Il cabaret di paste della domenica (cannoncini alla crema)

Il cabaret di paste della domenica (cannoncini alla crema)

Prima delle design cake, dei macaron multicolore, c’erano loro. I cabaret di paste della domenica.
Cabaret in questo caso non ha nulla a che vedere con il suo significato di spettacolo di genere commedia/satirico, tenuto spesso in piccoli locali che, all’inizio, erano soprattutto locali di avanguardia nella Parigi del tardo Diciannovesimo secolo. Il Nostro Cabaret è la forma dialettale per “vassoio”. Alcuni dicono che sia scesa dalla Francia al Piemonte, che ai cugini d’Oltralpe era strettamente imparentato, e poi si sia estesa un po’ in tutta Italia per indicare un piatto di servizio, il cabaret appunto (pronunciato senza la t).

Nella Milano degli anni Settanta e Ottanta, il cabaret delle paste era una istituzione. Se il mio papà arrivava con quel piccolo pacchettino in mano, reggendolo per il nastro chiuso da un fiocchetto spartano, coperto di una carta patinata con il nome della pasticceria scritto in caratteri dorati, significava solo una cosa. C’era qualcosa da festeggiare.
Oppure era domenica.
La razione consentita dalla mamma era due a testa al massimo, il terzo dopo eterne suppliche era diviso a metà con qualche altro commensale. E poi si rifaceva il pacchetto, combinando e scombinando le strisce di cartoncino usate per tenere gonfio il vassoio di cartoncino, bianco o dorato, che ormai era desolatamente semivuoto.

Mini diplomatiche, bignè ripieni, frolle montate bagnate nel cioccolato, mini crostatine di frutta e crema pasticcera, il piccolo babà, la “fiamma” che ogni tanto era ripiena di rum e ogni tanto no, la millefoglie. E gli onnipresenti cannoncini alla crema pasticcera, i miei preferiti.

Le mode cambiano, i papà diventano celiaci (purtroppo), e i cabaret di paste della domenica diventano in fretta ricordi. A me l’autunno mette in moto una certa attitudine nostalgica, una voglia di guardare vecchie foto alla luce di una abat-jour mentre fuori piove.
Nostalgia, ma non malinconia. C’è una bella differenza.

Non è facile entrare in una pasticceria, chiedere un cabaret di cannoncini alla crema senza glutine, e aspettarsi di ritorno un sorriso accompagnato da un “ma certo! quanti facciamo? mettiamo anche un bignè?”. Purtroppo la pasticcerie che fanno dolci per celiaci non sono molte, che hanno un reparto di piccola pasticceria gluten free ancora meno, e nella mia zona posso dire che a distanza di camminata non ne ho nessuna.

I cannoncini alla crema pasticcera senza glutine sono semplicissimi da preparare. Se siete più bravi di me (e lo sarete senz’altro!) la sfoglia gluten free sapete prepararvela in casa. Io non sono così abile, e tra l’altro a casa mia faceva decisamente ancora troppo caldo per avventurarsi in questo esperimento.
Dopo aver fatto un tentativo andato a vuoto, o per meglio dire andato bruciato, ho ripiegato per la sfoglia senza glutine già pronta di Buitoni. La crema che ho usato è però assolutamente priva di glutine e con pochissime uova. Un compromesso accettabile, per un risultato che comunque è piaciuto a tutti.

Ingredienti:
una confezione di sfoglia (eventualmente senza glutine)
300 ml di latte (io parzialmente scremato)
1 tuorlo
le zeste di un limone
un cucchiaino di estratto di vaniglia
25 gr fecola di patate (certificata gluten free se avete commensali celiaci)
80 g zucchero semolato

q.b. zucchero per la sfoglia

Preparazione:

Iniziamo a preparare i cannoncini alla crema pasticcera proprio dalla crema, visto che deve freddare prima di essere utilizzata.

In una piccola casseruola fare scaldare fino a sfiorare il bollore il latte con l’estratto di vaniglia e le zeste di limone.
Mentre si scalda, mescolate in una ciotola il tuorlo con lo zucchero e sbattete leggermente, in modo che lo zucchero inizi a sciogliersi. Aggiungete poi poco per volta la fecola, sempre sbattendo leggermente.

Appena il latte sfiora il bollore, toglietelo dalla fiamma, eliminate le zeste e versate un po’ di latte sulle polveri, mescolando con una frusta a mano per evitare i grumi e permettere alla fecola di assorbire il liquido. Poi continuate aggiungendo il latte a filo, sempre mescolando.

Rimettete il liquido nella casseruola e rimettete il tutto sulla fiamma (bassa) a cuocere fino a che non si sarà rappresa della consistenza desiderata.
Trasferite la crema pasticcera in una ciotola, copritela con la pellicola e fate raffreddate.

