Focaccine di farro all’olio di oliva

Focaccine di farro all’olio di oliva

Spesso scherzo sul fatto di essere abitudinaria. Le abitudini, però, sono come la coperta di Linus, la rassicurazione in un mondo sempre in tempesta, l’àncora cui aggrapparsi.
Senza contare che è bello, spesso, andare dove hanno imparato a conoscerti, dove non devi nemmeno parlare – soprattutto al mattino! Come quando entravo al bar di piazza Duse, salutavo i baristi, che si giravano e mi preparavano subito quello che sapevano. Bastava un “ciao”, dove c’era già dentro un cappuccino.

I continui traslochi lavorativi degli ultimi anni mi hanno fatto perdere un po’ di abitudini. Ma rimangono quelle del weekend, come le focaccine del panettiere in piazza al sabato mattina. Mi sono ispirata proprio a queste per realizzare delle focaccine di farro all’olio d’oliva, che possono essere in realtà condite come uno preferisce – con un po’ di pomodoro e formaggio per il gusto pizza, o con le olive, i wurstel… Sono ottime per merenda, per un aperitivo, e tagliate a metà ancora calde con la mortadella sono il massimo.

Questa ricetta è alla portata di tutti, infatti ho usato il lievito di birra, reperibile in tutti i supermercati. La versione che vi propongo è vegana, cioè ha il latte di riso al posto di quello di mucca. Naturalmente, se non siete vegani, nè avete problemi col lattosio, potete sempre usare il latte animale, nella stessa quantità. Siete pronti a preparare insieme le focaccine di farro all’olio d’oliva?

Ingredienti:
200 gr farina di farro (potete usare la 00, se non avete il farro)
70 ml acqua
70 ml latte di riso (o di mucca, se non avete problemi)
5 gr lievito di birra fresco (se avete quello secca, nel bastano 2 gr – attuvatelo come da istruzioni sulla sua busta, però)
5 g sale
1 cucchiaino di zucchero
25 ml olio extravergine di oliva
sale grosso e rosmarino per guarnire

Procedimento:
In una ciotola (o nella ciotola della planetaria, se l’avete) setacciate la farina e poi inserite lo zucchero, il latte di riso, l’acqua, il lievito sbriciolato (se usate il lievito secco, seguite le istruzioni della su confezione su come attivarlo, di solito si deve sciogliere in acqua appena tiepida), e iniziate ad impastare.

Quando l’impasto inizia ad essere compatto, aggiungete anche il sale, e continuate ad impastare per almeno altri 5 minuti.

Coprite la ciotola con della pellicola alimentare, e fate lievitare in un posto al riparo dagli spifferi per due ore.
Riprendete poi l’impasto, e con l’aiuto del mattarello stendetelo in forma rettangolare , dell’altezza di circa mezzo centimetro.

Prendete un coppapasta, oppure un bicchiere se il coppapasta non lo avete, e ricavate dall’impasto delle focaccine rotonde, che metterete sulla placca del forno, già coperta con la carta forno, leggermente distanziate le une dalle altre. A me ne sono venute 12 con questa quantità, ma ho usato una forma abbastanza piccola.
Naturalmente, i residui dell’impasto vanno reimpastati insieme, in modo da eaurire tutta la pasta disponibile.

Coprite le focaccine sulla teglia con un telo di cotone pulito, e fate riposare un’altra ora.

Infine, mentre scalderete il forno a 180 gradi, fate con i polpastrelli delle dita i buchini tipici delle focaccine. Se vi piace, potete tagliare delle piccole porzioni di rametti di rosmarino da appoggiare sulla superficie di ogni focaccina.

Cuocete infine in forno a 180 gradi per circa 20 minuti.

Appena estratte dal forno, spennellate le focaccine di farro all’olio di oliva con un po’ di olio, così resteranno anche morbide e golose in superfcie, e spargete sopra qualche fiocco di sale grosso e qualche ago di rosmarino, ma questo ovviamente va a vostro gusto.

Torta al farro vegana alle albicocche e mandorle

Torta al farro vegana alle albicocche e mandorle

Le mattine dei sabati sono, per qualche ragione, le mie preferite.
Forse perché sono all’inizio del weekend, sembrano più lunghe e dolci, e mi danno la sensazione che ci sia in casa una tranquillità e una lentezza uniche. Non devo correre a prepararmi per uscire, né devo affrettarmi a cucinare per il pranzo della domenica. Semplicemente, mi lascio esistere.

Quest’ultimo sabato la colazione è stata ancora più lenta e dolce perché ho accompagnato al cappuccino questa meravigliosa torta al farro vegana alle albicocche e mandorle, che ha una dolcezza e una morbidezza uniche.
Tanti fanno la scelta vegan per salute, o rispetto degli animali; io spesso perché non ho né latte né uova in casa! Ma non mi scoraggio, perché le torte vegane sono buonissime comunque e non hanno davvero nulla da invidiare alla pasticceria tradizionale!

