Castagnaccio toscano all’arancia

Castagnaccio toscano all’arancia

Il castagnaccio è come il ragù – ogni famiglia ha la sua versione, i suoi segreti, e guai a chi li mette in discussione. Le ricette tradizionali italiane sono la tipica espressione del campanilismo familiare caratteristico del nostro bellissimo Paese, che lo rende unico tra i tanti. La sua origine se la contendono diverse regioni, anche se a noi è arrivata la tradizione che lo vuole dolce toscano per eccellenza.

Oggi vi propongo la mia versione del castagnaccio toscano, che per inciso ho sempre detestato fino a quando non ho scoperto questa variante (che mi dicono essere più diffusa nella Garfagnana) un po’ più dolce, che unisce le note aromatiche del rosmarino all’arancia.
Il retrogusto di arancia e qualche cucchiaio di zucchero fanno perdere alla farina di castagne un po’ di quel retrogusto di cartoncino bagnato, che detestavo.

Il castagnaccio toscano all’arancia è un dolce vegano e senza glutine ante litteram, quindi adatto a tutti.

Queste quantità vanno bene per una teglia (che dovrebbe essere bassa) di circa 24 cm di diametro.

Ingredienti:
260 gr farina di castagne
250 ml di succo di arancia
100 ml acqua
60 gr uvetta
30 gr pinoli
30 ml olio extravergine di oliva
3 cucchiai zucchero di canna
1 rametto di rosmarino
Scorsa di un’arancia bio
1 pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare il castagnaccio toscano all’arancia mettendo l’uvetta in ammollo in acqua tiepida per una mezz’ora, in modo che si possa reidratare.

Mentre l’uvetta si reidrata, tostate leggermente i pinoli in una padella antiaderente sul fuoco basso. Non serve che siano bruni, è sufficiente che inizino a “sudare” leggermente, lasciando i loro oli (e tutto il loro profumo!). Fateli raffreddare.

Mettete la farina di castagne e un pizzico di sale in una terrina, mescolate poi iniziate ad aggiungere il succo di arancia. Con l’aiuto di una frusta a mano, iniziate ad amalgamare gli ingredienti.

Aggiungete poi anche l’acqua, a temperatura ambiante, e continuate a mescolare per evitare i grumi, fino a che non si formerà un impasto liscio e omogeneo.

Successivamente, unite all’impasto – sempre mescolando con la frusta – l’olio evo e lo zucchero (che è opzionale, potete anche ometterlo se vi piace un sapore più spinto di castagne).

Infine, incorporate una parte dell’uvetta, che avrete ben strizzato e asciugato, e due terzi dei pinoli, e infine la scorza di arancia. Se non la trovate, andrà bene dell’arancia candita, che dovete tagliare a pezzettini piccoli.

Versate il composto in una tortiera a cerniera, che avrete in precedenza spennellato con l’olio. Se volete, potete mettere alla base un foglio di carta forno, per aiutarvi nell’estrazione.

Spargete sulla superficie le uvette ed i pinoli rimasti, oltre al rosmarino, e qualche goccia di olio.

Infornate il vostro castagnaccio toscano all’arancia per circa 40 minuti in forno già caldo a 180 gradi. Saprete che è pronto quando inizierete a vedersi formare delle crepe sulla superficie.

Il castagnaccio toscano all’arancia è ancora meglio se servito dopo qualche ora dalla sua preparazione, perché avrà avuto tempo di assestarsi e di amalgamare tutti gli aromi.

se ti piace la farina di castagne, puoi provare anche questi divertenti Frollini segna glutine alla farina di castagne

Schiaccia all’uva

Schiaccia all’uva

*POST AGGIORNATO IL 18 SETTEMBRE 2020*

Alcuni di voi storceranno il naso, perchè si chiama schiacciata – o solo ciaccia. Però nella mia amata Maremma la chiamano (o chiamiamo?) anche schiaccia, e quindi ve la presento così. In realtà ho fatto pure qualche modifica leggera, perchè si dovrebbe usare l’uva cannaiola (nera e coi chicchi piccoli) che però è difficile ormai da trovare. Quindi sono andata sull’uva fragola, che ha la stessa quantità imbarazzante di semi che, udite udite io tolgo completamente, perchè detesto i semini dell’uva.