Nel frattempo prendere la vostra pasta sfoglia, srotolatela e tagliatela in striscioline di circa 3 cm di larghezza.

Se li avete prendete gli appositi coni in metallo per i cannoncini. Se non li avete, potete farli arrotolando delle strisce di carta di alluminio (quella per uso alimentare) della lunghezza di circa 10 cm (o comunque come li preferite).

Spennellate ogni striscia con acqua del rubinetto, e iniziate ad arrotolarla sulla forma del cannoncino, partendo dal fondo, e sovrapponendo leggermente la pasta a mano a mano che salite. Bagnandola leggermente, la pasta aderirà allo strato sottostante.

Mettete su un piatto un po’ di zucchero semolato, e fatelo aderire sulla parte superiore di ciascun cannoncino, poi posateli sulla teglia del forno coperta dalla carta forno, leggermente distanziati tra loro.

Cuocete a forno già caldo secondo le indicazioni sulla confezione della sfoglia (io li ho cotti per 25 minuti a forno ventilato a 200 gradi).
Una volta cotti, fateli raffreddare e poi estraeteli con delicatezza dalle formine.

Con l’aiuto di una sac à poche, riempite i cannoncini alla crema pasticcera.
Nulla di più facile!

Crème caramel e il senso del caramello

Crème caramel e il senso del caramello

Il caramello è il mio ponte tibetano.
Per quanti di voi che mi state leggendo e che siete nati dopo gli anni ’80, il ponte tibetano di cui parlo è quello del celeberrimo (negli anni ’80, appunto) film “Noi uomini duri”, e rappresentava l’ostacolo per eccellenza, che Renato Pozzetto riuscirà finalmente ad attraversare solo alla fine della pellicola.

Il caramello non è una cosa semplice. Almeno, lo è in quanto ad ingredienti. Zucchero soltanto, per la versione 2.0. Ma c’è anche la versione facilitata, quella per i cuochi per finta come me, insomma, che prevede l’uso di un po’ di acqua.

Ogni cuoco in cucina sa (più o meno consapevolmente) che nel forno o nella padella avvengono le più spettacolari reazioni chimiche. Di queste, il caramello è la trasformazione tra le più affascinanti e – per quel che mi riguarda – le più pericolose. Potrei osservare per lunghi minuti lo zucchero nella padella in attesa che caramellizzi, senza che nulla accada di significativo.
Appena mi giro per starnutire, brucia.

Lezione ai posteri, quindi: quando preparate il caramello, siate pronti. Andate prima a fare pipì, preparate a portata di mano fazzolettini, telefonino, un po’ di acqua e qualsiasi altra cosa che pensate vi potrebbe essere di necessità nella successiva mezz’ora. E mai, anzi che dico… mai mai mai, e dico ancora mai, perdete di vista il vostro caramello! Credetemi, fatevi il kit di emergenza e non vi succederà niente. Altrimenti… pazienza, scrostate la vostra pentola tra fumi di bruciato e lacrime e ricominciate da capo.

Ovviamente per fare anche questo crème caramel ho bruciato il caramello mentre mi sono distratta mezzo minuto per cambiare canale. Giuro, mezzo minuto.
Naturalmente l’ho rifatto e l’ho quasi ribruciato, ma mi sono salvata in corner. E’ l’unica cosa complicata del crème caramel però, una ricetta così antica che si pensa che anche i romani ne facessero una versione molto simile (ovviamente niente zucchero, ma miele).

Vale la pena provare a farlo in casa almeno una volta. Semplicemente per scoprire che è più buono di quello confezionato, e con cui è difficile fare brutta figura (è più facile incendiare la cucina, ma voi avete ili vostro kit di sopravvivenza vicino, no?).

Ingredienti (per 6 crème caramel):
100 g panna fresca liquida
250 g latte (preferibilmente intero)
2 uova e 1 tuorlo
75 g zucchero semolato
un cucchiaino colmo di estratto di vaniglia
la scorza di mezzo limone

per il caramello: 100 g zucchero semolato + 2 cucchiai di acqua

Preparazione:

La preparazione del crème caramel può essere magari un po’ lunga per i tempi di raffreddamento, ma non è affatto difficile.
In un pentolino mettete il latte e le scorze di limone (tenetele a pezzettoni, devono essere eliminate) e portate a sfiorare il bollore. Fatelo poi raffreddare a temperatura ambiente lasciando la scorza in infusione. Toglietela solo quando si sarà freddato.

Prendete quindi le uova, e sbattetele delicatamente col tuorlo e lo zucchero, senza incorporare l’aria (in questo caso non serve).

Quando il latte si sarà freddato unite la panna alle uova, versatele sul latte (senza scorze), aggiungete l’estratto di vaniglia e mescolate.
Evitate di fare troppe bolle, perchè rovinerebbero la preparazione.

