherellate anche i coperchietti delle cassatine al forno con i rebbi della forchetta, così uscirà l’umidità.

Mentre il forno di scalda a 180 gradi, mettete gli stampini in frigo a far rinsaldare la frolla.

Una volta che il forno è caldo, mettete le cassatine al forno a cuocere per circa 15/20 minuti.
Non estraetele dalle formine prima che si siano ben raffreddate.

Potete spolverarle in superficie con dello zucchero a velo, se vi va.

Crème brulée autunnale (ovvero la catalana che ha cambiato passaporto)

Crème brulée autunnale (ovvero la catalana che ha cambiato passaporto)

L’ho sempre chiamata crème brulée e continuerò a farlo, ma in realtà (studiando, cosa che dovremmo contuamente fare tutti!) ho scoperto che per anni ho preparato la crema catalana! Del resto è facile confonderli, all’aspetto sono identici: un sottile strato di caramello che nasconde al di sotto una crema a base di uova. Però ci sono alcune differenze.
La crème brulée ha un sentore soprattutto di vaniglia, mentre quella catalana ha la cannella.
La prima è un composto di panna con l’aggiunta di latte, la seconda latte e maizena.
Infine, la crème brulée è cotta al forno a bagno maria, la crema catalana sui fornelli.

Quindi, ricapitolando, ho sempre fatto una catalana che ho chiamato crème brulée autunnale, ma siccome lei non si è mai offesa, e anzi ha sempre dato il meglio in ogni occasione, direi che non ho fatto mai tutti questi danni, no?!
L’importante, almeno per quel che mi riguarda, era la conta calorica e il fatto che fosse senza glutine. Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti! In questa versione ho usato la maizena certificata glutenfree (uno a zero per me), e in più ho utilizzato del latte parzialmente scremato. Nella versione originale di qualsiasi versione ci sarbbe il latte intero, ma per ragioni dietetiche famigliari abbiamo rinunciato anche a quello.
Il risultato è una crema vellutata e morbida, e la cannella ha dato un sentore di autunno che è stato apprezzato da tutti. Nella versione estiva metto al posto della cannella del limone con un pochino di vaniglia. A voi ed al vostro gusto scegliere!

Ingredienti (per 4 ramequin):
400 ml di latte parzialmente scremato
3 tuorli
20 gr maizenza certificata senza glutine
90 gr zucchero semolato
mezzo cucchiaino di cannella (ma a vostro gusto potete metterene più o meno)
2 cucchiaini di zucchero di canna per ciascun ramequin per la caramellatura

per la versione estiva, al posto della cannella:
zeste di 1 limone bio
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia

Preparazione:
Sciogliete la maizenza in circa 100 ml di di latte che avrete tolto dal totale, e mettete da parte.
Prendete quindi un pentolino, versatevi il latte restante con 45 gr di zucchero (tolti dal totale) e la cannella. Portate a sfiorare il punto di bollore a fuoco basso.
Mentre il latte si scalda, lavorate i tre tuorli con i restanti 45 gr di zucchero.
Aggiungete poi, sempre mescolando con una frusta a mano, il latte caldo ai tre tuorli con lo zucchero. Successivamente aggiungete anche la maizenza sciolta nel latte, sempre mescolando molto bene.
(nella versione estiva mettete le zeste al posto della cannella e aggiungete la vaniglia dopo che avrete assemblato tutti gli ingredienti).

A questo punto, rimettete la vostra crème brulée autunnale sul fuoco, e portatela nuovamente a sfiorare l’ebollizione mescolando, sino a che la crema non avrà raggiunto la consistenza desiderata.
Travasate la crema nei ramequins, e lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Successivamente, mettete gli stampini nel frigorifero per almeno un paio di ore (di solito io li lascio tutta la notte).

Infine, cospargete la vostra crème brulée autunnale con un paio di cucchiaini di zucchero di canna, e – se avete il cannello – caramellate la superficie di ciascun ramequin fino a formare la caratteristica crosticina. Viceversa, se non lo avete, potete mttere i ramequin sotto il grill del forno a 200 gradi per circa 6 minuti.