E’ un piatto povero di ingredienti, ma ricco di gusto. E’ di base una pasta di pane leggermente zuccherata a due strati, riempita con tanta buona uva e un po’ di zucchero a velo. Lo strato in superficie si caramella, e i succhi di uva e lo zucchero si fondono dando alla schiaccia il caratteristico colore violetto – oltre che un succo e un aroma che amo tantissimo. Mi ricorda la Toscana, che è la mia terra di elezione, e ogni anno la rifaccio con amore e passione.

Ieri sera l’ho presentata alla Cena dei Popoli che si è tenuta nella mia città, ed è sparita in dieci minuti di orologio!

La schiaccia all’uva è semplice da realizzare, richiede solo un po’ di pazienza (se non toglierete tutti i semini dell’uva ci metterete meno tempo!).

Ingredienti:
250 gr farina manitoba
200 gr farina 00
100 gr zucchero
600 gr uva fragola
12 gr lievito di birra fresco
250 ml acqua tiepida
35 ml olio di oliva evo
1 pizzico di sale

Procedimento:
Mettete nella planetaria le farine e lo zucchero e mescolate.
in un contenitore fate sciogliere il lievito in poca acqua tiepida.
Azionate poi alla bassa velocità il braccio per impastare e versate l’acqua con il lievito. Fate assorbire e poi versate l’olio. Quando anche l’olio sarà assorbito, versate a poco a poco l’acqua rimanente e solo alla fine il sale. Impastate fino a quando il composto non sarà ben liscio e non più appiccicoso.
Formate un panetto, e mettetelo a lievitare per almeno due ore (io l’ho lasciato tre ore per sicurezza) in una ciotola coperto dalla pellicola alimentare, lontano da spifferi. Deve raddoppiare comunque di volume.

Prendete poi metà dell’impasto, e stendetelo nella teglia (io ne ho usata una usa e getta e ne ho fatte due da 30×20, ma con questo impasto potete farne una da 30×40) unta leggermente sul fondo e sui lati con olio di oliva. Spargete sulla superficie l’uva fragola (metà di quanta ne avete a disposizione) e poi spolverate con 2/3 cucchiai di zucchero a velo.
sopra mettete anche il secondo strato di impasto, che avrete tirato col mattarello, e coprite anche questo con l’una rimanente e lo zucchero a velo.

Ungete la superficie con l’olio di olia e mettete a cuocere in forno già caldo per 20 minuti a 200 gradi.
Gustate la vostra schiaccia all’uva tiepida o fredda.

Pane dolce con pesche e more di rovo

Pane dolce con pesche e more di rovo

A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.”

Settembre torna con il suo piglio di vero gennaio, perchè è a settembre che tutto ricomincia. A gennaio non ricomincia nulla, in verità – è solo questione di numeri. E’ a settembre che la vita riprende, a settembre che si fanno i propositi per il nuovo anno.
E soprattutto è a settembre che l’estate cede il passo all’autunno. Non subito, però! Abbiamo ancora tempo qualche settimana per gustare gli ultimi frutti di stagione, dolci, succosi e colorati. Così nasce il pane dolce con pesche e more di rovo, che è una focaccia che si crede pane, e alla fine diventa tutte e due le cose. Perfetto per la colazione, con tanta buona confettura, ma anche per accompagnare degli ottimi salumi. La frutta dolce crea un contrasto perfetto con la salinità degli insaccati. La base di questo pane è versatile, la potete accompagnare anche ai fichi, all’uva, a ogni frutto dolce e morbido tipico della stagione estiva.

La preparazione richiede solo pazienza; non è affatto difficile, non lasciatevi intimorire! Il risultato, sono sicura, vi stupirà.

Ingredienti:
300 gr di farina tipo 1
100 gr farina 00
10 gr lievito di birra fresco
30 ml olio EVO
300 ml di acqua tiepida
30 gr zucchero semolato o di canna
5 gr sale
1 pesca piccola matura
more q.b.
10 gr olio EVO
eventualmente zucchero di canna

Procedimento:
In una ciotola, o nella impastatrice, mettete le due farine e lo zucchero. Mescolate gli ingredienti secchi tra loro e poi versate a poco a poco l’acqua, in cui avrete sciolto il lievito di birra.
Intanto che versate a filo l’acqua, continuate ad impastare in modo da far assorbire il liquido all’impasto. Aggiungete poi l’olio, sempre impastando. Per ultimo, aggiungete il sale.