In più questa si prepara con una sola ciotola, sporcando pochissimo, ed è pronta in un baleno. Segnatevela per il prossimo weekend, e mi darete ragione!

NB questa versione della torta al farro vegana alle albicocche e mandorle l’ho realizzata con alimenti veg, ovviamente usando il latte e lo yogurt vaccini va comunque benissimo!

Ingredienti (stampo da 22 cm):
5/6 albicocche (dipende dalla grandezza)
250 gr farina di farro bio
1 bustina vanillina
10 gr farina di mandorle
130 gr zucchero di canna (meglio quello fine)
180 ml di latte di mandorle
45 gr yogurt di soia alla vaniglia
120 ml olio vegetale
8 gr lievito per dolci
2 gr bicarbonato
2 cucchiai di succo di limone
Mandorle a lamelle per decorare
Zucchero a velo q.b.

Procedimento:
Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti secchi (farina, farina di mandorle, vanillina, lievito e bicarbonato, zucchero) e mescolateli bene.
In un altro contenitore, miscelate invece i liquidi, cioè lo yogurt di soia, il latte di mandorla, l’olio e infine il succo di limone.

Incorporate quindi i liquidi negli ingredienti secchi, aiutandovi con una spatola. Il composto che uscirà sarà abbastanza compatto, ma non vi preoccupate, è corretto che sia così.

Rivestite una teglia da 22 cm di diametro con la carta forno, e versate all’interno l’impasto, livellandolo con la spatola.

Tagliate a questo punto le vostre albicocche, che avrete in precedenza lavato e asciugato bene: prima tagliatele a metà, levate il nocciolo, e poi tagliatele a fettine e mettetele sulla superficie dell’impasto, premendo leggermente.

Mettete sopra le mandorle a lamelle, spolveratela leggermente con un po’ di zucchero, e infornate per circa 50/60 minuti (dipende dal vostro forno ma anche da quanto sono succose le albicocche) nel forno già caldo a 180 gradi.

Sformate la torta al farro vegana alle albicocche e mandorle dalla teglia quando si sarà raffreddata, e se vi va spolveratela con dello zucchero a velo – io ho usato quello di canna e devo dire che era ottima!

Mafaldine siciliane al sesamo

Mafaldine siciliane al sesamo

Per lavoro ho girato l’Italia di più che per diletto. Quando devo riposare quasi sempre torno nella mia amata Toscana, ma nel resto dell’anno spesso giro come una trottola per tribunali, e non è infrequente che mi capiti di andare anche molto lontano.
E’ così che ho visitato per la prima volta la Sicilia – per andare in tribunale!
Non ho potuto godere del mare di Catania, ma nelle 48 ore di permanenza ho fatto non solo il pieno di cannoli e arancine, ma anche di questo pane buonissimo, le mafaldine siciliane ai semi di sesamo, che vi propongo oggi.
A dirla proprio tutta è un pane che è più tipico di Palermo, anche se gli annali ci dicono che è una rielaborazione sicula di un pane di origine araba, data anche la presenza del cimino, cioè i semi di sesamo. La leggenda pure ci dice che questo pane è stato ribattezzato con il nome di Mafalda di Savoia, la principessa insomma. Non ho idea di come si chiamasse prima, ma è comunque buonissimo.
La ricetta tradizionale lo vorrebbe col lievito naturale, ma non avevo avuto il tempo di rinfrescarlo, quindi vi propongo il lievito di birra – così potete rifarlo in tanti!

Ingredienti:
per il lievitino
200 gr farina di semola
13 gr lievito di birra
130 ml acqua

Per l’impasto
350 gr di farina di semola
200 ml acqua
1 cucchiaino di malto
2 cucchiai di olio evo
10 gr sale
Sesamo q.b.

Procedimento:
Prepariamo il lievitino, sciogliendo il lievito nell’acqua.
Poi aggiungiamo la farina di semola, e lavoriamo per formare un impasto morbido.
Copriamo con la pellicola e facciamo riposare a temperatura ambiente per circa 1 ora (se fa caldo, controllate a vista la crescita per evitare che esageri!

Trascorsa l’ora di riposo, prepariamo l’impasto. Mettiamo nella impastatrice (o nella ciotola se impastate a mano) la farina, il malto , l’olio. Diamo una prima veloce impastata e poi aggiungiamo anche il lievitino e l’acqua.
Lavoriamo l’impasto col gancio per impasti o a mano, fino a che l’impasto non inizia a rassodarsi. Poi mettiamo il sale.
Continuiamo ad impastare fino a che l’impasto non sarà liscio e compatto.
Formiamo una palla, che metteremo al lievitare per due/tre ore in una ciotola coperta con la pellicola. Sempre a temperatura ambiente.
La durata della lievitazione dipende dalla temperatura esterna. Se fa più caldo di 25 gradi è probabile che in due ore l’impasto sarà già cresciuto e maturo per proseguire. Deve raddoppiare, quindi date un’occhiata ogni tanto.