Gelato all’acqua al cioccolato

Gelato all’acqua al cioccolato

Se mi chiedete se è possibile un gelato ottimo senza tutto – senza latte, senza uova, senza panna, semza glutine… sì, è possibile! Bisogna avere un po’ di attenzione alla scelta degli ingredienti, soprattutto al cioccolato, ma se non avete problemi particolati di intolleranze potete essere anche più elastici.
In più, oltre ad essere senza un sacco di ingredienti, è anche stato preparato senza la macchina del gelato! Nella mia cucina una macchina del gelato non ci entrerebbe nemmeno spingendola a forza, quindi se voglio un bel gelato devo arrangiarmi. Del resto anche i romani, che si dice abbiano “inventato” il gelato (le nivatae potiones), usavano la neve per creare l’antesignano del gelato. Quindi ci arrangeremo anche noi!
Questa versione di gelato è super cioccolatosa, e se amate questo ingrediente amerete questo gelato intenso e aromatico. Inoltre si realizza in pochissimo tempo, la maggior parte della fatica sarà attendere che raggiunga la consistenza desiderata… quindi che aspettiamo? Prepariamo insieme il gelato all’acqua al cioccolato!

Ingredienti:
300 gr cioccolato fondente (io non andrei oltre quello al 70%)
140 gr zucchero a velo (una confezione)
1 bustina vanillina
120 gr di cacao amaro in polvere
650 ml di acqua
1 pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il vostro gelato all’acqua al cioccolato tritando finemente il cioccolato. Mettetelo da parte.

Mettete a bollire l’acqua. Quando sfora il bollore, spegnetela.

In una casseruola possibilmente antiaderente, setacciate il cacaco amaro e la vanillina, e poi lo zucchero a velo. Unite l’acqua bollente, mescolando bene con l’aiuto di una frusta a mano.

Mettete anche il sale, e poi rimettete il tutto su fuoco per un paio di minuti, sempre continuando a mescolare con la frusta a mano.

Togliete poi la casseruola dal fornello, e iniziate a unire il cioccolato tritato poco per volta, sempre mescolando così si scioglierà più facilmente.

Trasferite il composto in una terrina, possibilmente di alluminio o di acciaio.
Io di solito uso un comunissimo stampo da plum cake in alluminio usa e getta, ma va benissimo anche lo stampo per plum cake normale, come lo vedete nella foto. Io l’ho foderato di carta forno per evitare di rovinare l’interno antiaderente della teglia da plum cake… suggerimento anche per voi, non si sa mai!

Lasciate raffreddare il composto all’aria, e solo successivamente mettetelo nel freezer.
Lasciate trascorrere un paio di ore, e poi mescolatelo con la forchetta. Si romperanno i cristalli di ghiaccio in formazione, e così il gelato all’acqua al cioccolato assumerà la sua morbidezza.
Ripetete questa operazione ancora tre volte, a distanza di almeno un paio di ore una volta dall’altra.
E.. basta! Il vostro gelato all’acqua al cioccolato è pronto!

Se lo preparate il giorno prima, ricordate di toglierlo dal freezer e di metterlo nel frigorifero un paio di ore prima per scongelarlo.

Panna cotta con gelatina all’anguria

Panna cotta con gelatina all’anguria

Ho sempre il dubbio, quando pubblico, se far vedere le foto anche quando le preparazioni non sono propio belle come le volevo. In linea generale non si dovrebbe. Però io alla fine alle regole ci sto ma solo un po’ pochino, e comunque questi bicchierini di panna cotta con gelatina all’anguria erano così buoni che anche se il primo strato di gelatina alla anguria non era ancora sufficientemente freddo e ha un po’ rovinato la superficie.