Impastate per qualche minuto, fino a che non avrete ottenuto un panetto liscio, e solo leggermente appiccicoso.
Mettetelo a lievitare in una ciotola fino al raddoppio del volume (ci vorranno circa due ore).

Riprendete l’impasto, sgonfiatelo leggermente, e poi mettetelo in una teglia di circa 26 cm di diametro già foderata con carta forno. Nello stendere l’impasto, usare pure i polpastrelli delle dita, di modo che lascino sulla superficie dei piccoli buchini.
Fate lievitare nella teglia ancora per 40 minuti.

Riprendete poi l’impasto, spennellatelo con una emulsione di olio e acqua, facendo entrare l’emulsione anche nei buchini che avrete creato con i polpastrelli sulla superficie, e poi decoratelo con la frutta – nel nostro caso le pesche tagliate a fette e qualche mora di rovo. Se lo desiderate, per fare una nota maggiormente dolce, potete anche spolverizzare la superficie con dello zucchero di canna.

Informate a 200 gradi per circa 40 minuti .
Servite il il pane dolce con pesche e more di rovo leggermente tiepido, accompagnandolo con della confettura o dei salumi freschi.

Pita greca in padella

Pita greca in padella

I due odori più buoni e più santi son quelli del pane caldo e della terra bagnata dalla pioggia.

Fare il pane è tutto un lavoro d’attesa, un lavoro muscolare prima, e una pazienza in attesa della lievitazione, dopo. E poi l’attesa davanti al forno. Infinita attesa del miracolo.
Ci sono momenti in cui però il forno non c’è, ma la voglia di pane è voglia di casa, di tepore quotidiano. Di serenità, insomma.

Per questi momenti, vi propongo una facilissima ricetta per realizzare la pita, il pane greco che può essere usato anche arrotolato, in una infinita modalità di gusti e di accompagnamenti. Ed è subito casa. Ci metterete pochissimo a fare la pita greca in padella, e anche i meno esperti tra voi mi daranno ragione – questo pane è veramente buono e versatile! Siete pronti?

Ingredienti (per 4 pite di circa 24 cm di diametro):
350 gr di farina 00
200 ml acqua
1 cucchiaino di olio evo
2 cucchiaini di sale fino
10 gr lievito di birra fresco

Procedimento:
Sciogliete il lievito nell’acqua, a temperatura ambiente. Una volta sciolto nell’acqua, unite metà dell’acqua con il lievito alla farina, impastando a poco a poco. Versate l’olio, e poi – sempre continuando ad impastare – unite la restante acqua.

Continuate ad impastare fio ad ottenere un panetto omogeneo, e che non appiccica più alle dita.

Mettetelo in una bacinella, coperto dalla pellicola alimentare, e fate riposare almeno un’ora (dipende dalla temperatura nella vostra cucina, in ogni caso il tempo necessario al raddoppio).

Riprendete poi l’impasto, dividetelo in quattro parti uguali, e stendete quattro focacce circolari – potete farlo a mano, oppure usate un mattarello. Quando le avrete lavorate, con i polpastrelli pinzate leggermente la superficie di ogni pita, in modo che sia leggermente irregolare.

Scaldate una padella antiaderente, ungetela con poco olio e fate cuocere ogni pita per qualche minuto, spennellando la superficie con poco olio e un po’ di sale (se volete, potete anche spargere un po’ di origano o di rosmarino). Girate poi la pita sull’altro lato, e completate la cottura.

Servite la vostra pita greca in padella calda o tiepida.

Confettura di pesche e rosmarino

Confettura di pesche e rosmarino

Nessuna poesia potrebbe offuscare la bellezza d’una limpida sera di estate, i grilli in lontananza, un buon libro tra le mani, la luce di una candela e quella sensazione che il mondo sia racchiuso in quell’istante.”

Sono tanti anni che torno, d’estate, in Maremma. Ci torno anche d’inverno, anche se solo con i ricordi, perchè quando le giornate si accorciano, e i vestiti si appesantiscono, mi conforta ripensare alle giornate piene di sole, al rumore del mare, al canto dei grilli e delle cicale, ai banchi del mercato colmi di frutta e verdura di mille colori e profumi.

Quando sono qui, tolgo l’orologio, per rimetterlo il giorno della partenza. Soprattutto, faccio progetti, penso, immagino, sogno. E mi preparo la confettura, perché con questa frutta meravigliosa, nata e cresciuta a pochi chilometri da qui, è veramente un peccato non approfittarne!