Prendete poi l’impasto, e traetene circa 7/8 pezzetti di dimensioni più o meno simili.
Formate per ogni pezzetto di impasto un cordoncino lungo circa 30/40 cm, e ripiegatelo a spirale, con il codino verso l’alto, come in foto.

Ponete poi le mafaldine siciliane che avete così creato sulla teglia del forno già coperta di carta forno, spennellatele con acqua e spargete sulla superficie il sesamo. Fate quindi lievitare ancora un’ora.

Scaldate il forno 200°, e quando arriva alla temperatura infornate le mafaldine siciliane per 15 minuti, poi abbassare la temperatura del forno a 180 gradi e cuocete altri 15 minuti.

Toglietele dal forno, e fatele raffreddare su una griglia

Ciabattine con lievito naturale

Ciabattine  con lievito naturale

Conoscete Julia Child? Ma certo che sì! Ovviamente negli Stati Uniti è famosissima, viene definita come colei che ha portato oltreoceano la cucina francese. Ma anche da noi è diventata nota, soprattutto perché è stata la protagonista di un film di successo, nel quale era interpretata da Meryl Streep!

Julia non può essere definita, come molti dicono, la Benedetta Parodi americana, perché in realtà le sue ricette erano tutto fuorché semplici. Aveva imparato a cucinare alla Cordon Bleu di Parigi, poi privatamente, ed era certamente una che la sapeva lunga in fatto di tecnica culinaria.

È un personaggio che mi affascina tantissimo, perché la sento vicina. Ne parlo spesso sul blog e continuerò a farlo. A volte sbadata, imbranata, ma con una passione da neofita che non ha mai perso.
Mi sento come lei quando parlo dei miei esperimenti di panificazione, e ancor di più quando mi sono messa a preparare queste ciabattine con lievito naturale, una ricetta di Sara Papa. Ho fatto ogni disastro possibile, lo confesso. Ma appena sfornate erano di una bontà che mi ha fatto dimenticare il resto!

La preparazione è, lo ammetto, un po’ lunga. Io vi metto anche la opzione con il lievito di birra se non avete quello naturale. Anche se, a mio avviso, il pane col lievito naturale ha un retrogusto così particolare che vale la pena provarlo!

Ingredienti:
Per il poolish

300 gr. di farina
300 gr. di acqua
8 gr. di lievito di birra o 95 gr. di lievito madre
Per l’impasto
600 gr. di farina 1
375 gr. di acqua
9 gr. di lievito di birra o 113 gr. di lievito madre
9 gr. di malto
10 gr. di sale (non amo il pane molto salato, ma se vi piace potete aggiungere altri 5 gr)
olio extra vergine di oliva
semola rimacinata di grano duro

Procedimento
Per il poolish: sciogliete il lievito nell’acqua (a circa 22 gradi, comunque a temperatura ambiente); io l’ho lasciato comunque a pezzettini, non tutto si è sciolto (ammetto!!), e aggiungete la farina setacciata. Poi impastate a mano, facendo attenzione a non formare grumi. Lasciate lievitare a temperatura ambiente per due ore.
Per l’impasto, mettete in una grande ciotola la farina , il malto ed il sale. Diluite il lievito nell’acqua e versate il composto ottenuto sul poolish. Amalgamate e versate il tutto nella ciotola della farina. Impastate per almeno 10/15 minuti, infarinandosi le mani.
L’impasto vi sembrerà terribile e appiccicoso, ma è così che deve essere.
Quando risulterà liscio versatelo in un contenitore unto di olio e lasciate riposare per circa un’ora.
Rovesciate quindi il contenitore sul piano di lavoro cosparso di semola; spolverizzate di semola anche la superficie dell’impasto.
Tagliate dall’impasto delle strisce (a occhio erano 5 x 10 cm – in realtà alcune erano anche più grosse ma non sono stata troppo a controllare!). Appiattitele leggermente coi polpastrelli e poi adagiatele sulla teglia coperta di carta forno.
Fatele lievitare ancora fino al raddoppio, ci vorranno almeno due ore, anche di più. Per evitare quella odiosissima crosticina che si forma a contatto con l’aria, copritele con un canovaccio che ne mantenga la umidità.
Mettete sul fondo del forno un paio di pirottini per i crème caramel (quelli in alluminio) pieni di acqua per creare vapore, e informate le ciabattine con lievito naturale a 220 gradi per circa 20 minuti.
Fate raffreddare su una griglia le vostre ciabattine con lievito naturale.