Però alla fine è buonissima anche un po’ sgarrupata, e anche se idealmente lo strato a metà invece che rosa doveva essere rosso, è venuta benissimo! Inoltre è senza glutine, quindi se avete ospiti celiaci, farete un figurone anche con loro!

Ingredienti:
250 ml panna cotta
6 fogli di gelatina (io uso quella di Paneangeli)
300 gr di succo di anguria
100 gr zucchero semolato

Procedimento:
Mettete a bagno in acqua fredda in due contenitori separati 3 fogli di gelatina ciascuno.

Intanto preparate il succo di anguria: se avete l’estrattore o la centrifuga sarà semplicissimo, un bottone e via.
Se siete analogici come me e non avete a casa tutte queste diavolerie, è semplice comunque, solo un po’ più laborioso. Prendete dell’anguria – dipende molto dal vostro frutto, per 300 gr di succo io ho preso circa 410 grammi di frutto senza semi e senza buccia, ma andate a occhio.
Mettete la anguria senza semi nel miscelatore del frullatore (anche ad immersione va bene) e frullate fino a che il tutto non si sarà ridotto a una poltiglia acquosa. Lo so che non sembra romantico, ma va bene così.
Prendete un colino e iniziate a filtrare il succo rispetto alla fibra dell’anguria. Ci vorrà qualche minuto, ma il risultato è molto simile a quello dell’estrattore.
A questo punto scaldate il succo – non deve bollire, basta che sia caldo. Prendete tre fogli di gelatina idratati, strizzateli per bene e fateli sciogliere, sempre mescolando, nel succo della anguria.

Mettete poi il succo da parte a raffreddare.

Nel frattempo, in un alro pentolino, scaldate la panna con lo zucchero, e mescolate per scioglierlo tutto. Appena si è sciolto spegnete anche qui, e scioglietevi all’interno i restanti tre fogli di gelatina.

Prendete i vostri bicchierini, dividete la panna in due parti e poi ciascuna delle due parti in quattro parti. Io sono andata a occhio – e si vede!
Lasciate intiepidire e poi mettete una mezz’ora in frigorifero.

Trascorsi trenta minuti, accertatevi che la panna cotta si sia raffreddata e poi versatevi sopra la prima metà del succo di anguria, diviso in quattro. Come vedete dalla foto, io mio succo era ancora un po’ caldino e ha rovinato lo strato di panna (ma il gusto era super!). Mettete per circa 20 minuti i bicchierini nel freezer a rassodare.

Poi versate ancora la panna restante, sempre dividendola in quattro, mettete in freezer ancora 15/20 minuti, e poi alla fine la restante parte del succo di anguria. Finite di far rassodare ancora 15/20 minuti in freezer.

Poi potete passare la vostra panna cotta alla gelatina di anguria in frigo, dove deve riposare per un tre ore almeno, meglio 4.
Se volete, per mimare i semi di anguria e dare un po’ di consistenza, potete anche mettere qualche goccia di cioccolato a mo’ di decorazione, come ho fatto io.

Se non le avete, va bene ugualmente, la panna cotta con gelatina all’anguria è così buona che non serve altro!

Ghiaccioli ai mirtilli e lavanda

Ghiaccioli ai mirtilli e lavanda

Molti pensano che prepararsi le cose in casa, da sé, sia una gran perdita di tempo e di fatica. Lo pensavo anche io, e del resto – unta dal sacro fuoco della pigrizia – me ne sono sempre guardata bene dal mettermici a spignattare (perchè poi si deve lavare…), preparare (ma vuoi mettere quell’ora in più a letto??), e chi più ne ha più ne metta.

Però capita che, un giorno, succede qualcosa. Nel mio caso ho iniziato a non digerire più niente. Un po’ di riso in bianco e una fetta di prosciutto cotto erano un’agonia. Ho passato mesi a pasta con un filo di olio, sentendomi come se avessi mangiato un bue. Ho provato di tutto, compresa la pranoterapia. Niente. Anni di tormenti, coliche, notti in bianco.