La frutta si sposa benissimo con tante spezie ed erbe aromatiche, e uno degli accostamenti più classici è quello delle pesche con il rosmarino fresco. Vi lascio la ricetta (facile da paura) della confettura di pesche e rosmarino che ho realizzato qualche giorno fa, una quantità per un barattolo di vetro di circa 170/200 gr (o 310 ml).

Ingredienti:
– 2 pesche gialle (private di buccia e nocciolo)
– 1 piccolo rametto di rosmarino fresco
– 3 cucchiai di zucchero semolato
– succo di mezzo limone

Procedimento:
Mondate e pelate le pesche, e togliete il nocciolo. Tagliatele a pezzettini piccoli, o a fettine, secondo il vostro gusto (se li taglierete più grossi ci metteranno qualche minuto in più a cuocere, ma resteranno dei pezzettoni; se la preferite più cremosa, optate per pezzi più piccoli).

Metteteli in una padella antiaderente sufficientemente grande, in modo che possano cuocere in maniera omogenea. Irrorate con il succo di limone, e poi spargete sopra lo zucchero, e rimestate facendo attenzione a coprire tutta la frutta.

Mondate anche il rosmarino, e tagliatelo in pezzetti, lasciando anche il legnetto così sarà più semplice toglierlo, se lo preferite, e mettetelo nel tegame.

Cuocete a fuoco medio basso, fino a che la frutta non inizierà a sfaldarsi, rimestando spesso per evitare che si attacchi o che lo zucchero caramellizzi troppo. Non vi preoccupate se sarà un po’ morbida, perchè comunque si condenserà raffreddando.

Se volete, potete passarla ancora bollente al minipimer, oppure (come ho fatto io) schiacciatela con una forchetta, in modo che resti di una consistenza molto rustica e irregolare.

Prendete un vasetto già sanificato, con un tappo nuovo, e riempitelo con la confettura di pesche e rosmarino ancora bollente, fermandovi a circa un centimetro dal bordo.

Chiudete il barattolo e lasciatelo raffreddare a testa in giù, in modo che si formi il sottovuoto.

Conservate la confettura di pesche e rosmarino al riparo da fonti di luce e di calore.

Stecco al latte di cocco e tè matcha

Stecco al latte di cocco e tè matcha

Le buone idee sono spesso il frutto di curiosità, coincidenze e un po’ di fortuna – ingrediente che non guasta mai.

Come ogni anno, all’approssimarsi (ma nemmeno poi tanto) della partenza per le vacanze, inizio a svuotare la credenza, e fin troppo spesso mi capita di accorgermi di avere provviste ormai scadute. Mi piange il cuore a buttarle, ma alcune volte davvero non ne posso fare a meno.

Trovo anche ingredienti che avevo acquistato in previsione che avrei realizzato qualche idea che mi frullava in testa, e che magari è stata poi soppiantata da altre più nuove (il chè spiega come mai io abbia ancora un vasetto di burro di arachidi intonso, che volevo usare per una torta vegana e che poi ho lasciato lì – provvederò però a usarlo appena fa meno caldo e posso accendere il forno!).

Tra le varie cose trovate c’è anche un brick di latte di cocco (non bevanda al cocco!), che avevo acquistato al mare lo scorso anno (visto che non sempre lo trovo nel mio supermercato) in scadenza tra un mese. Mentre pensavo a cosa avrei mai potuto fare, e cercavo di ricordare come mai lo avessi comprato, mi è capitato anche di acquistare la rivista Ci piace cucinare , che non prendo spesso, ma avevo visto un po’ di ricette di melanzane che avrei voluto replicare in versione glutenfree.
Nelle prime pagine ho trovato una bella idea di stecco al latte di cocco e tè matcha, che era quel che faceva al caso mio per usare finalmente anche il latte prossimo alla scadenza.

La ricetta è adattissima a questo clima rovente, in più l’ho aggiustata un po’, rendendola una ricetta vegana e gluten free. Tra l’altro è così semplice che mi vergogno quasi a proporvela! Però ormai lo dovreste sapere, le cose complicate non sono da me, e quindi se l’ho fatto io… mille volte lo potete rifare anche voi!