Mettete da parte mentre preparate il caramello.

Prendete una padella col fondo un po’ spesso, versate all’interno lo zucchero con due cucchiai di acqua, e accendete il fuoco dolce senza muoverlo troppo.
Lo zucchero prima imbiondirà, poi diventerà ambrato. Appena prenderà un po’ di colore, spegnete e versatene un pochino (stando attenti a non ustionarvi!) sul fondo dei pirottini .

Io ho usato quelli comuni di alluminio che si trovano in tutti i supermercati.

Versate sul caramello (che diventerà a brevissimo come vetro, ma di scioglierà in forno e resterà liquido dopo) la mistura di uova, latte e panna, facendo attenzione a non creare bolle.

Mettete i pirottini in una teglia con dell’acqua bollente, in modo che arrivi a circa metà dell’alteza dei pirottini.

Cuocete a bagnomaria in forno a 160 gradi (forno statico e soprattutto già a temperatura) per 45 minuti.

Fate raffreddare il crème caramel a temperatura ambiente, e poi fate un passaggio in frigorifero almeno un’ora (io li ho lasciati tutta la notte).

Estraete i crème caramel dal frigo una ventina di minuti prima di servire.

Latte cotto al cocco e le mele nuove

Latte cotto al cocco e le mele nuove

Il sole di settembre è dolce e gentile. Caldo abbastanza per non scottare, e fresco abbastanza per dare i brividi al primo mattino. Non è invadente, si insinua appena tra le tende, le fa fremere un poco, mentre dal piano di sotto sale un leggero profumo di caffé.

Tra agosto e settembre si raccolgono le mele nuove. Piccole, fragranti e profumate, come il sole di settembre. Era la seconda metà degli anni ’80 quando feci la prima prima, e finora unica, raccolta di mele nuove. Settembre inoltrato, un pomeriggio dal sole incerto, nelle campagne nei dintorni di Padova. Un piccolo campo di amici di famiglia, all’interno di una tenuta antica appena ristrutturata, con un simpatico cavallino in una stalla di fortuna. E le mele verdi.
Per una cittadina come me, la raccolta della frutta era un evento unico, e l’impaccio nel maneggiare anche le più piccole cesoie era insieme eccitante e spaventoso. Come Edward mani di forbice, arrampicata su una scaletta, cercavo di decidere se fosse più sfidante non cadere o raccogliere più frutti degli altri.

In poche ore fu piena una cassetta, che ci raggiunse a Milano. Appena aperto il baule della macchina, fummo circondati dal profumo di quello shampoo che si chiamava Campus, e che negli anni ’80 saturava di effluvi chimici alla mela verde i bagni di tutte le famiglie italiane.

La imperdibile pubblicità dello shampoo Campus, direttamente dagli anni ’80

Queste mele rosse non sono venete, ma maremmane, e sono l’ultimo lascito di una stagione estiva troppo corta. Stavo pensando a un dessert senza glutine in cui far convivere gli ultimi profumi dell’estate con i primi sapori della stagione autunnale che inizia a bussare alle porte. Il Latte cotto al cocco e mele è un dolce semplicissimo da realizzare, ed è la sintesi perfetta di questo tempo di passaggio. Cocco e mele non è un abbinamento usuale, ma funziona perfettamente. Per un gusto più estivo, vanno benissimo le pesche con la farina di mandorle, ma questo giro diamo un chance alle nostre mele nuove, delizia di stagione.

Ingredienti (per 4 porzioni):
500 ml latte intero
10 g gelatina di pesce
30 g di cocco rapé
40 g zucchero
2 mele nuove piccole

Preparazione:
Iniziamo a preparare il latte cotto al cocco e mele essiccando le mele in forno.
Lavate le mele attentamente, tagliatele a metà e poi a fettine di circa 2 mm di spessore. Mettetele sulla placca del forno coperta di carta forno e fatele essiccare alla temperatura di 100 gradi per circa un’ora e mezza.

Reidratate in acqua fredda i fogli di gelatina di pesce per almeno 10 minuti.

Mentre si raffreddano le mele, versate il latte in un pentolino con lo zucchero e il cocco rapé e portate ad ebollizione. Appena raggiunge il bollore, abbassate il fuoco, strizzate la gelatina di pesce e scioglietela nel latte. Spegnete il tutto appena la gelatina si è sciolta.

Unite anche parte della mela essiccata (potete anche tagliarla a pezzetti), tenendole una piccola parte per la decorazione. Mescolate per unire le mele al resto del latte.

Prendete degli stampini (vanno bene anche quelli per il crème caramel di alluminio usa e getta) e versatevi all’interno il latte bollito con le mele, e fate raffreddare. Poichè il cocco tenderà ad affiorare in superficie e le mele sul fondo, mescolate leggermente di tanto in tanto mentre si raffreddano e si solidificano, per amalgamare meglio il tutto.