Budini di mandorla con coulis di fragole

Budini di mandorla con coulis di fragole

Questo è un anno particolare per tante ragioni. La pandemia ha ribaltato la nostra vita, e d’ora in avanti – quando ci riferiremo a qualcosa – sarà facile sentire forte l’esistenza di un prima e un dopo. Tanti di noi stanno combattendo per riappropriarsi della vita di prima, il ché significa solitamente riprendere ad uscire, andare per locali, vedere gli amici.

Solitamente, già a giugno gli italiani iniziano a chiacchierare delle ferie di agosto, ed è un altro modo per cercare di tornare al prima. Avremmo tutti bisogno di una bella vacanza. Una vacanza dalla paura, dalla tristezza, dai segni che i tre mesi di lockdown hanno lasciato. Metà giugno segna anche il ritorno della prova costume, l’inizio delle restrizioni alimentari più disparate per rientrare nei bikini di vent’anni prima.

Auguro a tutti di poter finalmente indossare il bikini e tornare sulle spiagge del nostro bel mare, e per questo vi lascio una ricettina ipocalorica per concedersi un po’ di dolcezza dopo il pasto senza esagerare con le calorie. I budini di mandorla con coulis di fragole (ma possono essere anche lamponi, mirtilli… fate voi) sono anche senza glutine e senza lattosio, quindi adatti a un regime vegano e alla maggior parte delle intolleranze. Si realizzano anche in un battibaleno, quindi non ci sono scuse per concedersi una pausa dolce che ci fa stare bene.

Ingredienti:
500 gr latte di mandorle
30 gr di farina di mandorle (o di mandorle spellate)
90 gr di zucchero
50 gr maizena
50 gr confettura di fragole (o la vostra preferita)
1 limone piccolo (succo)

Procedimento:
Scaldate in una casseruola il latte di mandorla.
Mettete nel frattempo in una ciotola gli ingredienti secchi – la maizena, la farina di mandorle e lo zucchero. Se volete usare le mandorle intere (io lo preferisco!) mettete lo zucchero e le mandorle nel vostro mixer e tritatele abbastanza finemente, e poi aggiungetele alla maizena.

Appena il latte di mandorle raggiunge il punto di ebollizione, toglietelo dal fuoco e versatelo nella ciotola con gli ingredienti secchi, mescolando con una frusta a mano per sciogliere tutti i grumi.
Versate poi il composto nuovamente nella casseruola e cuocete per qualche minuto (basta pochissimo) fino a che non inizia ad addensarsi.

Togliete quindi dal fuoco, e versate i vostri budini di mandorla all’interno dei contenitori che avete scelto. Io ho usato delle comuni formine di plastica, si possono anche usare i pirottini in alluminio. Con queste quantità ne escono circa 4 abbastanza pieni.

Lasciate leggermente intiepidire e poi mettete in frigorifero (con la superficie coperta da pellicola o dal coperchio, se le vostre formine la hanno) e lasciate rassodare per circa tre ore.

Nel frattempo preparate il coulis mettendo della marmellata nel bicchiere del mixer, e aggiungendo il succo del limone filtrato.
Con il mixer ad immersione frullate tutto per pochi secondi, e mettete il coulis sopra i vostri budini di mandorla prima di servire.

La base di preparazione di questi budini di mandorla è il biancomangiare siciliano, che avevo già usato per preparare questa ottima Crostata vegana con biancomangiare.

Panini all’olio di Bonci

Panini all’olio di Bonci

C’è un ricordo che mi segue da quando ero bambina, e che corrisponde vagamente al periodo in cui io e il mio gruppo di amichette di allora iniziavamo a guadagnare a nostra indipendenza. D’estate, finita la scuola, ci trovavamo tutte in cortile al mattino, e tutte insieme andavamo al panificio in fondo alla via a comprare il pane della giornata.
Eravamo dieci ragazzine di varie età, tra la fine delle elementari e i primi anni delle medie.
Ogni famiglia aveva il suo pane, ogni giorno lo stesso.
Una di queste acquistava le banane, non il frutto bensì un panino all’olio la cui forma molto vagamente ricordava una banana.
Me ne sono ricordata mentre preparavo questi panini all’olio, detti anche di Bonci perché il famosissimo panettiere romano li ha preparati a La prova del cuoco su Rai 1 qualche anno fa, e da allora spopolano ovunque.
Sono panini con una bella crosticina, e tanta soffice mollica, e si adattano ad essere riempiti di salumi o formaggi, o anche del buon burro e marmellata. Io, sono onesta, me li mangio pure da soli, tanto sono buoni!
La preparazione è abbastanza semplice, se avete una impastatrice non é nemmeno faticoso. Siete pronti a provare questa delizia della panificazione italiana?

Ingredienti:
500 gr farina 0
275 gr acqua tiepida
10 gr zucchero
10 gr sale
5 gr lievito di birra
35 ml olio evo

Procedimento:
Fate sciogliere il lievito nell’acqua tiepida con lo zucchero. Setacciate nel contenitore della planetaria (o su un piano di lavoro) la farina, e versate l’acqua poco per volta, iniziando a impastare per circa dieci minuti.