Ingredienti (per 3/4 stecchi, dipende dalla grandezza delle vostre formine):
250 ml di latte di cocco full fat
2 cucchiaini di tè matcha
2 cucchiai abbondanti di sciroppo di agave (o di acero)
cioccolato fondente e granella di pistacchi o di nocciole per decorare (opzionale)

Procedimento:
Versate in un contenitore il latte di cocco, lo sciroppo di agave e il tè matcha e mescolate, sciogliendo il tè a poco a poco. Non devono residuare grumi.
Il colore degli stecchi dipende dal tipo di tè usato: io ne ho in casa uno pronto e solubile che colora poco, e ho aggiunto una goccia di colorante verde in gel per dare un po’ di spinta, ma se usate quello puro non sarà proprio necessario.

Mettete il composto dello stecco al latte di cocco e tè matcha negli stampini e mettete nel freezer fino a che non si saranno solidificati.

Se volete decorarli come nella foto, fate sciogliere a bagnomaria 20 gr di cioccolato fondente (o al latte se lo preferite).

Togliete lo stecco al latte di cocco e tè matcha immergendo velocemente lo stampino in un po’ di acqua calda, stendeteli sopra un foglio di carta forno e spargete sopra ogni stecco, con l’aiuto di una forchetta, il cioccolato sciolto.

Se volete, completate con della granella di pistacchio o nocciola. Rimettete in freezer gli stecchi su un foglio di carta forno, per solidificare il cioccolato.

Sono buonissimi!

Ciambella vegan alle pesche

Ciambella vegan alle pesche

Oggi è una giornata di sole. Quel sole forte, allegro, squillante. Non invadente col suo calore, ma un sole quasi gentile, sorridente e felice, come può esserlo dopo una giornata uggiosa come ieri. E’ il trionfo dell’estate, del suo cielo blu che si riprende il ruolo da protagonista, dopo che una tenda di nuvole scure lo aveva nascosto, per poco, alla vista.
Tra qualche giorno il caldo tornerà a soffocarci e a rubarci il sonno, ma oggi è semplicemente estate.

Quando penso al sole, uno dei suoi frutti prediletti sono le pesche, che oggi vi propongo in una ciambella semplicissima, senza nè uova nè latticini. La ciambella vegan alle pesche è una ricetta perfetta per la prima colazione, con tanta buona frutta e pochissime calorie. Volendo, la potete replicare anche d’inverno, usando le pesche sciroppate e il loro succo. Ma in questa stagione, perchè non approfittare delle pesche fresche?

Ingredienti:
2 pesche gialle, da sbucciare tagliare a pezzettini
300 gr di farina 00
180 gr zucchero + 2 cucchiai
80 gr amido di mais
80 gr olio di semi
250 ml di bevanda alle mandorle
16 gr lievito per dolci
scorza di un limone e il succo

Procedimento:
Tagliate a pezzetti le pesche e mettetele in una ciotola e irroratele con del succo di limone e due cucchiai di zucchero e lasciate macerare almeno un’ora, in modo che possano rilasciare i loro succhi.

Successivamente prendete una ciotola e setacciate la farina e la fecola con il lievito. Mescolate anche lo zucchero, e la scorza del limone.
In un’altra ciotola mettete tutti gli ingredienti liquidi (bevanda alla mandorla, olio e il succo delle pesche lasciate a macerare).

Unite mescolando con un frustino a mano i liquidi all’interno delle polveri, e per ultime le pesche, in questo caso aiutandovi con una spatola.

Ungete e infarinate uno stampo da ciambella (oppure una tortiera apribile, di diametro di 24 cm) e versate il composto all’interno.

Mettete in forno già caldo a 180 gradi per circa 35/40 minuti.

Togliete dallo stampo solo dopo che si sarà ben raffreddata, e poi spolverate la ciambella vegan alle pesche con zucchero a velo e decorate con fettine di pesche.

Gelo di limone

Gelo di limone

Non mi viene in mente nessuna ricetta più semplice, fresca, estiva e gustosa del gelo dilimone. E’ perfetto per chiudere un pranzo o una cena a base di pesce. In più non si usa il forno, circostanza non secondaria in questa bollente estate del 2019 (almeno finora).

Il gelo è un dolce tipico siciliano, che qualcuno fa nascere come “costola” del biancomangiare, che qualche tempo fa ho utilizzato per farcire un’ottima crostata (la ricetta la trovate qui). Naturalmente vegano e privo di glutine, il gelo tradizionale è quello di mellone (cioè di anguria in dialetto siciliano), che vorrei provare uno dei prossimi giorni. Ma anche alla cannella, al latte di mandorle appunto, e con qualsiasi altro frutto è un concentrato di bontà in formato light.