Mettete poi in frigo a rapprendere per almeno tre ore.

Potete servire il latte cotto al cocco e mele immergendo per poco tempo gli stampini in acqua calda, in modo da staccarli. Io ho messo poco zucchero perchè il cocco rapè mi sembrava già dolce, ma se volete potete aggiungere altri 10 g.

Ho realizzato un’altra versione di latte cotto, in versione estiva e vegan. La trovate qui.

Gelato di yogurt alle pesche

Gelato di yogurt alle pesche

Dopo il Gelato all’acqua al cioccolato dello scorso anno, non potevo perdere l’occasione per esibirmi anche quest’anno nella avventura della creazione di un gelato home made senza la gelatiera!
Questa versione del gelato fatta in casa, senza l’ausilio di strane macchine, è davvero buono. L’unica controindicazione è che ci vuole tempo, ma il lavoro lo farà il freezer per voi, a voi toccherà solo l’ingrato compito di mescolarlo con la forchetta ogni tanto. Si può fare in fondo, no?

Quest’anno, visto che sono stata così fortunata da trovare delle belle pesche gialle succose e mature, vi propongo di preparare insieme il Gelato di yogurt alle pesche, che è buonissimo e più leggero del gelato comprato perchè non ha panna, ma yogurt come base (io ho usato quello della Muller che mi piace tanto, ma potete tagliare ancora di più i grassi e usare il Total FAGE 0%) e tanta frutta fresca.
Ovviamente alle pesche potete sostituire fragole, mirtilli, lamponi.. insomma, quello che volete!

Questo è quanto, nel senso che oltre al latte condensato non c’è proprio nessun altro ingrediente.
Non ci credete? Seguitemi e vedrete come è facile da realizzare questo Gelato di yogurt alle pesche, che è pure senza glutine!

Ingredienti:
500 g di yogurt di vostra scelta
3 pesche gialle belle mature
397 g latte condensato,. cioè una lattina (io ho usato questo)

Procedimento:
Sbucciate le pesche, tagliatele a pezzetti e mettetele in una padella a cuocere a fuoco molto basso per una dceina di minuti.
Devono ammorbidirsi molto bene.
Quando si saranno ammorbidite, toglietele dal fuoco, schiacciatene metà con la forchetta e lasciate gli altri pezzetti interi. A me piace avere anche pezzi di frutta più grandi nel gelato, se non vi vanno frullate il tutto e via!
Lasciate raffreddare.

Quando le pesche si saranno raffreddate, mettete in una terrina lo yogurt con il latte condensato e le pesche.

Mescolate molto bene, e poi mettete il vostro Gelato di yogurt alle pesche in una forma da plumcake (meglio di metallo, che conduce meglio il freddo, piuttosto che di vetro).

Mettetelo nel feezer e dopo un paio d’ore mescolatelo con una forchetta per rompere i cristalli di ghiacico che si saranno formati nel frattempo.
Riponetelo ancora nel freezer per altre due ore, al termine delle quali fate lo stesso procedimento.

Ripetete ancora questo procedimento un paio di volte, e al termine dovreste avere un bel gelato consistente ma allo stesso tempo malleabile, e con un gusto unico!

Torta di biscotti con crema di limone

Torta di biscotti con crema di limone

Custodisco ormai con un certo affanno ritagli di giornale, pezzi di riviste, foglietti volanti con scarabocchiate ricette e suggerimenti di cucina. Non li ho mai contati ma credo che siano tanti fogli, tutti stipati in una cartelletta rosa che ormai non si chiude nemmeno più.
Capita spesso che mi dimentichi di quella ricetta che avrei giurato avrei rifatto entro breve, ma poi mi mancava un ingrediente o il tempo, e alla fine veniva sovrastata da altre ricette… e così via.

Alcune sere, però, mi metto a consultare il mio archivio di fortuna, e lì escono un po’ di cosette divertenti, che solitamente accolgo con un “ah ecco!” oppure “è vero, la volevo fare!”, e via di questo passo.

Anche questa Torta di biscotti con crema di limone ha fatto questa fine di archiviata e poi dimenticata. Fortuna ha voluto che fossi totalmente a corto di idee lo scorso weekend, e che sia andata a mettere mano alla cartellina rosa che ormai non si chiude più in cerca di fortuna. Ed è stata una fortuna davvero!

La ricetta della Torta di biscotti con crema di limone arriva dalla copertina di La Cucina Italiana, febbraio 2019. L’avevo presa per una torta all’arancia (poteri dell’editing?) dal colore in copertina, e magari la riproporrò anche così. Si tratta di una ricetta abbastanza veloce, e visto che va fatta riposare in frigo direi che è più adatta alla stagione calda. Dopo averla provata, sottoscrivo.
E’ una torta estiva, senza dubbio!