Unite poi il sale e per l’ultimo l‘olio a poco a poco. Continuate ad impastare per almeno altri dieci minuti, in modo che l’impasto sarà compatto e liscio, anche se leggermente appiccicoso.

Ungete con poco olio una ciotola capiente, mettete l’impasto, copritelo con la pellicola alimentare e fatelo lievitare fino al raddoppio (con queste temperature miti ci sono volute due ore, se facesse più freddo aumentate a tre ore).

Riprendete quindi l’impasto, e con un mattarello stendetelo sul piano da lavoro leggermente spolverato di farina. Deve essere alto più o meno mezzo centimetro.

Tagliate delle strisce uguali di impasto (a me sono venuti otto panini), spennellatele leggermente di acqua e arrotolatele ogni striscia di impasto su se stessa.
Ponete successivamente i panini così formati sulla teglia del forno, coperta da carta forno, e copriteli per altri 90 minuti con la
pellicola, per farli lievitare nuovamente.

Scaldate il forno a 200 gradi; infornate i panini all’olio per i primi 10 minuti a questa temperatura, avendo circa di spruzzare i panini, prima di infornarli, con dell’acqua.
Potete anche, se non avete lo spruzzino, bagnarli leggermente con un pennellino.

Mettete i panini nella parte alta del forno.

Trascorsi i primi 10 minuti, abbassate la temperatura e cuocete altri 15 minuti a 180 gradi.
Sfornate e fate raffreddare i panini all’olio su una gratella.

Pane toscano o pane sciapo

Pane toscano o pane sciapo

Ho trascorso in Toscana una buona parte delle mie estati. Da che mi ricordi, l’estate iniziava alla fine della Cisa, quando si apre l’Autostrada Tirrenica, con i suoi oleandri sugli spartitraffico. Mi è rimasta così impressa questa immagine che, ogni volta che vedo un oleandro, mi viene una gran voglia del sole di Toscana.
Prima è stata tanta Versilia, poi dieci anni e più all’Isola d’Elba, e nel ultimi quindici anni è stata sempre e solo Maremma. Mi sento un po’ triste al pensiero che forse, quest’anno, non potrò tornare (grazie coronavirus…).
Mi mancheranno il Parco dell’Uccellina, i cinghialotti che cercano il cibo alla sera, il panorama di Vetulonia, le stradine strette di Volterra, l’erba che si butta nel mare del Golfo di Baratti, il Castello di Castiglione della Pescaia, il mercato del giovedì di Grosseto, l’odore di uova marce delle terme di Saturnia…

Questa settimana mi sono sentita spesso nostalgica e un po’ triste, e quel che ho potuto fare per curare un po’ questa nostalgia è stato preparare il pane toscano, cioè il pane sciapo, che è anche l’ingrediente principe della Panzanella.

La preparazione non è così difficile come potrebbe sembrare, ed è uno dei pani che pià mi dà soddisfazione a prepararlo. Adoro sentire la crosticina che scrocchia appena fuori dal forno. Mi sembra che il pane “canti”, ed è una bella musica davvero.

Il pane toscano ha un suo disciplinare, e richiede l’uso del lievito madre. Ma questa volta ho voluto fare una biga, una sorta di pre impasto, in modo che tutti, anche chi non ha il lievito madre, può realizzarlo.

Ingredienti (per un filone di circa un chilogrammo):
per la biga
300 gr di farina 0
10 gr di lievito di birra fresco
200 ml di acqua tiepida

per l’impasto:
500 g farina manitoba
250 ml di acqua tiepida

Procedimento:
La sera prima preparate la biga del vostro pane toscano: versate l’acqua in una ciotola abbastanza capiente, e sciogliete all’interno il lievito. Incorporate successivamente la farina a oco a poco, amalgamando con una spatola per circa dieci minuti. Vedrete che l’impasto a mano a mano che mescolate diventerà liscio.
Coprite la ciotola con la pellicola alimentare e fate lievitare a temperatura ambiente per 12 ore.

Il giorno successivo: versate nelle ciotola della biga l’altra acqua tiepida e poi la farina, e impastate almeno dieci minuti. L’impasto è molto morbido ed idratato, ma deve essere così, non è sbagliato nulla. Se usate una impastatrice, mettete prima la biga della ciotola della impastatrice e poi procedete come da ricetta, usando il gancio per gli impasti.
Lasciate lievitare per almeno un’ora coperta dalla pellicola alimentare.

Successivamente trasferite l’impasto su un piano leggermente infarinato, e formate le pieghe, dando poi la forma di un filone. Mettete questo filone sulla teglia, che avrete coperto con la carta forno. Spolverate la superficie con la farina, e fate lievitare ancora un’ora. Anche questa volta ho coperto la superficie con la pellicola, così non si formerà quella fastidiosa crosticina.