Vi lascio le dosi per 5 budini, potete aumentarle a seconda del numero dei commensali.

Ingredienti:

500 ml di acqua
2 limoni bio
150 gr di zucchero semolato
50 gr di succo di limone
35 gr amido di mais (certificato gluten free)

Procedimento:

Lavate bene i limoni e con un pelapatate privateli della buccia, prelevando solo la parte gialla (la parte bianca non va usata perchè amara). Mettete poi le bucce in infusione nell’acqua almeno 5 ore (oppure, ancora meglio, lasciatele in infusione in frigorifero tutta la notte).

Trascorso questo periodo, con l’aiuto di un colino filtrate l’acqua ed eliminate le bucce.

Filtrate anche il succo del limone, che avrete spremuto in precedenza.

In un pentolino versate l’amido e lo zucchero e amalgamateli. Versate il succo del limone e con l’aiuto di una frusta mescolate il tutto, cercando di evitare i grumi. Mettete poi sul fuoco e cuocete a fiamma bassa, sempre mescolando con la frusta a mano.
Vedrete che, scaldandosi, il composto inizierà ad addensarsi. Lasciate sobbollire circa due minuti, il tempo appunto che abbia raggiunto una consistenza gelatinosa ma ancora abbastanza fluida.

Poi spegnete il fuoco e trasferite il composto negli stampini (o in uno stampo unico, se preferite, ma in questo caso meglio raddoppiare le quantità). Una volta che si sarà raffreddato il tutto a temperatura ambiente, mettete in frigo e lasciateli per circa 4/6 ore.

Servite il gelo di limone fresco, capovolgendo gli stampini sui piattini di portata, e decorate a piacere – io ho usato solo una fogliolina di menta, ma è ottimo anche un cucchiaino di yogurt, che esalta il contrasto con la dolcezza del gelo.

Ciambelline vegane lavanda e limone

Ciambelline vegane lavanda e limone

Dolci con le piante aromatiche? Per tanto tempo mi sono chiesta se fossi veramente pronta per questi esperimenti, visto che sono così tradizionalista in fatto di dolci. Complice un tentativo positivo con il basilico, mi sono appassionata, ed ho trovato un sacco di affinità con la lavanda, dall’aroma fiorato, che sa essere discreto e insieme particolare.

Nel blog troverete tanti esperimenti con la lavanda. Oggi è la volta delle ciambelline vegane lavanda e limone, una nuvola di sofficità, leggerezza e gusto. Sono anche facili da realizzare, e diventeranno presto la vostra colazione preferita.

Ingredienti:
Per lo zucchero aromatizzato:
180 gr zucchero
Un cucchiaino di lavanda edule essiccata
Le zeste di mezzo limone

Per l’impasto:
220 gr di latte di cocco
1 cucchiaio di aceto di mele
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
50 gr di olio di cocco sviolto, o altro olio vegetale
180 gr di farina 00
3/4 di zucchero aromatizzato
8 gr lievito per dolci
Un pizzico di sale

Procedimento:
Iniziate a preparare le ciambelline vegane lavanda e limone preparando lo zucchero aromatizzato.
Con l’aiuto di un mixer tritate insieme lo zucchero, la lavanda e le zeste di limone. Lasciate riposare in modo che gli ingredienti si uniscano bene tra loro. Almeno due ore, meglio sarebbe quattro.

Trascorso questo periodo, iniziate a preparare limpasto delle ciambelline vegane lavanda e limone mettendo in una ciotola il latte di cocco e l’aceto, che dovete lasciare agire una decina di minuti.
Intanto mettete in un’altra ciotola la farina, lo zucchero, il lievito, e il sale. Poi mettete nel composto con il latte e l’aceto l’estratto di vaniglia e l’olio, mescolate e poi unite a filo agli ingredienti secchi.
Aiutandovi con una frusta a mano per evitare i grumi, formate un impasto che deve essere abbastanza morbido.

Scaldate il forno a 180 gradi. Versate l’impasto negli stampini, avendo cura di non oltrepassare i tre quarti di capacità di ogni stampino. Mettete in forno già caldo per circa 12/15 minuti.

Lasciate raffreddare le ciambelline vegane lavanda e limone prima di toglierle dagli stampini.