Cosa è successo poi, vi chiederete? Tutto e nulla. Dopo aver anche fatto una gastroscopia per sospetta celiachia (che non ho), e una surreale visita da un medico che non ha trovato nulla di meglio da dirmi se non che avevo qualche intolleranza, ma chissà quale, e in ogni caso non mi avrebbe mai prescritto il test perchè costa al servizio sanitario (io pagherei anche le tasse, forse avrei qualche diritto pure di usufruire del servizio, no??), mi sono detta: adesso mi preparo io le cose, vedo quel che ci metto dentro, così se sto male lo becco subito.

Non sono (quasi) più stata male.
Certo, ogni tanto capita ancora, ma sempre meno di prima. Ormai raramente. Quasi sempre quando esco a mangiare.
Ho il sospetto che ci sia qualche conservante poco amico, forse qualche lievito. Sacrifici ne faccio, in pizzeria non ci vado quasi più, vado a mangiare sempre e solo dove so che non sto male, e nei posti sconosciuti mangio della gran verdura, che non si sa mai. Però che soddisfazione prepararsi le cose da sé e sentire che sono buone!

Prendiamo ad esempio i ghiaccioli.
Ci si mette un niente a farli, si possono provare gusti e accostamenti nuovi, non hanno conservanti (quindi ne facciamo pochi per volta) e fanno bene. Colori originali, non ci sono coloranti qui. Solo il mirtillo.

I ghiaccioli ai mirtilli e lavanda sono uno degli esperimenti di quest’estate. L’accostamento dei sapori viene direttamente da Sale & Pepe di luglio, che è una miniera per gelati, sorbetti e compagnia. Il metodo è il solito mio, usato anche per i ghiaccioli al tè matcha che ho pubblicato solo su IG (ma presto li rifaccio e li ripropongo anche qui!!). Se avete dieci minuti, fateli. Sono ottimi, e la lavanda da’ un tocco in più che sta una meraviglia.
Non ci credete? Guardate qui.

Ingredienti: (4 ghiaccioli di misura media)
200 gr mirtilli
60 gr zucchero
1 cucchiaino di lavanda essiccata (edibile)
100 ml di acqua del sindaco

Procedimento:
Mettete in un pentolino lo zucchero e l’acqua e fate raggiungere il bollore, in modo che lo zucchero si sciolga bene.
Una volta sciolto, spegnete il fuoco e lasciate la lavanda in infusione per una dceina di minuti.
non di più, altrimenti i ghiaccioli ai mirtilli e lavanda sapranno di saponetta.

Filtrate lo sciroppo zuccherato con la lavanda, e mettetelo nel boccale del frullatore ad immersione, insieme ai mirtilli che avrete in precedenza ben lavato ed asciugato. Azionatelo fino a che il tutto non assumerà una consistenza cremosa.

Prendete i vostri stampi per ghiaccioli, e riempiteli con il composto con i mirtilli.
Mettete poi gli stampi nel freezer a rassodarsi (senza il bastoncino!). Dopo circa 90 minuti, massimo un’ora, controllate che abbiano già iniziato a congelare: dovrebbero essere diventati dei ghiaccioli ai mirtilli e lavanda ancora leggermente morbidi ma già più consistenti.
In questo caso mettete la paletta di legnetto, e rimettete in freezer almeno altre 4/6 ore.

Tutto qui.
Ovviamente, se avete gli stampini con gli stecchi di plastica con il comperchietto, che stanno in piedi comunque, potete metterli nel ghiacciolo ai mirtilli e lavanda ancora morbido, e si congeleranno in circa 4 ore senza toccarli.

Buona fresca estate a tutti!!