Scaldate il forno a 230 gradi, e mettete una ciotola sul fondo con dell’acqua (io uso i pirottini in alluminio per i creme caramel) quando raggiumge la temperatura.
Scoprite il pane e mettetelo nel forno a cuocere per 35 minuti.

Se lo desiderate potete anche fare qualche taglio con una taglierina per panettieri sulla superficie, ma naturalmente se non l’avete va benissimo lo stesso!

Baguettes

Baguettes

Ormai sono stata assalita dalla febbre, non la febbre Dengue o peggio il Covid 19, ma la febbre della panificazione. Lo dico spesso che la lievitazione mi affascina. Ma fare il pane è proprio terapeutico. Se devo pensare a un esempio della frase inglese labour of love, penso al pane.
Il pane è stato il salvagente di tanti, e oltre agli stomaci ha riepito tante ore della quarantena da COVID 19. Tanti se lo sono buttato alle spalle all’inizio della fase 2, ma per me è diventato un dolce appuntamento del weekend.
Ci penso al giovedì, al venerdì sera inizio ad impastare, e al sabato di primo mattino mi alzo trepidante per vedere i risultati di quel miracolo che si chiama lievitazione.

Questa volta ho provato a fare le baguettes. La ricetta è di Emmanuel Hadjiandreou, ed è contenuta in questo libro che è il regalo che mi sono fatta per il mio compleanno. Era la prima volta che preparavo il poolish glutinato, la prima (e unica) volta l’avevo fatto per un corso sulla panificazione senza glutine. Devo dire che questo è meno appiccicoso e decisamente più gestibile. Però sempre appiccicosetto è, se siete un po’ schizzinosi non usatelo!

In sè il procedimento è semplice. Non avete bisogno di coltivare il vostro lievito madre, non avete bisogno di nulla tranne che di una cosa preziosissima – il tempo.

A differenza delle altre volte, mi è piciuto lasciarvi una ricetta cronologica, basata sulla mia (poca) esperienza di panificazione. Io pensavo che avrei sfornato a mezzogiorno ma mi sono alzata tardi. Il prossimo weekend farò meglio!
Con queste quantità vi verranno tre baguettes – hanno un gusto ottimo, si sente che non sono industriali, e considerato che sono facilissime da fare, vi consiglio di provare almeno una volta!

Ingredienti:
per il poolish
2 gr lievito di birra fresco
125 ml di acqua tiepida
125 gr farina 00
per l’impasto
300 gr farina 00
7 gr sale
2 gr lievito di birra fresco
140 ml di acqua tiepida

Procedimento:
ore 20,30 di venerdì – prepariamo il poolish. In una ciotola sciogliete il lievito nell’acqua tiepida, e poi incorporate la farina. Mescolate con un cucchiaio di legno fino a che no nsi sarà assorbita, e che l’impasto sarà liscio. Corpite con la pellicola alimentare e lasciate fermentare a temperatura ambiente, almeno per 10 ore, fino a 12 ore (non di più). Il poolish è fatto, Ma quanto difficile può essere?
ore 9,00 di sabato – sciogliete in una ciotola il lievito previsto per l’impasto con l’acqua tiepida. Versatelo poi nel poolish , e mescolate bene fino a che non si sarà assorbito. Mettete quindi la farina, poi il sale, e impastate per almeno dieci minuti.Potete aiutarvi con l’impastatrice. Siccome il poolish e l’impasto sono particolarmente idratati, si appiccicheranno alle dita. Non avete sbagliato, le baguettes sono fatte così!
ore 9,30 di sabato – mettete il vostro impasto a riposare 10 minuti nella ciotola, coperto dalla pellicola
ore 9,40 di sabato – lasciate l’impasto nella ciotola e iniziate a lavorarlo. Siccome è appiccicoso, inumidite leggermente le mani, e iniziate a creare una sorte di pieghe, tirandolo dai lati verso il centro. Copritelo ancora con un canovaccio e fate riposare altri 10 minuti.
ore 10,00 di sabato – rifate l’operazione delle ore 9,40. Rimettete a riposare.
ore 10,15 di sabato – dopo la terza piegatura, coprite con un canovaccio e lasciate lievitare l’impasto per un’ora
ore 11,15 di sabato – rovesciate l’impasto sul piano di lavoro, sgonfiatelo e dividetelo in tre panetti più o meno simili. Stendete leggermente ogni pezzo a rettangolo, poi arrotolatelo formando un piccolo filone. Adagiateli tutti sulla carta forno con cui avrete coperto la teglia del forno, copriteli con un canovaccio e fate riposare per 15 minuti.
ore 11,30 di sabato – allungate ogni filoncino in modo che raggiungano approssimativamente la lunghezza della teglia. Metteteli un po’ distanziati tra loro. Se non avete lo stampo per baguettes che va in forno (io non ce l’ho) piegate la carta forno tra una baguette e l’altra, come a formare dei piccoli divisori. Coprite con un canovaccio e fate lievitare per un’altra ora.
ore 12,30 di sabato: spolverate le baguettes con un po’ di farina, se volete fate qualche taglio decorativo sulla superficie, e mettetele nel forno, che nel frattempo avrete scaldato a 240 gradi. Ricordatevi (io mi ero scordata!) di mettere sul fondo del forno un pirottino con dell’acqua fredda, che vi aiuterà a formare del vapore nel forno per far formale la cristinia criccante alle baguettes. Cuocete per 15 minuti.
ore 13,00 di sabato – le vostre baguettes sono pronte per essere sfornate, fatele raffreddare e servite!