Vi ho messo sopra il link sul loro sito se volete la ricetta originale (che è spettacolare). Qui sotto vi lascio la versione senza glutine, con qualche piccola modifica, che ho fatto sabato scorso. Per la base di biscotti ho usato gli Oro Saiwa senza glutine che piacciono tanto al mio papà. Si trovano ormai pressochè ovunque, ma se non avete nessun problema di celiachia, va bene utilizzare qualsiasi biscotto secco.
Le quantità sono per uno stampo da plumcake di circa 10×28 o giù di lì.

Ingredienti:
circa 20 biscotti Oro Saiwa Senza Glutine (ma va bene qualsiasi altro biscotto secco)
150 g zucchero semolato
2 limoni medio grandi (succo e scorza) – sono circa 80 g di succo
2 uova medie
20 g fecola di patate (sono un paio di cucchiai)
20 g di maizena o amido di riso
200 ml di acqua

Procedimento:
La Torta di biscotti con crema di limone è veloce da preparare, e per niente complicata. Anzitutto, dovete lavare molto bene i limoni, e poi ricavate la scorza e il succo. Allungate il succo con l’acqua.

In un pentolino mettete lo zucchero, la scorza dei limoni, e le polveri (maizena e fecola). Rompete le uova all’interno e mescolatele bene. Versate quindi l’acqua con il succo a poco a poco, mescolando con una frusta a mano.

Accendete il fuoco e portate a sfiorare il bollore. Nel frattempo la crema si addenserà. Continuate a mescolare per evitare che si formino dei grumi, ma appena arriva al bollore spegnete e fate raffreddare.

Foderate uno stampo (io ho usato quello di un plumcake) con carta forno, e create un primo strato di biscotti. Versatevi sopra metà della crema di limone, livellate e poi fate un secondo strato di biscotti, e copriteli con la seconda parte di crema.

Livellate ancora, e poi mettete a cuocere in forno già caldo a 170 gradi per circa 15 minuti.

Estraete dal forno la Torta di biscotti con crema di limone e fatela raffreddare prima a temperatura ambiente, e infine lasciatela in frigo a rapprendere un paio d’ore.

Potete decorare con delle rondelle di limone, o lasciarla così al naturale.

Lattaiolo di mandorla con frutti rossi

Lattaiolo di mandorla con frutti rossi

La ricetta del Lattaiolo toscano di qualche tempo fa mi ha fatto venire voglia di provare a fare una versione vegana, visto che senza glutine lo è già.

Il tentativo è stato molto soddisfacente di gusto, e visto l’entusiasmo ho pensato di lasciarvi qualche idea per preparare il Lattaiolo di mandorla con frutti rossi, versione estiva e vegana (e forse è estiva perchè vegana?). Non pensate di realizzare la stessa consistenza del lattaiolo toscano, perchè naturalmente la mancanza di uova rende il composto più simile a un budino che ad una crema.

Per renderlo più consistente ho usato anche delle mandorle tritate finemente, ma credo che la farina di mandorle possa funzionare altrettanto bene (non ho provato, ma a senso ci sta).

Si prepara velocemente, basta un mixer casalingo e un po’ di voglia di sperimentare. La consistenza è molto particolare, ma il dolce delle mandorle con l’aspro dei frutti rossi (che ho zuccherato appena) crea un connubio perfetto.

Se avete dieci minuti liberi, il dessert è pronto.. e il frigorifero farà il resto!

Ingredienti (4 porzioni):
300 ml latte di mandorle non zuccherato
90 gr zucchero smeolato
100 g di mandorle (o farina di mandorle)
3 g agar agar
2 cucchiai succo di limone
buccia grattugiata di un limone bio
150 gr di frutti di bosco a scelta (io lamponi e fragole)

Procedimento:
Iniziate a preparare il Lattaiolo di mandorla con frutti rossi frullando nel mixer lo zucchero con le zeste. Lasciate poi riposare qualche minuto per far infondere degli oli profumati del limone.

Aggiungete poi nel mixer le mandorle e riducetele a farina (se avete la farina basterà dare un piccolo colpo di mixer per insaporire il tutto).

Unite il latte di mandorle tenendone da parte due cucchiai (serviranno per sciogliere l’agar agar). Frullate tutto per qualche minuto, per amalgamare il latte con il resto.

Sciogliete l’agar agar nei due cucchiai di latte di mandorla e mettete da parte.

In una piccola casseruola antiaderente scaldate il composto col latte di mandorla, unite anche l’agar agar sciolto e portate a sfiorare il bollore in modo da attivare l’agar agar.

Mescolate sempre con una piccola frusta a mano.