Viennetta homemade senza glutine

Viennetta homemade senza glutine

Sono ormai un po’ di anni che sono tornati alla ribalta gli anni ’80, e tutto il loro carico di capelli cotonati, colori fluo, gioielleria importante, scaldamuscoli. Se è più evidente nell’abbigliamento, anche la cucina negli anni ’80 aveva le sue mode. Chi si dimentica le pennette alla vodka e salmone, o i gamberetti in salsa rosa??
Una delle icone degli anni ’80 in pasticceria è stata la Viennetta.
Il suo lancio risale al 1982, e da allora il suo è stato un continuo e costante successo, fino ai giorni nostri. Oggi vi propongo una versione casalinga di una torta gelato “ispirata” alla Viennetta, che ha tra i suoi punti forti il fatto di essere facilissima!
La discussione è sempre su quante lastre di cioccolata fare e mettere nella Viennetta… non ho una risposta! Fate come vi piace, che è sempre la risposta giusta in fatto di gusto! Tra l’altro, creare le strisce di cioccolato è l’attività più difficile di tutta la ricetta, quindi… che aspettate? Date una chance a questa Viennetta homemade, non ve ne pentirete!

Ingredienti:
500 ml di panna da montare
3 albumi
100 gr zucchero a velo (io di canna)
150 gr cioccolato fondente (se la preparate per un celiaco, verificate che sia gluten free)
1 baccello di vaniglia
Nocciole per decorare (opzionale)

Procedimento:
Iniziate a preparare la vostra Viennetta homemade preparando le sottili sfoglie di cioccolato che formeranno gli strati della Viennetta. Nulla di più semplice!
Prendete un foglio di carta forno e, con una matita, disegnate la forma della base del contenitore che ospiterà la vostra Viennetta homemade. Girate poi il foglio, in modo che la matita non venga a contatto col cioccolato. Questa vi farà da guida per realizzare le sfoglie di cioccolato, quindi sarebbe preferibile appoggiarla su un piano di colore chiaro, così risalterà di più.
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato, e quando si sarà ben ammorbidito, stendetelo sottilmente con una spatola all’interno di ciascuno dei bordi che avrete disegnato in precedenza. Lasciatelo raffreddare, e quando sarà raffreddato potete impilare gli strati di cioccolato (che avranno la carta forno tra uno strato e l’altro, così non si appiccicheranno). Lasciatele in frigo per almeno mezz’ora, così si consolideranno.

Montate poi gli albumi a neve ben ferma, e poi unite con una spatola metà dello zucchero previsto in ricetta (50 g) e i semi del baccello di vaniglia (dovete tagliarlo a metà e raschiare dolcemente l’interno con un coltello), e incorporateli mescolando dal basso verso l’alto per evitare di smontare il composto.
Prendete poi anche la panna, montatela bene e unite – sempre con la spatola – lo zucchero a velo rimanente.

Unite poi alla panna gli albumi montati, mescolate senza smontare il composto e poi preparate la vostra Viennetta homemade.

Prendete uno stampo da plumcake (il top sarebbe quello di silicone, se non lo avete va bene anche quello di alluminio usa e getta, ma prima mettete all’interno un po’ di pellicola per alimenti, così lo estrarrete più facilmente).

Mettete sul fondo dello stampo una lastra di cioccolato; copritela con un po’ di composto alla panna, poi rimettete un’altra lastretta di cioccolato e così via, fino alla fine di lastre e composto.
Livellate bene e poi mettete in freezer almeno cinque ore (io l’ho lasciato tutta notte).

Togliete la Viennetta dal freezer una ventina di minuti prima di servirla.
Se volete, potete usare dell’altro cioccolato fondente (magari quello che avete avanzato se avete fatto 4 lastrette di cioccolato come ho fatto io), sciogliendolo a bagnomaria e poi versandolo sulla superficie della torta, e poi spargendo delle nocciole tagliate al coltello per una veloce ma golosa decorazione.