Pane di farina di semola con lievito madre

Pane di farina di semola con lievito madre

Dietro a ogni pane c’è una storia – anzi, la storia, lunga come il mondo. E’ l’alimento più antico, e dal primo azzimo ai giorni nostri il pane ha fatto la storia del mondo.
E da oggi questa soria è passata anche attraverso la mia casa, grazie a Nunzia del blog Miele di Lavanda, che mi ha fatto venire voglia di provare a coltivare il mio lievito madre. Il lockdown è stato, in questo senso, provvidenziale, perchè negli ultimi due mesi mi sono applicata a coltivare il mio lievito madre, che adesso è un giovane virgulto di nome Pierpiero. Ma la sua storia ve la racconterò un’altra volta.

Ho messo alla prova Pierpiero nell’ultimo weekend di aprile, e nel primo test mi sono fatta accompagnare da una ricetta proprio di Nunzia, che col suo pane di semola con lievito madre mi aveva per la prima volta fatto saltare in mente l’ingegno di panificare… La ricetta originale la trovate sul suo sito; qui, oltre alla ricetta, vi racconterò però una storia, la mia storia, col pane, che ha un po’ a che fare col virus, col lievito, con il calore di casa.

Ingredienti:
500 gr farina di semola
400 gr acqua
120 gr di lievito madre
15 gr di sale
un cucchiaino di malto (io l’ho trovato da Natura Sì)

Procedimento:
Si tratta di una preparazione lunga. Non faticosa, ma lunga.
Prendetevi il vostro tempo per curare la crescita del vostro pane, non abbiate fretta. Tra un passaggio e l’altro ho scritto qualche verbale di consiglio di amministrazione, fatto delle telefonate, mandato e-mail, studiato un brano di chitarra classica… insomma, tra un passaggio e l’altro scorre la vita quotidiana, i cui sapori staranno tutti lì, nel vostro pane.

Prendete il lievito madre e rinfrescatelo, come d’abitudine, e poi lasciatelo lievitare per tre ore a temperatura ambiente.
Nello stesso tempo, mettiamo la farina in una ciotola con l’acqua – non tutta, solo 300 gr. Mescoliamo velocemente in modo che si formi un impasto compatto, ma non è necessario che sia incordato o altro. Questa è l’autolisi, una tecnica che sfrutta l’autoevoluzione del glutine per dare più sviluppo e una maggior durabilità del prodotto. Coprite anche questo impasto e lasciatelo riposare lo stesso tempo del lievito madre, quindi tre ore.

Trascorse le tre ore riprendete il lievito madre e l’impasto in autolisi, e metteteli nella planetaria con i lganci oper gli impasti, insieme al malto. Iniziate a lavorare l’impasto, aggiungendo poco per volta i 100 gr di acqua che rimangono.
a metà dell’inserimento di acqua, versate anche il sale.

Fate impastare in planetaria fino a quando l’impasto non sarà incordato perfettamente. Incordato??
Sì, praticamente quando l’impasto si stacca dalle pareti della ciotola e resta sul gancio, e rimane liscio ed elastico.

A questo punto, infarinate un piano di lavoro, mettetevi sopra l’impasto e lasciatelo lì per 20 minuti a riposare, coperto da una ciotola. Se volete, riposate anche voi, ma senza ciotola in testa.

Trascorsi i 20 minuti, realizzare le prime pieghe portando l’impasto dall’esterno verso il centro. Coprite e lasciatelo così per 30 minuti. Rifate un altro giro di pieghe com eil precedente, e poi lasciatelo ancora lì per 30 minuti, sempre copero dalla ciotola.

Passati questi altri 30 minuti, mettete il vostro impasto in una ciotola, copritelo con della pellicola alimentare e lasciatelo lievitare per 5 ore.