Quando avrà iniziato a bollire, spegnete il Lattaiolo di mandorla e frutti rossi, lasciare intiepidire a temperatura ambiente, e poi mettetelo nei vostri Bicchierini.
Lasciate rapprendere in frigo, io li ho lasciati tutta notte e sono venuti benissimo.

Preparare la salsa ai frutti rossi frullando i frutti lavati e mondati con un cucchiaio di zucchero (io l’hgo lasciata asprigna apposta, se non vi piace aggiungetene uno o due di più) e il succo di limone. Frullate con un mixer a immersione, e lasciate riposare in frigo.

Il giorno seguente, versate la salsa ai frutti rossi sul Lattaiolo di mandorla, e se volete aggiungete qualche frutto rosso, e delle piccole meringhe o quel che volete, e servite.

Finta panna cotta ai mirtilli e vaniglia

Finta panna cotta ai mirtilli e vaniglia

Arriva luglio e le edicole si riempiono di riviste che promettono miracoli in due, tre settimane al massimo… più ci si avvicina al primo di agosto e più si accorciano le settimane di diete miracolose per perdere presunti chili di troppo.

Nessuno che dica la verità. La prova costume inizia ad ottobre, è una maratona e non un centometripiani. E’ un percorso lungo, fatto di tanti pezzettini, un po’ di ginnastica qui, meno patatine là, e uno sgarro ogni tanto perchè questa vita non è una galera.

Se però gli sgarri sono stati tanti, e il lockdown ha fatto il resto, vi lascio un’idea dolce e leggera come una piuma.
La finta panna cotta ai mirtilli e vaniglia è così semplice che possono prepararla tutti. In più, si prepara senza forno, quindi anche col caldo è un piccolo piacere che ci si può permettere senza troppi sensi di colpa.

Per essere sicura di sgonfiare questo goloso dessert di calorie ma non di gusto, avevo due alleati eccezionali. Ho usato lo yogurt greco 0% grassi di Faye (ovviamente #noadv, l’ho acquistato!) sia bianco che ai mirtilli, e ho rafforzato la parte mirtillosa con una veloce composta con la stevia.

Avevo visto tante food/gym bloggers usarla per dolcificare i loro piatti, così mi sono informata (non uso roba che non ho studiacchiato, per evitare fastidiosi mal di pancia!). La stevia è un dolcificante naturale derivato, appunto, dalla pianta della stevia, e dolcifica 300 volte più dello zucchero… senza calorie! La stevia ha anche un bel po’ di flavonoidi, il chè significa.. benessere anche per la pelle!

Sembra l’elisir di tutto ciò che nella nostra piccola terra fa bene, ma ovviamente sono in corso studi per verificare che non ci siano effetti strani. Quindi… non eccediamo!

Non ho ancora capito bene come usarla nei dolci al forno, ma ho pensato bene di iniziare a testarla in un dolce al bicchiere semplicissimo. Come? Ve lo racconto subito!

Ingredienti (per 5 bicchieri):
parte ai mirtilli:
300 g skyr ai mirtilli
200 g yogurt greco 0% grassi
180 g mirtilli freschi
90 g stevia
8 g colla di pesce

Parte alla vaniglia:
200 g yogurt greco 0% grassi
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
10 g stevia
2 g colla di pesce
due cucchiai di acqua

Preparazione:

La finta panna cotta ai mirtilli e vaniglia si prepara velocemente, iniziando dalla parte mirtillosa.
Lavate bene i mirtilli e cuoceteli in un pentolino con 45 g di stevia (da togliere dal totale). Io non ho messo acqua perchè i miei mirtilli erano molto maturi, al più aggiungete un paio di cucchiai di acqua.
Quando iniziano a sfaldarsi, spegnete il fuoco, e frullateli con un minipimer.

Mentre i mirtilli si cuociono, mettete la colla di pesce a bagno in un po’ di acqua fredda fino a che non si ammorbidisce.

Strizzate quindi la colla di pesce, mettetela nel frullato di mirtilli, fatela sciogliere.

Mettete lo skyr e lo yogurt greco in una ciotola, mescolate e poi unite il frullato di mirtilli e mescolate nuovamente.

Prendete i vostri bicchierini, versate lo yogurt “rafforzato” ai mirtilli e poi metteteli al frigo a rassodare per un paio d’ore. Se volete realizzare questa decorazione carina a sbieco, mettete i bicchieri a circa 45 gradi nello stampo dei plumcake e versate il composto con lo yogurt.

Mentre raffredda, prepariamo la parte all avaniglia.

Mettete sempre la colla ad ammollarsi nell’acqua fredda.

Mettete lo yogurt greco bianco in un pentolino e scaldatelo con la stevia e due cucchiai di acqua senza portarlo al punto di ebollizione. Appena vedete che si è scaldato, strizzate la colla e mettetela nello yogurt, mescolate per farla sciogliere e poi aggiungete la vaniglia.