Panna cotta allo yogurt con pesche nettarine caramellate all’aceto balsamico e rosmarino

Panna cotta allo yogurt con pesche nettarine caramellate all’aceto balsamico e rosmarino

Ho letto tempo fa che i pregiudizi possono essere ogni tanto utili – soprattutto ad affrontare situazioni ignote, potenzialmente pericolose. I pregiudizi danno, per alcuni aspetti, una conoscenza già predigerita da qualcuno, che può essere una buona posizione di partenza.
Ma fermarsi ai pregiudizi senza farsene di propri (di giudizi, intendo) è un delitto.
Non capisco come si possa rinunciare a ragionare con la propria testa, a farsi proprie riflessioni su qualsiasi argomento. Certo, spesso costa fatica e studio. Ma è immensamente meglio che fermarsi sulla porta, dire no di principio, staccare il cervello perché qualcuno ha pensato al posto tuo (magari male).
Questa è la storia di questa ricetta, davvero semplicissima. E’ uscita da un’idea rubata a Sara di @shanty_la_gatta, che ha realizzato una bellissima crostata con l’aceto balsamico. All’inizio mi sono chiesta se davvero il balsamico fosse una buona idea per i dolci – evidentemente la risposta era sì! Così ho pensato di bilanciare il sapore dolce con un fondo acidulo dell’aceto balsamico con la panna cotta, un gusto molto dolce che forse sarebbe stato capace di avvolgere il balsamico. Ed è stato proprio così!

La ricetta è quella della panna cotta vista anche qui. La salsa all’aceto balsamico l’ho gestita sul momento. Per renderla più aromatica, ho arrostito le pesche con il rosmarino, che con le pesche sta che è una meraviglia! Il tutto per servirvi questa panna cotta allo yogurt con pesche nettarine caramellate all’aceto balsamico e rosmarino. Se volete un consiglio, per renderla un po’ più instagrammabile sarebbe meglio usare il balsamico bianco; se non lo avete o non lo trovate (ma su Amazon ne vendono di migliaia di marche!) almeno non fate come me, e ricordatevi di tirare fuori le pesche immediatamente dopo la cottura, così non anneriranno troppo mentre si raffreddano. Per me, così, lo sciroppo sarà di un paglierino brillante e dal punto di vista fotografico e visivo sarà una meraviglia!

Ingredienti per 4 bicchieri

250 ml di panna fresca
125 ml di latte
4 gr di colla di pesce + 2 cucchiai yogurt greco
60 gr di zucchero a velo
190 gr di yogurt greco naturale (io ho usato quello a 0 grassi)
zeste di mezzo limone
succo di limone – 2 cucchiai

½ pesche nettarine
50 gr aceto balsamico
2 cucchiai di miele colmi
Un cucchiaino di zucchero a velo
Rosmarino fresco q.b.

Procedimento

Iniziate a preparare la panna cotta allo yogurt con pesche nettarine caramellate all’aceto balsamico e rosmarino mettendo in ammollo la gelatina con acqua fredda – le tempistiche sono quelle della marca che usate, quindi controllate bene.

Mettete il latte e la panna in un pentolino sul a fuoco basso e fategli sfiorare il bollore. Togliete dal fuoco, setacciatevi dentro lo zucchero a velo e mescolate fino a quando si sarà sciolto – io ho usato una frusta a mano. Aggiungete quindi la scorza e il succo di limone, mescolate ancora e poi lasciate raffreddare.

A questo punto unite anche lo yogurt greco ed amalgamatelo bene.
Scaldate in un pentolino due cucchiai di yogurt, strizzate la gelatina e scioglietela con lo yogurt.
Poi unitela al composto precedentemente di panna e yogurt mescolando bene.
Versate la crema in 4 bicchieri e mettetela in frigorifero a raffreddare – io l’ho lasciata rassodare tutta la notte, ma almeno servono 4 ore.

Mentre raffredda la panna cotta, mettete in una teglia le pesche tagliate a fette, spesse circa mezzo dito. A parte mettete in una ciotola l’aceto balsamico, il miele, lo zucchero a velo, e mescolate bene fino a che miele e zucchero non si saranno sciolti. Poi irrorate le pesche, spargete gli aghi di rosmarino sopra le pesche (io ne ho usato un buon rametto) e mettete a cuocere in forno già caldo a 200 gradi per 30 minuti.
Terminata la cottura, fate raffreddare all’esterno, rimuovendo le pesche dal caramello di aceto balsamico e lasciandole raffreddare a parte. In un altro piccolo contenitore fate raffreddare il caramello di aceto balsamico, che dovrete prima filtrare per eliminare gli aghi di rosmarino.