Quando sono fredde potete, se lo desiderate, glassarle con lo zucchero aromatizzato rimasto, da mescolare a 150 gr di latte di cocco, 45 gr di zucchero a velo e il succo di mezzo limone. Mescolate e poi intingete le ciambelline.

Fate raffreddare e poi gustate le vostre ciambelline vegane lavanda e limone.

Cherry pie vegana

Cherry pie vegana

Lo sapevate che il nome “ciliegia” deriva dal greco kérasos? Nello sviluppo delle lingue siamo adesso arrivati al nostro ciliegia, al portoghese cereja, allo spagnolo cereza, al francese cérise e all’inglese cherry. E’ arrivata nel nostro angolo di mondo dalla Turchia nel primo secolo avanti Cristo, ed è un frutto dalle proprietà mirabolanti, oltre ad essere bello e buono!

Infatti, le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che aiutano a proteggere la vista e contribuiscono al buon funzionamento delle difese immunitarie. Contengono Hanno proprietà depurative, disintossicanti, diuretiche e antireumatiche, e contengono tantissimi minerali che aiutano a contrastare l’invecchiamento.

In più, sono il frutto per eccellenza, con le fragole, che annuncia la bella stagione alle porte, i primi caldi, il sole e le giornate lunghe. Si raccolgono da metà maggio e, per le tardive, fino alle prime settimane di luglio. Una vita breve, un costo dal fruttivendolo imbarazzante, ma tantissima bontà e salute!

Non credo che ci sia bisogno di molto per convincervi a mangiare ciliegie e, salvo che non siate allergici per qualsiasi ragione o che siate vissuti in un universo parallelo, sapete anche come i dolci con le ciliegie siano di una bontà incredibile. Vi avevo già proposto il Clafoutis alle ciliegie, oggi invece vi lascio una ricetta che rende le ciliegie protagoniste indiscusse. La cherry pie vegana è adatta a tutti, sia agli intolleranti al lattosio sia a chi segue un regime vegano. Ed è così piena di frutta che mangiarla è una gioia!

Ingredienti:
Per una teglia da crostata da 16/18 cm
150 gr farina 00
50 gr zucchero di canna
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale
75 gr di burro vegano
2 gr di lievito per dolci

Iniziate a preparare la cherry pie vegana mettendo tutti gli ingredienti in una ciotola. Iniziate a impastare con le mani, in modo che si formi un panetto non appiccicoso. All’inizio sembrerà un po’ farinoso il tutto, ma abbiate un po’ di pazienza, col calore delle mani verrà insieme tutto l’impasto e avrete una consistenza del tutto simile alla frolla tradizionale. E, come la frolla tradizionale, copritela con della pellicola per alimenti e mettetela in frigo a riposare per almeno 30 minuti.

Nel frattempo, preparare il ripiego di ciliegie con:
350 gr di ciliegie private del picciolo e del nocciolino
100 ml di acqua
2 cucchiai colmi di zucchero di canna
1 cucchiaio di amido di mais

Mettete le ciliegie pulite e tagliate in due (o potete anche tenerne la metà intere, per chi ha il denocciolatore) in una padella con l’acqua (in cui avrete sciolto l’amido di mais), e lo zucchero. Fate cuocere a fuoco basso, circa cinque minuti da che ha raggiunto il bollore. In questo modo l’acqua si colorerà del rosso delle ciliegie e si addenserà un po’. Lasciare intiepidire.

Trascorsa la mezz’ora, togliete la frolla dal frigo, e con l’aiuto della carta forno stendetela a circa 2/3 mm. di spessore con il mattarello, e con i ritagli rimanenti ricavate delle strisce di impasto per decorare la cherry pie vegana. Mettetela nella teglia (prevedete un bordo di circa 2 o 3 cm) e cuocetela nel forno già caldo a 180 gradi per circa 20 minuti. Questa prima cottura va fatta in bianco, quindi coprite la base della frolla vegana con della carta forno e i pesini appositi (oppure dei fagioli che non usate).
Trascorsi i venti minuti, togliete la teglia dal forno, riempitela con le ciliegie cotte e intiepidite, e poi decoratela con le striscioline di pasta. Rimettetela nel forno e cuocete ancora per altri 20 minuti a 180 gradi.

Fate raffreddare la vostra cherry pie vegana prima di toglierla dalla teglia. Potete spolverarla con un po’ di zucchero a velo, o gustarla così, o magari con un po’ di gelato alla vaniglia!