Fate raffreddare e poi versatela sopra la parte ai mirtilli (se volete realizzare la mia stessa decorazione, dovete ribaltare i bicchieri dall’altra parte).

Lo yogurt alla vaniglia sarà meno rispetto allo yogurt ai mirtilli.

Fate rapprendere in frigo per almeno due ore (meglio tutta la notte).

Togliete i bicchieri dal frigo mezz’ora prima di gustari.

Budino tropical senza glutine

Budino tropical senza glutine

Non sono mai stata nei mari tropicali, ma se chiudo gli occhi, mi immagino sdraiata al sole, sotto una palma di cocco, possibilmente senza noci che mi possano cadere sulla testa, mentre osservo il sole che cala dietro l’orizzonte sorseggiando…. lo smoothie che avevo pensato, pieno zeppo di frutta tropicale.
Mango, lime, cocco, magari un po’ di menta.

E’ nata così l’idea di questi Budini tropical – basati sulla ricetta del famoso smoothie, ma fatti in versione budinosa, diventano un dessert freschissimo e senza glutine.
C’è così tanta frutta che basta pochissimo zucchero. Se non volete metterlo, non mi offendo.

L’unica cosa è che la menta che avevo nel congelatore non sapeva di niente, ma pure con un vaghissimo sentore era buonissimo lo stesso.

Visto che si prepara senza forno nel giro di dieci minuti, direi che è perfetto per queste torride giornate di inizio estate. C’è poco zucchero, non c’è l’ombra del grano… se mettete il latte di cocco diventa pure vegan!
Io non lo avevo, l’ho fatto con il latte come gli smoothies, ma vi consiglio di provare!

Ingredienti (per 6 budini piccoli):
250 ml di latte
il succo di 2 lime piccoli
un paio di foglie di menta
4 cucchiai di cocco rapé
1 mango maturo
3 fogli di colla di pesce (dovrebbero essere di 2 g l’uno)
4 cucchiai di zucchero (ma potete pure ometterlo)

Procedimento:
Scaldate leggermente il latte e mettete in infusione le foglie di menta mentre si intiepidisce.
Mettete anche ad idratare nell’acqua fredda i fogli di colla di pesce.

Nel frattempo sbucciate e frullate il mango. Deve diventare una specie di crema spessa (resteranno dei filamenti ma non è un problema).
Spremete anche i lime.

In un pentolino mettete il mango, il latte senza la menta, il succo di lime, lo zucchero (se volete), il cocco rapé e la gelatina ben strizzata.

Mettete sul fuoco a fiamma bassa, e continuate a mescolare (io ho usato una frusta a mano) fino a che non si sia sciolta tutta la gelatina.
Non sarà necessario portarlo a bollore.

Ungete leggermente gli stampini, riempiteli del composto al mango, cocco e lime e fateli raggiungere la temperatura ambiente fuori frigo.

Metteteli poi in frigorifero a rassodare, meglio se li tenete tutta la notte.

Servite con fettine di lime o cocco rapé.

Lattaiolo toscano

Lattaiolo toscano

Quella meravigliosa miniera di informazioni che è “La Cucina Toscana” di Giovanni Righi Parenti descrive il Lattaiolo come un dolce che risale al XVII secolo. Un dolce che davvero possiamo dire della tradizione, considerata l’età! Confesso di averlo scoperto in queste pagine, perchè nei miei pur tanti soggiorni in terra toscana non mi è mai capitato di incontrarlo.
Incuriosita, ho voluto provare la versione “con farina” del Righi Parenti, che però… è venuta un disastro! Asciutto, tozzo, niente a che vedere con le foto (non molte, per la verità) che ho visto online.

Poichè sono testarda, mi sono ripresa dallo shock e l’ho riprovato seguendo la ricetta alternativa, che Righi Parenti cita soltanto ma che ho trovato su un altro libro di cucina toscana, cioè senza farina ma solo uova. Il risultato è stato una brodaglia spappolosa e tristissima, che è uscita dalla teglia messa a cuocere a bagnomaria al forno. Disastro numero due!

Allora mi ci sono rimessa, variando un po’ gli ingredienti. Ancora nulla. Ero così scoraggiata che ho lasciato perdere, sicura che come le torte upside down, anche il lattaiolo sarebbe finito nel mio personale file denominato “non riprovarci mai più!”.
Lo scorso weekend, però, ho ritrovato gli appunti dell’ultimo mio tentativo, e ho deciso che ero abbastanza di buonumore da permettermi un ultimo tentativo.

Finalmente la consistenza era quella che cercavo!! Ho fatto un errore piccolo piccolo, ma sono sulla buona strada, e pronta a condividere la ricetta con voi!