Prima di servire mettete in ciascun bicchiere qualche cucchiaio di caramello di aceto balsamico, qualche fettina di pesca nettarina caramellata e un po’ di rosmarino fresco.

Panna cotta allo yogurt con salsa di mirtilli al basilico

Panna cotta allo yogurt con salsa di mirtilli al basilico

Questa ricetta l’avevo già pubblicata sul blog nel 2018, ma ho deciso di darle una sistemata e di aggiornarla due anni dopo. Prima di tutto detestavo la fotografia, non dava merito a una ricetta semplicissima e perfetta per l’estate. E poi le mie nipoti domenica l’hanno così apprezzata che me la hanno fatta rivalutare, anche se si stratta di una ricetta stranota e strarifatta.
In effetti dovrei rimettermi ad aggiornare i miei superclassici, perchè vale sempre la pena.

E poi comunque dovrei davvero prendermi l’impegno di aggiornare le vecchie fotografie con lo stile che mi sono nel tempo costruita, soprattutto adesso che uso una reflex, e non un cellulare.
Se mi guardo indietro, mi accorgo del cambiamento – anzi del miglioramento – che c’è stato, e ne sono felice! Ovviamente non sono dove vorrei, e spesso mi piacerebbe essere più avventurosa in termini di composizione fotografia. Ma c’è tempo per evolvere.

Nel frattempo, panna cotta allo yogurt con salsa di miirtili al basilico alla mano, contemplo la strada che ho fatto, il fatto di essere stata totalmente autodidatta, ma di aver assorbito da tutti tutto il bello che ho incontrato in questi quasi tre anni di blog.
E’ un angolo piccolo, poco frequentato, così come il mio profilo IG. Ma c’è gente bella, e vale la pena conoscersi di più.

Intanto prepariamoci questa panna cotta allo yogurt con salsa di mirtilli al basilico – è così facile da realizzare, che la parte più complicata è… aspettare che si addensi in frigo!

Ingredienti (per 4 bicchieri):

250 ml di panna fresca
125 ml di latte
4 gr di colla di pesce + 2 cucchiai yogurt greco
60 gr di zucchero a velo
190 gr di yogurt greco naturale (io ho usato quello a 0 grassi)
zeste di mezzo limone
succo di limone – 2 cucchiai
125 gr di mirtilli
1 cucchiaio di zucchero a velo
succo di mezzo limone
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
2 foglie di basilico

Procedimento:

Iniziate a preparare la panna cotta allo yogurt con salsa di mirtilli e basilico mettendo in ammollo la gelatina con acqua fredda – le tempistiche sono quelle della marca che usate, quindi controllate bene.

Mettete il latte e la panna in un pentolino sul a fuoco basso e fategli sfiorare il bollore. Togliete dal fuoco, setacciatevi dentro lo zucchero a velo e mescolate fino a quando si sarà sciolto – io ho usato una frusta a mano. Aggiungete quindi la scorza e il succo di limone, mescolate ancora e poi lasciate raffreddare.

A questo punto unite anche lo yogurt greco ed amalgametelo bene.
Scaldate in un pentolino due cucchiai di yogurt, strizzate la gelatina e scioglietela con lo yogurt.
Poi unitela al composto precedentemente di panna e yogurt mescolando bene.
Versate la crema in 4 bicchieri e mettetela in frigorifero a raffreddare – io l’ho lasciata rassodare tutta la notte, ma almeno servono 4 ore.