Riprendete il vostro impasto, e iniziate a fare il primo giro di pieghe a tre; copritelo poi ancora per mezz’ora. Trascorsi anche questi 30 minuti, rifate un altro giro di pieghe, questa volta però dando al vostro impasto la forma che desiderate. Io ho cercato di fare un filone, per non fare ancora una pagnotta, ma ovviamente se vi piace la forma circolare, fate pure!
Mettete il vostro impasto sulla carta forno (così lo sposterete più facilmente nel forno), spolveratelo con la semola, coprite con una ciotola lasciandolo riposare ancora 20 minuti, e poi mettetelo in frigo, e dormiteci su.
Nel senso che deve stare in frigo a lievitare (lentamete) tutta la notte, o comunque almeno otto ore.

Il giorno dopo accendete il forno e scaldatelo fino a 250 gradi.
Quando arriva a temperatura, mettete la teglia con il pane (senza ciotola!) in forno per 10 minuti. Per creare il vapore nel forno, che aiuterà a formare quella bella crosticina, mettete sul fondo del forno un pirottino pieno di acqua, di quelli usa e getta di alluminio.
Abbassate poi la temperatura a 220 gradi, e continuate la cottura per altri 10 minuti.
Gl ultimi 30/40 minuti cuocete il pane a 180 gradi.

Questo pane di farina di semola con lievito madre mi ha insegnato due cose: primo, pianificare per panificare. La fretta non è mai buona consigliera. Secondo, e molto più importante: il pane è maschile ma va trattato al femminile, cioè con dolcezza. Non lavoratelo, soprattutto alla fine quando fate le pieghe, con troppa forza, insomma non siate rudi: le bolle che si formano all’interno dell’impasto sono una benedizione e non vanno schiacciate. Saranno una delle cose più affascinanti da scoprire nella prima fetta… ovviamente dopo il sapore del vostro pane di farina di semola con lievito madre!

Questo pane si conserva bene per qualche giorno… ma non ve lo dico nemmeno, perchè finirà in un secondo!

Se avete poco tempo, potete provare questa ricetta di pane fatto in casa.

Frollini vegani alle nocciole

Frollini vegani alle nocciole

Se posso resistere al cioccolato (e infatti poche ricette trovate su questo blog con cioccolato o cacao), non posso dire di no alla frutta secca. Con un certo debole per nocciole e mandorle.
In questi giorni ho fatto un po’ di scorta di mandorle e nocciole, non solo perchè tostate – dolci o salate – sono di una golosità irresistibile. E sono due ingredienti vincenti in pasticceria.
Prendete una ricetta qualunque, e aggiungete mandorle o nocciole – diventa subito una squisitezza!

Anche questi frollini vegani alle nocciole (e mandorle, ce ne sono poche ma ci sono!!) non si sottraggono alla regola d’oro: sono leggeri e scrocchiarelli, e se volete una pausa dolce per qualsiasi momento della giornata, non troverete compagni migliori!
La ricetta è semplicissima, e il bello è che potete usare tutta la frutta secca che volete. Vanno bene anche le noci, magari un tocco di pinoli, le noci pecan, i pistacchi…. potete creare la combinazione che amate di più! La prossima volta li farò con pistacchi e mandorle, e sono sicura che sarà un successo!

Ingredienti:
40 gr di nocciole tostate da ridurre in granella finissima
20 gr di mandorle da ridurre in granella finissima
160 gr farina 00
40 gr amido di mais
70 gr di zucchero
40 gr latte di mandorla
70 gr olio di semi (io di riso)
una bustina di vanillina
2 gr circa di lievito per dolci

Procedimento:
Mettete nel mixer la frutta secca con lo zucchero, e tritate alla massima velocità per qualche minuto, fino a che mandorle e nocciole non si siano ridotte ad una granella abbastanza fine.

In una ciotola abbastanza capiente mettete tutti gli ingredienti secchi – quindi farina, amido di mais, vanillina e lievito e un pizzico di sale – e mescolate.

Infine, in un altro contenitore a parte mettete invece gli ingredienti liquidi (olio e latte di mandorla) e mescolateli bene tra loro.

A questo punto, introducete i liquidi nelle farine, e mescolate aiutandovi con le mani. Unite poi la frutta secca con lo zucchero e iniziate ad impastare bene, fino a formare un panetto omogeneo.
Copritelo con la pellicola alimentare e fatelo riposare in frigorifero mezz’ora almeno (un’ora sarebbe perfetto).

Trascorso il periodo di riposo, togliete la pellicola, trasferite l’impasto su un foglio di carta forno e stendetelo con l’aiuto del mattarello a un’altezza di circa un centimetro o poco meno.

Utilizzate il tagliabiscotti che più vi piace per ritagliare i frollini vegani alle nocciole.

Mettete i biscotti su una teglia coperta di carta forno e infornate a 180 gradi (forno statico, già caldo) per circa 10 minuti.

Prima di rimuovere i frollini vegani alle nocciole dalla teglia lasciate raffreddare i biscotti.

Un’altra idea di frollini vegani alle nocicole? Guardate qui.