Beninteso, è la mia ricetta del lattaiolo, e non ho idea se sia o meno quella supertradizionale, che dal Seicento è approdata all’anno duemila. Come per tutte le ricette tradizionali, c’è gente pronta ad accapigliarsi, e non solo verbalmente, per imporre la supremazia della propria ricetta su quella degli altri.
Quindi metto le mani avanti, e ve lo dico subito che probabilmente nella Toscana del diciassettesimo secolo non lo facevano così. Ma a casa mia, nel duemilaventuno, il lattaiolo è questo qui. Ed è buono!

Ingredienti (per quattro cocottes di media grandezza):
250 ml di latte (io ho usato il parzialmente scremato, intero da più gusto e consistenza)
2 uova medie
25 g di zucchero
20 g di amido di mais (senza glutine se avete commensali con malattia celiaca)
2 cucchiaini di essenza di vaniglia
le zeste grattugiate di un limone bio

Procedimento:
In una ciotola abbastanza capiente montate bene le uova con lo zucchero, in modo che almeno duplichino di volume.
Aggiungete anche le zeste grattugiate del limone e l’estratto di vaniglia e montate con la frusta per qualche minuto.
Scaldate leggermente il latte, scioglietevi all’interno l’amido di mais e poi incorporatelo alle uova montate mescolando dal basso verso l’alto in modo da non smontarle (comunque si smonteranno un po’, ma è normale).

Imburrate e infarinate (con l’amido di mais per un risultato 100% gluten free) le cocottes, riempitele del composto fino a quasi l’orlo (cuocendo il lattaiolo si abbasserà).

Mettete le cocottes in una pirofila con un po’ di acqua (un paio di dita) e cuocete nel forno già caldo a 160 gradi per un’ora circa.

Se non avete le cocottes in ceramica usate pure i pirottini di alluminio usa e getta!

Bavarese allo yogurt alla stracciatella

Bavarese allo yogurt alla stracciatella

Sapere dove è stata creata la stracciatella? No, non il formaggio, ma il gusto di gelato alla panna e latte con pezzetti di cioccolato fondente.
Non lo sapevo nemmeno io, ma mentre mi documentavo per scrivere quetso post ho scoperto che viene da, nientepopodimenoche Bergamo! Il pasticcere era originario della Toscana, e si era trasferito con la mofglie in quel di Bergamo, dove dopo vari tentativi ha realizzato questa meraviglia che è il gusto stracciatella.

La stracciatella è il gusto alla base del nostro dessert senza glutine di oggi, la Bavarese allo yogurt alla stracciatella. E’ un po’ più leggera della versione tradizionale della bavarese, perchè parte della panna viene sostituita dallo yogurt. Quindi può essere mangiata con meno sensi di colpa. Ho usato lo Yogurt alla Stracciatella Muller, che adoro, e ho aggiunto un po’ di altro cioccolato fondente per aggiungere più gusto e croccantezza.

Il risultato è stato apprezzatissimo, e soprattutto sono così facili da fare che non avrete scuse per realizzare questa squisitezza!
Le dosi che vi lascio sono per sei porzioni. Sono basate su i pirottini di alluminio che potete trovare in qualsiasi supermercato, giusto per fare le cose semplici e alla portata di tutti.

Ingredienti:
2 confezioni di yogurt Muller alla stracciatella (sono 250 g)
250 g panna fresca
50 g zucchero a velo
50 g latte
6 g gelatina in fogli
2/3 quadretti di cioccolato fondente

Preparazione:
Iniziate a preparare le vostre Bavaresi allo yogurt alla stracciatella ammollando i fogli di gelatina in acqua. Io le ho lasciate reidratare per circa venti minuti.

Nel frattempo, ho messo a scaldare a fuoco basso il latte e quando si è scaldato ho spento ho strizzato la gelatina e l’ho sciolta nel latte e ho lasciato intiepidire il tutto.

Quando si sarà tiepidito, versate lo yogurt in una ciocola con lo zucchero a velo, e mecsolate bene, e poi versate il latte con la gelatina e mescolate.

Passate alla panna, che dovete solo semimontare. Basteranno le fruste a mano, quindi anche qui… nessuno strano aggeggio!

Unite la panna semimontata allo yogurt e mescolate senza esagerare per non smontare la panna. Sminuzzate al coltello il cioccolato (è opzionale ma ve lo consiglio) e unitelo al resto degli ingredienti.

Prendete i pirottini di alluminio usa e getta, inumiditeli con acqua e riempiteli di composto.
Lasciateli in frigorifero per almneo tre ore (meglio una notte intera) prima di servirli.
Per scodellarli, staccateli delicatamente con un coltello dai bordi, e immergeteli per qualche secondo in acqua calda.

Si staccheranno senza problemi.

Servite con dei riccioli di cioccolato, se vi va.