Nel frattempo, prepariamo anche la salsa di mirtilli al basilico, mettendo in un pentolino i mirtilli ben lavati, con lo zucchero a velo, il succo di limone, la vaniglia e due foglie di basilico. Fate cuocere a fiamma bassa mescolando costantemente. Quando i mirtilli iniziano a sfaldarsi, schiacciateli in parte con una forchetta. Lasciate sul fuoco fino a quando si formerà una salsa un po’ densa, spegnete ed eliminate le foglie di basilico. Fate raffreddare completamente, e servitela sulla panna cotta addensata.

Se vi va di rifare la ricetta, ricordate di taggarmi con #myownsweet o @myownsweet.

Budini di mandorla con coulis di fragole

Budini di mandorla con coulis di fragole

Questo è un anno particolare per tante ragioni. La pandemia ha ribaltato la nostra vita, e d’ora in avanti – quando ci riferiremo a qualcosa – sarà facile sentire forte l’esistenza di un prima e un dopo. Tanti di noi stanno combattendo per riappropriarsi della vita di prima, il ché significa solitamente riprendere ad uscire, andare per locali, vedere gli amici.

Solitamente, già a giugno gli italiani iniziano a chiacchierare delle ferie di agosto, ed è un altro modo per cercare di tornare al prima. Avremmo tutti bisogno di una bella vacanza. Una vacanza dalla paura, dalla tristezza, dai segni che i tre mesi di lockdown hanno lasciato. Metà giugno segna anche il ritorno della prova costume, l’inizio delle restrizioni alimentari più disparate per rientrare nei bikini di vent’anni prima.

Auguro a tutti di poter finalmente indossare il bikini e tornare sulle spiagge del nostro bel mare, e per questo vi lascio una ricettina ipocalorica per concedersi un po’ di dolcezza dopo il pasto senza esagerare con le calorie. I budini di mandorla con coulis di fragole (ma possono essere anche lamponi, mirtilli… fate voi) sono anche senza glutine e senza lattosio, quindi adatti a un regime vegano e alla maggior parte delle intolleranze. Si realizzano anche in un battibaleno, quindi non ci sono scuse per concedersi una pausa dolce che ci fa stare bene.

Ingredienti:
500 gr latte di mandorle
30 gr di farina di mandorle (o di mandorle spellate)
90 gr di zucchero
50 gr maizena
50 gr confettura di fragole (o la vostra preferita)
1 limone piccolo (succo)

Procedimento:
Scaldate in una casseruola il latte di mandorla.
Mettete nel frattempo in una ciotola gli ingredienti secchi – la maizena, la farina di mandorle e lo zucchero. Se volete usare le mandorle intere (io lo preferisco!) mettete lo zucchero e le mandorle nel vostro mixer e tritatele abbastanza finemente, e poi aggiungetele alla maizena.

Appena il latte di mandorle raggiunge il punto di ebollizione, toglietelo dal fuoco e versatelo nella ciotola con gli ingredienti secchi, mescolando con una frusta a mano per sciogliere tutti i grumi.
Versate poi il composto nuovamente nella casseruola e cuocete per qualche minuto (basta pochissimo) fino a che non inizia ad addensarsi.

Togliete quindi dal fuoco, e versate i vostri budini di mandorla all’interno dei contenitori che avete scelto. Io ho usato delle comuni formine di plastica, si possono anche usare i pirottini in alluminio. Con queste quantità ne escono circa 4 abbastanza pieni.

Lasciate leggermente intiepidire e poi mettete in frigorifero (con la superficie coperta da pellicola o dal coperchio, se le vostre formine la hanno) e lasciate rassodare per circa tre ore.

Nel frattempo preparate il coulis mettendo della marmellata nel bicchiere del mixer, e aggiungendo il succo del limone filtrato.
Con il mixer ad immersione frullate tutto per pochi secondi, e mettete il coulis sopra i vostri budini di mandorla prima di servire.

La base di preparazione di questi budini di mandorla è il biancomangiare siciliano, che avevo già usato per preparare questa ottima Crostata vegana con biancomangiare.